La memoria è ingannevole ma importante

Cristina Bracchi, 19 ottobre 2020

Rossana Rossanda è stata per me maestra, in un dialogo a distanza di efficacissima e politica disparità generazionale ed esperienziale, interlocutrice d’elezione sulle colonne de “Il Manifesto”, da cui ho imparato a comprendere la realtà nelle articolazioni complesse, nelle zone d’ombra, nelle ambiguità. Negli anni Ottanta, il decennio dai miei quindici ai venticinque anni, in pieno riflusso e progressivo disimpegno sociale, ha tenuto viva in me un’ipotesi di dimensione collettiva dell’esistenza, che io ho poi declinato tra femminismo e insegnamento.

È stato proprio il suo porsi in quanto donna, autorevole, intellettuale, a suggerirmi dove cercare “la chiave di quei rapporti illimitati, quelli cui da soli non si arriva mai, di mondi diversi, di legami fra gente che cerca di essere uguale, mai seriale, mai dipendente, mai mercificata, mai utilitaria” che lei trovò prima nel PCI, poi in modo differente nel giornale, come scrive ne La ragazza del secolo scorso (Einaudi, 2005). È stata la sua intelligenza critica e attualizzatrice a spiegarmi, fuori dai manuali di studio, la Resistenza, il comunismo e la Guerra fredda, a indicarmi una prospettiva di osservazione della prima repubblica, della lotta operaia, del terrorismo anni Settanta, del socialismo della Milano ‘da bere’, del mondo globalizzato con le nuove forme di sfruttamento, devastazione ambientale e drammatiche migrazioni.

Quando l’ho conosciuta, nel luglio del 2006 a Frascati, durante il seminario estivo della Società Italiana delle Letterate, di cui faccio parte, dal titolo Eccesso e misura. Al crocevia della scrittura, a cui era stata invitata a parlare in dialogo con Laura Fortini della sua autobiografia, pubblicata l’anno prima, ho desiderato fortemente sentirmi parte di quel filum della storia che lei ha rappresentato. Ed è accaduto, se nel taccuino su cui presi appunti trovo ora le questioni su cui ancora lavoro della “memoria, importante ma ingannevole che cambia in permanenza”, “dell’irresoluzione dell’esperienza”, dell’esperienza delle donne, del sé, perché “più la società è complessa più è complicato il rapporto tra casualità e scelta”. Disse anche, sollecitata sul femminismo, rimasto fuori dall’autobiografia per ragioni cronologiche, che era convinta che il secondo femminismo che stavamo (stiamo?) vivendo sarebbe rimasto, ma che lo stavamo (stiamo?) spendendo poco.

Ho capito solo successivamente la lucidità della critica che stava facendo a tutte noi, a una prassi di pratiche politiche e di relazione che la felicità sociale delle donne non l’hanno saputa costruire, ma che tuttavia pur con forze impari a un patriarcato ostile hanno insegnato a ciascuna a delimitare il perimetro soggettivo della propria dignità e della propria differenza da cui non derogare.

Intellettuale del ventesimo secolo, di cui ha rappresentato esemplarmente la figura e la categoria, può essere raccontata alle ragazze e ai ragazzi a cui insegno nei termini dell’impegno civile, oggi raro ed episodico, e della passione alla politica, quella che trasforma e che allestisce scenari di cambiamento. Rossanda ha scritto: “Sentirsi tassello intelligente di un mosaico mobile, intrisi nelle esistenze e nei bisogni altrui, disinteressati e convinti di usare il proprio briciolo di gerarchia per il bene comune, è un’esperienza forte” che ha saputo certamente vivere con “affetto del bene” di cui cerco di trasmettere l’eredità.

 

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Cristina Bracchi

Cristina Bracchi (1965) è studiosa di letteratura italiana e latina e insegnante presso il LS Piero Gobetti di Torino, impegnata nella didattica d’aula, nella formazione e nella ricerca. Si occupa di studi di genere, di teoria e critica femminista applicata all’analisi del testo letterario. Modernista e contemporaneista di formazione, è stata docente a contratto di letteratura italiana contemporanea presso la facoltà di lettere e filosofia di Torino. Fa parte della Società Italiana delle Letterate – SIL, in Consiglio Direttivo dal 2004 al 2007; del Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne - C.I.R.S.D.e dell’Università di Torino. Componente della giuria del Premio letterario nazionale Lingua madre dal 2008 e del Premio artistico letterario Il volo di Pegaso dal 2019. Scrive su «L’Indice dei libri del mese», «Leggendaria» e altre riviste di settore. Tra le sue pubblicazioni: “Le dissenzienti. Narrazioni e soggetti letterari”, Manni 2007; “Poetiche politiche. Narrative, storie e studi delle donne”, Il Poligrafo 2011; “Le donne lavorano: fattore perturbante o trappola d’emancipazione? Esiti letterario”, in e-book “Un progetto che continua. Riflessioni e prospettive dopo 25 anni di studi di genere”, Cirsde 2016.

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