Il teatro femminista racconta…

Redazione, 31 maggio 2024

Dai verbali di un collettivo di Enna degli anni Settanta nasce lo spettacolo “Radici”, della compagnia Asterlizze e con la regia di Alba Porto in scena al Teatro Fontana di Milano l’1 e il 2 giugno. Dal passato si arriva a riflettere sulla generazione delle trentenni e sul destino dei femminismi odierni

Di Redazione LM

«Erano soprattutto le donne ad essere protagoniste dei fermenti di quella società in ebollizione. Esse ad un certo punto, quasi come una inevitabile esigenza, imboccarono la strada del teatro con lo scopo di esprimere il disagio e la ricerca di un nuovo equilibrio nell’ambito della loro posizione in seno alla società». Così parla del teatro Mariela Boggio, che insieme a Dacia Maraini sarà, nel 1973, fondatrice del primo collettivo teatrale femminista: la Maddalena, a Roma, che precederà di tre anni il Centro Femminista Padovano e il Collettivo Gramsci, operativo soprattutto tra Lombardia e Veneto. Un modo per “guardare ed essere guardate”, per dare parola alle donne che scoprivano allora, anche in scena, il proprio diritto ad esistere. Si era a metà degli anni 70, un tempo in cui tutto, nelle mani delle donne, stava davvero cambiando.

E oggi? Forse, per capire cosa resta di quella esperienza, serve proprio il teatro. Ne sono convinte Alba Porto e la compagnia Asterlizze che, in un puntuale esercizio scenico d memoria viva, porta in scena – come talora facevano proprio Maraini e compagne – le pratiche del femminismo degli anni Settanta, l’autocoscienza e le urgenze, ma anche i legami, i rischi e le strade possibili. Lo fanno, con uno spettacolo dal titolo eloquente, “Radici”, in scena al Teatro Fontana di Milano il 1 giugno alle 19.30 e il 2 giugno alle 16, colmando anche una lacuna di narrazione di cui sovente poco si parla: il femminismo che sale finalmente sulla scena è quello delle ragazze del sud. Quelle di ieri, costrette a confrontarsi con la violenza del patriarcato che, secondo i dati, non si è affievolita nel tempo, ma anche quelle di oggi, che dal sud se ne vanno o tornano, chiamate a fare i conti, appunto, con tutte le forme delle loro radici. A pochi giorni dalle date milanesi, ne abbiamo parlato con la regista Alba Porto.

 “Radici” parte dai verbali del “Collettivo femminista di Enna”: cosa avete trovato in quelle pagine?

Nelle pagine del diario del coordinamento femminista di Enna abbiamo trovato i verbali degli incontri fatti da un gruppo di ragazze poco più che ventenni tra il ‘75 e il ‘76, nei quali sono presenti i motivi e i desideri che le spinsero a riunirsi: praticare l’autocoscienza per sviluppare un percorso di coscienza personale, creare uno spazio aperto specificamente alle donne e che le accogliesse. Durante le sessioni del collettivo si affrontavano temi che riguardavano il proprio corpo e il proprio ruolo. Raccontando le proprie esperienze personali si ponevano i presupposti per costruire un percorso di emancipazione e la costruzione di luoghi rivolti alla cura e all’ascolto delle donne. Da questi movimenti nacquero infatti i consultori.  Abbiamo trovato testimonianze, e il desiderio di unione e dialogo.

Il testo riflette anche su quale può essere l’eredità del femminismo e delle pratiche femministe per le ragazze di oggi: secondo voi?

Il femminismo di oggi è il risultato di lotte e conquiste fatte dalle donne nel passato. Il testo riflette sull’eredità del femminismo come percorso iniziato dai nostri genitori e dalle nostre madri proponendo tematiche che ancora oggi ci riguardano: alcune di queste sono oggi nuovamente messe in discussione. Oggi il femminismo ha assunto una nuova coscienza e sta proseguendo nella strada indicata ampliandosi e arricchendosi di esperienze contemporanee e portando in sè il tema forte dell’identità, in tutte le sue forme (genere, provenienza, estrazione sociale). Lo spettacolo racconta storie di donne di un passato recente e spinge a credere ai valori della sorellanza e dell’amicizia.

Avete scelto di raccontare il femminismo di una zona specifica, la Sicilia interna: c’è una specificità che non si trova altrove?

Si tratta di una memoria personale. Ogni luogo e ogni storia ha la sua specificità. Questa storia e la sua collocazione geografica mi appartengono fortemente, perché riguardano una storia familiare. In più entrambe le autrici siamo siciliane e per questo è stato più semplice trovare le parole, i dialoghi e lo slancio.

Nello spettacolo c’è spazio anche per la generazione dei trentenni di oggi in cerca di un proprio posto nel mondo: com’è, davvero, quella generazione?

Insieme a Giulia Ottaviano abbiamo cercato di raccontare anche la nostra generazione di trentenni. Una generazione che si sente ancora figlia, ancora alla ricerca di un proprio posto e che deve arrivare a una maturazione per costruire il proprio futuro.  La drammaturgia racconta due generazioni, quella degli anni ‘70 e quella degli anni ‘90, mettendole in parallelo: indecisioni, paure, lotte e sogni per un futuro migliore.

Il teatro del resto è stato un mezzo che il femminismo degli anni Settanta ha praticato molto, ma è stato in gran parte dimenticato. Avete incontrato anche quell’esperienza?

Non abbiamo incontrato nello specifico quell’esperienza. Alcune delle protagoniste del coordinamento adesso fanno teatro, sono registe e pedagoghe e questo è uno spunto presente nel testo.

Come può, oggi, il teatro, essere femminista?

Il teatro può essere femminista solo se accessibile a tutte e tutti. Aperto a donne e uomini, a minoranze di ogni sorta. Deve soprattutto cogliere e raccontare storie che riguardano la collettività e aperte al nostro contemporaneo.  Il teatro può essere femminista, incentivando le narrazioni e i percorsi di inclusività che portino a una “parità” dei temi e delle drammaturgie, che incentivi la nuova drammaturgia Si. Non potrei usare parole più esatte.

 

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Scritture, politiche, culture delle donne. E non solo. Alla ricerca di parole, linguaggi, narrazioni che interpretino e raccontino cambiamenti e spostamenti in corso. Nello scambio tra lettrici, autrici e autori – e personagge. REDAZIONE: Silvia Neonato (direttrice), Giulia Caminito, Laura Marzi, Loredana Magazzeni, Gisella Modica, Gabriella Musetti, Sarah Perruccio
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