Un uomo e tutte le sue donne

di Gisella Modica, 22 gennaio 2017

 

 

Lucrezia, 89 anni, la madre di; Ada, 61 anni, l’ex moglie di; Francesca, 57 anni, la sorella di; Cristina, 46 anni, la moglie di; Paoletta, 33 anni, la figlia maggiore di; Camilla, 26 anni, l’amante di; Giulia, 16 anni, la figlia minore di.

“Il nome nemmeno conta, il succo si concentra nella preposizione. I loro fantasmi abitano in quel complemento di specificazione – in un genitivo, i loro sentimenti. Una preposizione è meno ambigua di un nome. Un nome illude…ti fa credere di sapere chi stai amando…una preposizione è più onesta: ti ricorda la tua appartenenza a qualcosa, che tu lo voglia o no.”

A scoprire le carte, e spiegare il titolo del libro di Caterina Bonvincini  è Frida, amica di Lucrezia, perché lei “non è una donna di”. È di nessuno, e con gesto catartico scaraventa fuori dall’abitacolo della macchina le valigie di Francesca Fumagalli, sorella di, e poi riparte lasciandola sul piazzale.

Francesca, Chicca la chiama in modo insopportabile la madre, è stata lasciata a sua volta dal fratello Vittorio, scrittore in declino, uomo mite, fragile e indeciso, insieme alle altre sei donne della sua vita, che lo aspettano il giorno di Natale riunite intorno al tavolo da pranzo per volere di Cristina, la seconda moglie, che non si dà pace dell’accaduto perché il marito l’avrebbe chiamata “anche dopo aver commesso un delitto. Per chiederle come fare sparire il cadavere”. Ha invitato anche Camilla, la giovane amante perché, a sentire la figlia, Giulia, “pretende di gestire perfino le scopate del padre”.

Scusatemi. Ho bisogno di prendere un anno sabbatico anche dalla mia vita è lo scarno messaggio che ha inviato sul cellulare di Giulia, la figlia prediletta.

Ciascuna di loro ha amato Vittorio in modo diverso ma tutte insieme se lo sono contese “come cani una coscia di pollo. Un morso per uno. Ma cos’aveva di tanto speciale?”

Lo sa Vittorio, che in una mail dell’anno prima aveva confidato a Camilla che forse aveva avuto troppe mogli, troppe figlie, troppe madri…sempre oltre le loro competenze: la madre che tende a essere moglie, in conflitto con la moglie che tende a essere madre, urtando la moglie che ha bisogno di sentirsi figlie. L’amante che gioca a fare la sorella, mentre la sorella si crede un’amante.

Adesso che si è sottratto, che “lui è morto, loro sono risorte” commenta con l’arguzia che la contraddistingue Lucrezia. “Come se vi avesse fatto un favore”. “Sono come liberate, non si sentono più mogli di nessuno” commenta Paoletta, osservandole allegramente riunite per il pranzo pasquale.

Una spiegazione di quella allegria non prevista la darà Francesca ammettendo che senza Vittorio sono tutte “troppo nude e sole”, che Vittorio era “un fantasma che faceva loro da schermo. Eravamo una cosa o un’altra per colpa o per merito suo. Ora siamo quello che siamo, senza scuse. A volte mi chiedo se lui è mai esistito”.

Ma un secondo messaggio, a Ferragosto, mentre tutte le donne di sono in montagna in vacanza, a divertirsi, annuncia che Vittorio tornerà a sant’Ambrogio, per il compleanno di Giulia.

Per scoprire chi è veramente Vittorio, dov’è andato e chi ha scelto per essere aiutato “in questo estenuante processo di emancipazione” bisogna arrivare all’ultimo dei cinque capitoli i cui titoli scandiscono il tempo della storia – Natale, Carnevale, Pasqua, Ferragosto, Sant’Ambrogio – e scopriremo la “sua” nuda verità, le sue angosce e le paure mentre torna “con passo diverso” verso casa e sta per appoggiare il dito sopra il campanello di ottone col suo nome inciso sopra. Ma è ancora il suo nome?

Sullo sfondo, Milano, la settima donna, “tenacemente borghese” dove “perfino gli immigrati prendono un’aria borghese”, ma che dietro il contegno “nasconde una paura fottuta delle viscere”.

Un invito alle donne all’autenticità, a guardare il mondo coi propri occhi, a ritrovare se stesse al di fuori dello sguardo maschile, e a farlo “in relazione”, persino in complicità che sfiora l’erotismo, e magari divertendosi. Un manifesto politico, scritto in forma romanzata, quasi un giallo, con uno stile abile, lieve e graffiante insieme.

Caterina Bonvicini Tutte le donne di, Garzanti, Milano 2016, 196 pagine, euro 16

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Gisella Modica

Sono nata nel 1950, vivo a Palermo, una figlia archeologa precaria, un marito, una gatta in casa, diversi in giardino. Mi sono fatta il ’68, nel ’75 ho detto addio alla doppia militanza e sono diventata femminista. Mi sono fatta tutte le manifestazioni, a partire dal salario alle casalinghe, fino a SNOQ, e tutti gli Otto Marzo, anche se non ci credevo. Sono stata candidata, poi ho detto basta! Voglio solo leggere e scrivere per cambiare il mondo. Femminista sono tuttora, molto vicina al pensiero della Comunità Diotima di Verona. Dal ’93 faccio parte della redazione della rivista Mezzocielo, bimestrale di donne autogestito, fondato nel ’92, dopo le stragi di Falcone e Borsellino, e del direttivo dell’associazione Biblioteca delle donne UDI Palermo, fondata nel 1948. Ho condotto laboratori di narrazione con donne adulte poco scolarizzate e in alcune scuole. Per Stampa Alternativa ho pubblicato Falce, Martello e cuore di gesù, e Parole di terra, tratto da un laboratorio di narrazione con le donne di un antico quartiere di Palermo. Ho pubblicato diversi racconti e saggi su riviste e antologie.

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