TESTI

  • IL MIO PRIMO LIBRO – Rosella Postorino

    «Il mio esordio nella narrativa fu con un racconto: lo inviai a Simona Vinci, che non conoscevo di persona. Non solo mi rispose, ma lo fece leggere a un editor. Frequentare il mondo editoriale invece di incoraggiarmi mi spingeva a desistere, mi sentivo una che aspira a fare qualcosa che non è un suo diritto, mai avrei confessato a qualcuno di aver scritto un romanzo»

     

    Di Rosella Postorino

  • IL MIO PRIMO LIBRO – Margherita Giacobino

    Il suo primo libro era un falso uscì infatti a firma Elinor Rigby e fu grazie all’amica Pat Carra se trovò un editore. Scrive Margherita: «Cercavo storie di donne e di amore tra donne… Era evidente che la vita sentimentale femminile, dopo Jane Austen e a parte rare eccezioni come Dorothy Parker, non andava d’accordo con lo humor. Mancava una scrittrice che volgesse la tragedia in commedia, il lamento in ironia»

    Di Margherita Giacobino

  • Le scrittrici della notte – una introduzione di Loredana Lipperini

    Cimiteri infestati, bare inchiodate troppo in fretta, corpi palpitanti di terrore, simulacri in cui albergano divinità intrappolate e spettri assassini di donne innamorate. Loredana Lipperini indice una seduta spiritica e chiama a raccolta le scrittrici della notte: donne che hanno sfidato il canone letterario, che si sono cimentate con il fantastico e con il perturbante.

  • PERSONAGGE: Un amore sospeso

    “Infine l’aveva trovata. La sua bandana preferita, quella rossa con la grande scritta Route 66 e le tappe dello storico percorso. Era il ricordo del suo viaggio più bello, lei e Juan, uno dei primi insieme, quando lui c’era ancora. Per due giorni l’aveva cercata e quando stava ormai per desistere era spuntata lì, in fondo all’ultimo cassetto del comò. “Sei disordinata” le ripeteva scherzando Juan. Paola a quelle parole si arrabbiava. Non era disordinata ribatteva, semplicemente dimenticava dove metteva le cose, quello che doveva fare. Ormai prendeva nota di tutto.” Un racconto di Giuseppina Di Bella

  • PERSONAGGE: Quarantena, giorno zero

    “Ricorda quanto la fece sorridere scoprire la parola “taddarita”, la bizzarra assonanza col suo nome che le impedì di dimenticarla, e rievocare adesso, dopo tutti quei giorni di clausura, la forma dialettale della parola “pipistrello”, ritenuto veicolo o causa dell’epidemia, le sembra una coincidenza ancora più insolita, una quadratura del cerchio che la porta ora, bruscamente, a pensare, chissà perché, dopo tanti giorni, a quell’immaginario dito accusatore puntato verso di lei, e a domandarsi, per la prima volta dopo tre anni: “Che faccio qui?”.” Un racconto di Loredana Mari

  • PERSONAGGE: Sui margini

    “La bambina, lasciando la mano che per tutto il tempo aveva tenuto stretta, mi si avvicinò. Mi sentii sollevata in maniera gentile, e mi ripiegai mollemente su me stessa, assecondando la presa. Ne avvertivo il tremore, ma sentivo anche che con lei ero al sicuro, che quel tocco era piccolo ma saldo. Indietreggiando, tornammo entrambe verso l’uomo, che la guardò teneramente, commosso dalla carezza che mi riservava sul palmo in cui mi aveva poggiato.” Un racconto di Giovanna Gravina

  • PERSONAGGE: Senso di necessità

    “Salgo sovrappensiero su quella scala metallica, «da qui in poi non si torna più indietro, Olivia» mi dico. Siedo al mio posto e attendo che tutti i passeggeri siano a bordo. Li guardo mentre sistemano le valigie sopra le loro teste. C’è sempre qualcuno che non ce la fa, o che mette il proprio bagaglio in orizzontale occupando anche lo spazio degli altri. Un’occasionale forma di egoismo o un’evidente mancanza di senso della misura? Non l’ho mai capito.” Un racconto di Giordana Restifo

  • La violenza quotidiana

    Era la norma quando io ero al liceo, fuori dalla scuola c’era sempre qualcuno a fare la posta a qualcun altro per picchiarlo, ogni giorno. Che non sia morto nessuno mentre io ero lì credo sia un puro caso. L’unica cosa che so è che non serve delimitare questi atti di violenza a bestiali, a occasionali, a mostruosi perché operati da individui incivili. Purtroppo è da molto tempo che il problema è radicato e radicale, non è affatto laterale, non è affatto sporadico, è spesso presente nelle scuole e fa parte dell’educazione di molti a come si sta al mondo, a come ci si difende.

    Di Giulia Caminito