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Insofferente ad ogni classificazione, Marisa Papa Ruggiero scrive un romanzo di frontiera in cui utilizza prosa poetica e fotogrammi drammaturgici. In Oltre la linea gialla, l’autrice osserva spaesata se stessa e il proprio doppio. Come Marcela Serrano e Alicia Gimenez Bartlett.

Floriana Coppola

 

L’ultimo romanzo di Marisa Papa Ruggiero Oltre la linea gialla è una narrazione di frontiera tra romanzo breve, prosa poetica e scrittura drammaturgica. È definito anche un thriller psicologico con una forte valenza identitaria.

Le varie anime di questo testo alludono alla complessità dell’autrice, poliedrica e versatile nell’uso dell’arte della parola e del segno grafico e soprattutto insofferente ad ogni classificazione, che possa mortificare il mescolamento delle arti espressive.  Il linguaggio che utilizza deraglia su un terreno scosceso e fragile, fino a slittare in strati onirici evocativi che toccano passaggi di sofferenza e di angoscia.

Il vortice nascosto di un perenne interrogativo sull’essere persona e animale sociale emerge da questa narrazione, che si muove di continuo mentre il lettore tenta di utilizzare la propria confortevole mappa concettuale.

Il bersaglio si sposta e irretisce, destabilizzando, espressione nervosa di un disagio interiore che vibra e fa tremare, fino a toccare il crinale della follia.

L’io narrante si duplica e si rincorre in un continuo gioco di specchi, osserva la realtà e poi la deforma. Si avvicina e poi si allontana, in un processo di messa a fuoco che si alterna a posizioni di allontanamento dell’obiettivo. Segna il cammino inquieto della protagonista, turbata dai suoi spaesamenti tra sogno e realtà.

Il particolare si ingigantisce e diventa simbolo che annuncia la solitudine che a volte travolge la protagonista per l’assoluta impossibilità di comunicare e di tracciare ponti solidi tra gli individui, ognuno chiuso drammaticamente in se stesso. Una scrittura che usa con sapienza fotogrammi, che si sovrappongono ad affondi intrapsichici.  La protagonista si osserva e osserva la sua vita, ricordi divisi tra passato e presente che suscita effetti di luci e ombre, percezione di un vuoto immenso.

Viene qui ripresa l’esperienza letteraria del doppio, presente in molte opere letterarie. Una donna che cerca un’altra, come nel romanzo di Marcela Serrano, Nostra Signora della solitudine, dove la protagonista non prende mai sostanza corporea ma viene richiamata drammaticamente dalla narrazione delle altre donne.  Anche nel romanzo Segreta Penelope di Alicia Gimenez Bartlett, l’amica scomparsa e poi suicida viene cercata e ricostruita attraverso un’equilibrata e certosina tela di dettagli e di indizi. Tema portante, il legame fusionale e simbiotico tra le due personagge, che viene sciolto nella fuga e nell’esilio. La solitudine e l’ansia di una competizione nascosta e agita ma non dichiarata. Due donne che sembrano complementari e che sfumano l’una nell’altra, generando uno smottamento che reca dolore e tormento.

Un dialogo tra due parti interne, si potrebbe dire, due anime che afferiscono all’apollineo e al dionisiaco. Colei che governa la parola e colei che insegue liberamente il desiderio e il caos della creazione. Il segno scritto e la traccia fotografica, il verbo e l’icona. E ancora il nascondimento e l’esibizione. Il romanzo mette in scena questo movimento tra tensione e desiderio, fino a disegnare un mistero, un enigma in un clima di angosciosa minaccia.

Scrittura che ricorda il teatro dell’anima, asservito all’evocazione che trascende la parola e la storia ma che offre la sua magia all’interazione tra ogni elemento presente  e scelto dall’autrice con estrema cautela, componendo un collage  verbo-visuale.

Essere nella comunicazione oppure scegliere l’esilio e la morte. Realtà e immaginazione si contaminano, giocando drammaticamente nella sfera degli sdoppiamenti, delle trasmutazioni. Realtà e immaginazione si (con)fondono, si scambiano le parti; una sfida che spinge, anche, la parola poetica a interrogarsi sul potere effimero e ingannevole del verbo. Essere un altro è proprio della maschera ma  la maschera è ciò che ci mette in contatto con la parte oscura e inesplicabile del nostro sé, quella parte a cui la parola poetica attinge. Eros, pathos e thanatos, motori inarrestabili della ricerca sperimentale di Papa Ruggiero.

Il logos prende forma attraverso la mediazione di un “pensiero d’anima” intriso di passione e di immaginazione. Ama l’espressione allusiva e metaforica che si dispiega nelle elaborazioni simboliche, oniriche, poetiche. Scaturisce dal fondo mitico della mente, dà vita alle immagini dei sogni, muove le figure del “gran teatro” dell’anima. È il filo che permette di inoltrarsi nel labirinto di un percorso che può essere terapeutico, radicato nei suoi fondamenti archetipici.

