Quelle che fecero l’Italia

di Matilde Passa, 10 marzo 2017

da Leggendaria n.121

Succede che leggi un libro e ti chiedi: «Ma io come ho fatto in tutti questi anni a vivere in Italia, a fare la giornalista, a militare nella sinistra, a fare tante battaglie per i diritti delle donne e a non conoscere la maggior parte di queste storie?». Sì, lo confesso. La lettura di Donne della Repubblica, ultima fatica del gruppo di giornaliste e scrittrici di Controparola, l’associazione nata su iniziativa di Dacia Maraini, mi ha messo di fronte per l’ennesima volta alla congiura del silenzio che racconta una storia a sesso unico, quello maschile. Così, facendo seguito a Donne del Risorgimento e a Donne nella Grande Guerra, sempre a cura di Controparola e sempre per i tipi de Il Mulino, quest’ultimo capitolo ci accompagna agli albori della contemporaneità scegliendo 14 figure femminili che, con le loro lotte, prima clandestine durante il Fascismo e la Resistenza, poi pubbliche nella Costituente e successivamente in Parlamento, hanno scritto tante pagine della nostra libertà e dignità di cui oggi godiamo.

Non deve essere stata facile la scelta per chi, come le autrici, voleva raccontare non solo e non tanto la politica, quanto la capacità di incidere sul sociale che molte di quelle donne hanno avuto. Così, accanto alle combattenti, alle politiche, sfilano le scrittrici che pure svolsero ruoli decisivi nella Resistenza, come Fausta Cialente, Renata Viganò, Alba de Cespedes, ma anche Biki, la stilista che modificò l’immagine femminile, Anna Magnani l’attrice che simboleggiò la libertà e persino Giulia Occhini, la Dama Bianca che diede scandalo con la sua storia adultera con Fausto Coppi e per questo finì in prigione.
Delle altre, delle rivoluzionarie della prima ora come Camilla Ravera, Ada Gobetti, come Teresa Mattei che a 17 anni si fece espellere da tutte le scuole del Regno per aver contestato le leggi razziali, delle “madri fondatrici” quelle 21 che entrarono nell’Assemblea Costituente, quelle 5 che fecero parte del Comitato ristretto e che imposero modifiche decisive, come l’introduzione della parola “sesso” voluta da Lina Merlin e appoggiata da tutte indistintamente, o la cancellazione della parola “indissolubilità” legata alla parola matrimonio, di tutte le altre scopriamo biografie esaltanti e drammatiche. Non solo per la presenza decisiva nella lotta durante il Fascismo, ma anche per la possibilità di proseguire la battaglia in un Paese che, uscito dagli sconquassi di una guerra fratricida, si preparava a sostituire i fucili con la pratica politica. Fu qui che molte di loro, all’epoca dei compromessi, alle marce indietro che i partiti di sinistra innestavano di fronte ai diritti delle donne per non entrare in rotta di collisione con il Vaticano, fu qui che molte di loro furono sconfitte. Alcune portarono avanti le loro battaglie in Parlamento come Nilde Jotti, come Tina Anselmi, o Lina Merlin, una figura decisiva per la conquista dei diritti sul lavoro; altre furono travolte e tornarono a battersi sul piano sociale, nell’Udi, nel sindacato. Ma ci furono anche quelle che ne uscirono con le ossa rotte, come Marisa Ombra, licenziata dal Pci per la sua storia adulterina con Giulio Goria. Ritroverà un ruolo decisivo nell’Udi, nelle battaglie per la libertà di stampa, ma quella ferita resterà sempre aperta.
O ancora la vicenda amara di Teresa Noce che, a leggerla, sembra di entrare in un romanzo di Dickens, ma senza lieto fine. Un’infanzia miserabile, un’istruzione strappata ai pochi minuti lasciati liberi dai lavori più impensati, una voracità di sapere che si accompagna a quella di battersi, di lottare. Ha solo 11 anni quando partecipa agli scioperi delle sartine per la conquista delle 10 ore di lavoro al giorno, poi è un susseguirsi di battaglie nella clandestinità, nella Resistenza, nella Costituente. Ma Teresa è un’irriducibile, soffre la disciplina di partito, non accetta l’adesione del Pci al Concordato e vota contro, come Teresa Mattei. Il suo matrimonio con Luigi Longo, conosciuto durante la clandestinità, non viene accettato dalla famiglia piccolo borghese di lui perché è “brutta e povera”. Longo la tradisce e ha già da tempo un’altra donna quando Teresa una mattina legge sul Corriere della Sera che il marito ha divorziato. Ma lei non ne sapeva nulla. Il divorzio in Italia non c’era e lui aveva orchestrato un inghippo a San Marino. Non accetta Teresa le pretese del partito di tacere e scrive una smentita al giornale. Per lei è la fine. Da quel momento una delle persone che più aveva dato alla lotta per la libertà e i diritti delle donne sparisce dalla scena pubblica. Si dedicherà a scrivere libri, memorie che oggi varrebbe la pena di riprendere in mano.
Le altre spariscono in modo meno drammatico, ma spariscono lo stesso dalla Storia, o si riaffacciano di tanto in tanto. Quest’anno, in occasione dei 70 anni dall’Assemblea Costituente, è stato posto un accento diverso sul mondo femminile. Si è ricordata la conquista del voto alle donne (ma pochi hanno sottolineato che fu necessaria una durissima battaglia per avere anche il diritto di essere elette, diritto che fu conquistato solo l’anno successivo). Spariscono perché come ricorda Maraini nell’introduzione «la storia la scrivono gli uomini». Spariscono anche perché le donne non sanno fare squadra. Sembrano riflessioni banali ma leggendo le straordinarie biografie di queste rivoluzionarie, raccontate con diverse, intriganti scritture, ci si chiede come è stata possibile una simile rimozione. E quale spreco sia stato abbandonare la grande unità raggiunta durante la battaglia sulla Costituzione, che vide combattere insieme comuniste, socialiste, cattoliche, per frantumarsi nei tanti rivoli di una diversa, conflittuale, appartenenza.

P. Cioni, E. Di Caro, E. Doni, C. Galimberti, L. Levi, M. S. Palieri, F. Sancin, C. di San Marzano, F. Tagliaventi, C. Valentini, Donne della Repubblica, Introduzione di Dacia Maraini, Il Mulino, Bologna 2016, 278 pagine, 23 euro

FONTE: Leggendaria n.121

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Matilde Passa

Giornalista, ha lavorato all'Unità. È stata capo ufficio stampa dell'Accademia di Santa cecilia

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