Per non diventare tutte/i transessuali simbolici

«La soggettività femminile pensa e agisce con libertà nel mondo. Siamo finalmente nel tempo del due, i due sessi. Come pensare e mettere in opera l’indipendenza simbolica delle donne?», si chiede Lia Cigarini nel suo scritto dal titolo eloquente Per non diventare tutte/i transessuali simbolici, nel libro collettaneo La carta coperta, L’inconscio nelle pratiche femministe, curato da Chiara Zamboni, docente di filosofia teoretica all’Università di Verona e appena uscito nella collana “Pensiero e pratiche di trasformazione” diretta da Annarosa Buttarelli

Un libro con una valenza speciale, perché pur affrontando un tema – quello dell’inconscio – apparentemente “altro”, assume un significato preciso per la politica delle donne di oggi, che si deve misurare con uno dei grandi cambiamenti di questo inizio di secolo: la presenza femminile massiccia in tutti i settori della società, a cui però non si accompagna la capacità di incidere negli equilibri di potere. Ma qualcosa sta cambiando, se guardiamo alla presenza delle ragazze nel movimento Friday for future, dove la leadership appare condivisa, lontani anni luce da quanto succedeva nell’altro movimento generazionale a cui si può paragonare, quello del ’68 del secolo scorso, dove le ragazze erano sì partecipi, ma subalterne.

 

La forza iconica delle donne oggi è un dato di fatto. Diciamo Greta, per riferirci alla battaglia per l’ambiente, Carola, per il soccorso umanitario, Ursula, per la possibilità di una nuova Europa. E anche se non le nominiamo, sono quasi sempre le donne – in un delicato passaggio di sistema che vede la crisi della rappresentanza – ad accogliere le spinte che vengono dalla società civile. L’elenco sarebbe smisurato, lo verifichiamo ogni giorno, anche grazie a una presenza attiva delle donne nel sistema dell’informazione. Eppure, i vertici sono per lo più rappresentati dalle grisaglie maschili. E sappiamo bene il perché: l’alta presenza numerica femminile si è uniformata all’universalismo neutro, per cui una donna che conquista visibilità e potere finora riservati agli uomini diventa “come un uomo”. Vince il modello della parità, «la repubblica moderna dei figli e delle figlie, transessuali simbolici: la signora primo ministro», secondo l’acuta intuizione della filosofa francese Antoinette Fouque, autrice di I sessi sono due, ripresa da Lia Cigarini. «Il rischio della nostra contemporaneità, a differenza degli inizi del movimento delle donne», scrive la curatrice Chiara Zamboni, «è la cancellazione della differenza sessuale per un ritorno del tutto nuovo e imprevisto – post-patriarcale – al neutro».

Il libro quindi si interroga su che ruolo può avere il pensiero della differenza sessuale, così caro al femminismo storico, nel nuovo rapporto di forza tra uomini e donne, e che possibilità può avere di incidere nell’onda neofemminista che si è diffusa in tutti i continenti. Come si può, rifiutando la simmetria egualitaria, rinegoziare i rapporti tra i due sessi, per un patto umano più giusto?

Le otto autrici (e l’unico autore maschio) provano a riportare al centro l’inconscio e i desideri delle donne, che oggi appaiono come una “carta coperta”. Riprendendo il filo dello stretto rapporto tra psicoanalisi e lo strumento cardine del femminismo degli anni Settanta, l’autocoscienza. «L’inconscio non è sparito ma cambia configurazione», sostiene Ida Dominijanni, nel suo scritto Pratica dell’inconscio, inconscio della pratica. «Le donne proprio perché sono state le prime agenti del crollo del patriarcato, sono in posizione di vantaggio nella crisi di oggi, possono fare la differenza». Anche se, dice sempre Dominijanni, l’inconscio sembra reso superfluo dalle neuroscienze, dalla psicologia cognitiva, dall’intelligenza artificiale: «Il quadro è quello di una società di cui dell’inconscio si può fare a meno – i robot non hanno inconscio, eppure funzionano… Oppure c’è, ma è in mano ai costruttori di software e lavora per un capitalismo non più solo biopolitico, ma psicopolitico».

«Oggi le donne non si confrontano più con il patriarcato, con le autorità dei padri, ma con le fratrie, cioè con l’offerta dei fratelli democratici alle sorelle di entrare da eguali nell’ambito della politica istituzionale, dove vige il modello della parità», dice ancora Chiara Zamboni, «con il conseguente indebolimento di un pensiero creativo della differenza sessuale». E se la risorsa, sostiene Zamboni, fosse proprio il sentire, quello che avviene indipendentemente dalla nostra volontà, ma è il primo passo per esprimere un’esperienza? «Il sentire ci apre all’essere, è una via d’accesso, ponte verso il mondo e allo stesso tempo risonanza con esso». E sempre al sentire si riferiscono sia Annarosa Buttarelli sia Antonella Moscati, nel suo Tra la morte e la vita, a proposito della teoria delle pulsioni di Freud, riscattando la centralità delle pulsioni di vita contro una deriva della psicoanalisi lacaniana che valorizza le pulsioni di morte. Annarosa Buttarelli in Che cosa resta del transfert? mostra tutte le vie della relazione efficace attraverso l’empatia e la pietas, che sono forme proprie del sentire.

Manuela Fraire in Attualità e inattualità dell’autocoscienza, ricorda che l’autocoscienza non va confusa con la narrazione o l’autobiografia, «ma vista come un’inesauribile ricerca di senso, come un motore di ricerca che non ha fatto il suo tempo». Per non dimenticare la differenza sessuale è invece il testo di Cristina Faccincani, che esplora il narcisismo contemporaneo che ha un volto bisessuale, dove l’Io è il soggetto e l’oggetto di se stesso: «l’onnipotenza contemporanea fa sparire le differenze, per cui ogni differenza diventa persecutoria». Wanda Tommasi, in Una mente inquieta, ricorda come la sua esperienza con il gruppo filosofico di Diotima abbia dimostrato l’importanza della relazione tra donne.

Infine Riccardo Fanciullacci, in Detto con altre parole, esprime il desiderio maschile di imparare dal femminismo: che rapporto ci può essere tra il partire da sé femminista e una politica condivisa? «Non si tratta più di stanare il dominio patriarcale rivelando quanto profondo fosse il suo radicamento psichico (…) Oggi il problema non è più tanto di capire che cosa significa per una donna essere libera, quanto far sì che il desiderio inconscio possa essere ascoltato nel campo politico e non accantonato in favore soltanto di quello che sarebbe “realistico” perseguire».

 

A cura di Chiara Zamboni, La carta coperta. L’inconscio nelle pratiche femministe, Testi di Chiara Zamboni, Ida Dominijani, Cristina Faccincani, Lia Cigarini, Manuela Fraire, Antonella Moscati, Annarosa Buttarelli, Riccardo Fanciullacci, Wanda Tommasi.  Moretti & Vitali, 2019

 

 

 

 

 

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Donatella Borghesi

Giornalista milanese, ha lavorato a lungo in Mondadori, oggi vive in Maremma e fa parte della Libreria delle Ragazze di Grosseto. Ha scritto Specchio, specchio delle mie brame, sull’ombra dell’invidia tra donne (La Tartaruga) e Sono io la tua sposa marina (L’Iguana), che ricostruisce la genealogia femminile della sua famiglia d’origine viareggina.

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