 

Marisa Papa Ruggiero, Oltre la linea gialla, edizioni Divina Follia, 2018

Marisa Papa Ruggiero, scrittrice, artista verbo-visuale, (studi di formazione artistica compiuti a Milano e a Napoli, corsi di Graphic Design, di Pittura – Accademia Belle Arti e diploma di laurea), inizia il suo percorso poetico alla fine degli anni 80 affiancandolo alla sua attività pittorica e didattica negli Istituti superiori a Napoli dove attualmente vive. In poesia esordisce con Terra emersa in L’assedio della poesia ed entra nella redazione della rivista Oltranza. Seguono, dal 1991 ad oggi i seguenti testi di poesia: Limite interdetto,1993; Origine inversa,1995 (premio Minturnae, con prefazione di Mariella Bettarini); Campo giroscopico, 1998, con prefazione di Michele Sovente; Persephonia, 2001 con prefazione di Mario Lunetta; Passaggi di confine, 2011, con prefazione di Mario Fresa; Di volo e di lava, con prefazione di Giancarlo Pontiggia, 2013.Tra i lavori in prosa: Le verità bugiarde 2008, ed. Il Laboratorio di Nola, Il passaggio dei segni, ed. Socrate e alcuni libri in edizioni d’arte. Partecipa con opere grafiche e collages a varie esposizioni. Suoi testi poetici sono rappresentati come eventi teatrali e letture sceniche in siti archeologici. Collabora come redattrice, dal 1998, alla fondazione della rivista Risvolti e dà inizio alla sua attività critica.Suoi testi critici, poetici e in prosa sono presenti in riviste italiane ed estere, (tra le altre: Hyria, Novilunio, Oltranza, Lettera Internazionale, Offerta speciale, Risvolti, L’area di Broca, Caffè Michelangiolo, Gradiva), in siti web e in blog letterari. Sue poesie sono apparse nella rivista “Poesia” e nelle seguenti raccolte antologiche: Progetto di curva e di volo, Laboratorio delle Arti; Per voci e per immagini, Spring edizioni; Ad hoc, Lagnes France; Locus solus, la babele capovolta, Ed. Riccardi; Paradossi visuali, Ed. Riccardi; Mundus, Valtrend Editore; Accenti, Società Dante Alighieri; Al di là del labirinto, Ed. L’arca felice; Alter ego, Poeti al Mann, Ed. art; I quaderni di Movimento Aperto, Tufano Editore; In forma di scritture. Ed. Riccardi; Forme liquide, De Comporre Edizioni; L’ora zero, ed. CFR, 2014. Attualmente è redattrice della rivista di poesia Levania.

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Floriana Coppola

Floriana Coppola, (1961) scrittrice e poeta napoletana, docente di Lettere negli istituti statali superiori, specializzata in Analisi Transazionale e in Psicologia Esistenziale, perfezionata in Didattica e Cultura di genere e in Scrittura autobiografica. Collabora con varie riviste letterarie on line. I suoi testi, poesie e racconti, sono presenti in qualificate antologie nazionali e internazionali. Ha pubblicato: nel 2005 la silloge poetica “Il trono dei Mirti”, ed. Melagrana onlus editore; nel 2012 la silloge poetica “Sono nata donna”, Boopen LED/PHOTOCITY; nel 2012 il romanzo “Vico Ultimo della Sorgente” ed. Homo Scrivens, sempre nel 2012 la silloge poetica “Mancina nello sguardo” ed. La Vita Felice; nel 2014 il romanzo “Donna Creola e gli angeli del cortile”, ed. La Vita Felice; nel 2016 l’antologia di racconti, poesie e monologhi “Femminile singolare” Homo Scrivens; nel 2017 la silloge di poesie “Cambio di stagione e altre mutazioni poetiche”, ed. Oedipus.; nel 2019 la silloge “La faglia del fuoco”, con incisioni di Aniello Scotto, ed. Il Laboratorio; sempre nel 2019 il romanzo “Aula voliera”, ed. Oedipus; nel 2020 ha coordinato il workshop e curato gli Atti del convegno di studi su Beatrice Hastings, in cui è presente anche un suo contributo, ed. Le Cicale Operose; nel 2020 ha partecipato con un suo contributo al saggio su Claudia Ruggeri, a cura di Anna Maria Farabbi, ed. Terra di Ulivi; nel 2021 pubblica la silloge di prosa poetica “La vertigine del taglio”, ed. Terra di ulivi; nel 2022 pubblica il suo quarto romanzo “La bambina, il carro e la stella”, ed. Terra di ulivi. Nel 2023 ha ristampato una versione modificata e correttacon la casa editrice Terra di ulivi “Cambio di stagione”. Nel 2024 pubblica la silloge poetica “Ogni volto è un diamante” con la casa editrice La Valle del tempo.

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