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  • La disfavola degli elefanti

    Non può esistere soltanto la storia dettata dai vincitori e non si può mai tralasciare la memoria né della rabbia né del perdono. Kaha Mohamed Aden ha scritto una storia interpretata dagli animali per raccontare la guerra che devasta la Somalia, lasciata nel 1986.

    Di Clotilde Barbarulli

  • Montalbano e le sue donne

    Una voce contro quella di Pina Mandolfo, la regista e sceneggiatrice siciliana che si dice infastidita dalla “sicilitudine stereotipa” e l’uso un po’ pasticcione della lingua, nonché “la paternalistica misoginia patriarcal-popolare di ogni puntata”. Grande narratore Camilleri, ma… Che ne pensate? Lunedì 30 marzo un’altra replica.

  • L’isola del futuro e delle madri

    Che ne sarà di noi e del mondo? Pensare ai nostri corpi come risuonanti di un unico pericolo insieme con la terra – non isolando malattie, stupri e accidenti personali dalla tragedia ambientale – è la corrente sotterranea de “L’Isola delle madri”, il nuovo, fantastico romanzo di Maria Rosa Cutrufelli raccontato da Nadia Tarantini.

  • PERSONAGGE: Mani di raganella

    “Aveva mani di raganella, scivolose di alghe, pruriginose di bolle, soffici di melma. Limacciose e corrugate come felci galleggianti. Era di acqua dolce Lavinia, gambe bianchicce irrorate di venuzze e spalle accovacciate, gallinelle in cova. Di acqua dolce erano i suoi stivali da pioggia, di acqua salata i sandali col tacchetto di sughero che usava per il mare, di delfini, stelline e cavallucci marini, conchiglie da incidere ricordi di scampagnate, focaccia bianca e ritratti di signorine.” Un racconto di Amanda Rosso per la rubrica Personagge.

  • I conformisti

    Fino a che punto permisero l’orrore nazista? Géraldine Schwarz ripercorre la storia della sua famiglia franco-tedesca e ci riporta al clima di negazionismi dell’Europa di oggi: “Quando l’empatia è una debolezza, e l’odio è coraggio. Quando trionfano i senza memoria”

    di Nada Pesetti

  • Lei e me

    “Era lì, stesa in barella, con il viso a brandelli. Aveva cinque anni ma non piangeva. Nel palmo della mano sinistra reggeva, come fosse un pugno di ciliegie, quel che rimaneva della sua guancia: una specie di petto di pollo legato al collo da un sottile lacerto. Diceva di non sentire dolore.”