L’ambizione della badante

Maddalena Vianello, 02 novembre 2019

Nina, ucraina e studiosa di Cechov, forte e piena di speranze, viene a lavorare in Italia per permettere alla figlia Katja di studiare. Riesce a trovare un incarico gratificante all’università ma questo non le toglie la fatica e i rimpianti. Ma la figlia perché è arrabbiata con lei? L’esordio letterario di Giulia Corsalini.

Maddalena Vianello*

Nina è una donna ucraina di mezza età. Alle spalle una solida formazione in letteratura russa; una passione mai spenta per gli scritti di Cechov.

Come molte donne che abbandonano l’Est Europa, Nina è costretta a partire per tentare di guadagnare il poco sufficiente per curare il marito gravemente malato e per dare un’occasione alla sua unica figlia. Katja, infatti, vuole studiare medicina, una passione e una speranza in nome delle quali Nina e suo marito sono pronti a sacrificare tutto.

Così Nina arriva in Italia per cominciare la sua nuova vita da badante, a Macerata, nella casa di un’anziana di nome Mariangela.

Con il passare dei mesi una svolta inaspettata la porterà a ottenere una piccola collaborazione all’università, presso l’Istituto di Slavistica. Una grande soddisfazione che Nina sarà costretta a pagare con una vita ancora più misera e sacrificata. Dalla casa confortevole e protetta di Mariangela, deve andarsene e passare a una bottega che la impegna soprattutto dal calar del sole. Con un letto da fare e disfare, ogni notte e ogni giorno, per cancellare le poche tracce della sua esistenza.

La scrittura di Giulia Corsalini, nel suo esordio “La lettrice di Cechov”, trascina in un immaginario notturno e ghiacciato, scaldato dalle passioni: il dolore, l’amore, la nostalgia, l’ambizione, il senso di colpa, la legittima aspirazione alla felicità. Non bisogna cadere nell’errore di pensare che questo romanzo sia ammantato di tristezza. Non è così. È un inno alla vita, alla speranza, alla forza delle donne.

Le relazioni fra le protagoniste scorrono potenti, crude, intrise di contraddizioni, violente, “ingiuste” e imprevedibili. Ma anche intense, autentiche. Così come è la vita. Fra tutte, la relazione di Nina con la figlia Katja che si tinge di dolore, abbandono e rabbia. Ma che poi si riannoderà dei fili del perdono e della comprensione più profonda. E quella con la giovanissima badante Lyzaveta – colei che la sostituirà al capezzale di Mariangela – una donna sperduta, ma determinata fino all’ultimo respiro.

E Cechov c’entra sempre. Nina dovrà scontare di fronte a sua figlia un imperdonabile ritardo, accumulato per “amore di Cechov”. Mentre sceglierà di aiutare la giovane Lyzaveta a “scapito di Cechov” e di se stessa, in un nuovo ordine di priorità. Anche qui sullo sfondo c’è un rapporto fra madre e figlia da proteggere. Forse, un estremo tentativo di recupero personale, a fronte di una rottura difficile da ricomporre.

Cechov è un’ambizione, una speranza, un riscatto; ma anche una condanna, una fonte di inadeguatezza nella vita di Nina. Cechov è anche “tanto triste”, come dice Lyzaveta, a sorpresa, con una smorfia di disapprovazione. Quasi a dire, ne possiamo fare anche a meno.

L’amore è sfaccettato e non risparmia colpi di fantasia, di delusione, di desiderio e logoramento. Un marito lontano morente, una relazione consumata dal tempo e dalla fatica. Un insigne professore così vicino da poter essere sfiorato, in un ballo di seduzione. Gli uomini, tuttavia, non sembrano mai essere il centro.

L’attualità irrompe nella lettura. Il rapporto con “l’altro”, o forse, in questo caso, faremmo meglio a dire “l’altra”. Le moltissime donne che nel corso degli ultimi decenni sono venute nel nostro Paese per prendersi cura dei nostri anziani e delle persone più fragili, sostituendosi a noi in un circuito di cura che non vede mai gli uomini farsi carico della loro parte. Donne che hanno abbandonato figlie e figli per bisogno e che sono state accolte nel nostro Paese come braccia, senza alcun sospetto e curiosità per la formazione e il bagaglio culturale che portavano con loro. Per le persone che sono e non per la funzione.

Un romanzo che ci interroga tutte e tutti sui pregiudizi, gli stereotipi. Donne, in cerca di felicità, che entrano nelle nostre per concederci il bene più prezioso: il tempo della libertà.

Nulla passa di più del racconto e dell’immedesimazione. Uno degli infiniti pregi della letteratura. Basta leggere, c’è poco da spiegare, le emozioni conducono. E questo, oltre ad essere un bellissimo esordio di narrativa, è anche a mio avviso un romanzo politico che ci insegna a guardare là dove troppo spesso non abbiamo voglia di posare lo sguardo.

Giulia Corsalini, La lettrice di Cechov, Nottetempo 2019

*grazie a femministerie che ci ha passato l’articolo di Maddalena Vianello e grazie anche a lei naturalmente

https://femministerie.wordpress.com/2019/10/08/la-lettrice-di-cechov-di-giulia-corsalini/

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Maddalena Vianello

Maddalena Vianello è una professionista della progettazione e organizzazione culturale. È esperta di politiche di genere e nell’abito della violenza maschile contro le donne. Attualmente lavora all’Assessorato alle Pari Opportunità della Regione Lazio. Militante femminista, tiene il blog Femministerie con alcune compagne di avventura, con altre organizza InQuiete festival di scrittrici a Roma. Ha pubblicato “Fra me e te” (2013).

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