#UNITE. Raccontarsi l’intimità: l’archetipo femminile dell’amore plurale

Annalisa Marinelli, 22 gennaio 2024

L’amore è più difficile da ottenere del potere, ci avverte bell hooks.
Per questo le donne sono arrivate ai posti di comando, nei governi come nelle stazioni spaziali ma continuano a essere molestate, maltrattate, aggredite, violentate dagli uomini nelle relazioni personali. Alcune vengono ammazzate, ogni 72 ore, tre su quattro in casa. È chiaro che qualcosa non torna proprio sul piano dell’amore. Sul tema c’è un grosso, pericoloso equivoco nel quale cresciamo, femmine e maschi, in modo distorto.

Una distorsione operata su noi femmine consiste nel crescerci nella convinzione che le donne sappiano amare di più. Un po’ come dire – a me è stato detto – che “le donne sono più portate per le pulizie”. Che le donne amino di più o meglio è una falsa premessa utile a lavarci il cervello per poterci caricare di una responsabilità, serve ad assegnarci il lavoro dell’amore nelle relazioni coi partner, coi parenti, con gli amici, coi figli. Ci viene detto che questa è la priorità nella vita e la dedizione agli altri fa parte del nostro invisibile impegno quotidiano. Per ottemperare a questo compito non importa se sacrificheremo altro, la condanna sociale arriva se manchiamo in abnegazione non in ambizione.
Garantire sicurezza emotiva agli altri e fondare la propria su questa funzione senza pretendere altro è ciò che ci viene richiesto.

La distorsione rivolta ai maschi consiste invece nel far capire loro che l’amore è un pericoloso scoprire il fianco nella grande competizione della vita nella quale invece tocca affermarsi con la migliore delle posizioni possibili. Tra i traguardi da conquistare: una buona compagna, qualsiasi forma una buona compagna possa assumere nei diversi scenari socioculturali. In ciascuna di queste varianti, una caratteristica costantemente ricercata nella donna ideale è quella di piedistallo emotivo da cui spiccare il salto verso i traguardi mirati, fuori nel mondo. Garantire sicurezza e stabilità delle risorse materiali è ciò che viene richiesto agli uomini mentre la loro stabilità affettiva può essere esternalizzata nelle cure della donna che hanno accanto.

Con questa distorta educazione sentimentale e sessuale coltiviamo un’immaturità emotiva in funzione di uno sfruttamento reciproco, così la fame d’amore resta.
Le donne crescono nell’ignoranza del proprio desiderio e coltivano frustrazione. Sempre più donne, dopo la mezza età, preferiscono restare sole. Una scelta che è diventata tendenza anche per alcune giovanissime.
Gli uomini, dal canto loro, si allenano a scollegarsi da sé stessi e a stabilire rapporti a partire da questa mancanza di contatto, consegnando la propria intimità inesplorata alle cure e alla responsabilità della propria partner e rischiando nevrosi e rancore se questa cura viene loro negata o sottratta. Nel peggiore dei casi, quel rancore si tramuta in violenza.

Lottare per il potere fuori dalle case è stato più facile per noi donne proprio perché la lotta coinvolge meno direttamente i sentimenti. Raddrizzare le distorsioni dell’educazione sentimentale e sessuale è invece molto più spaventoso perché entra in gioco la paura di restare sole, di non essere amate.
La conquista del potere giocata nelle strutture storicamente occupate dagli uomini ha avuto spesso come risvolto la competizione tra individuǝ e la necessità di mediare con uomini di comando e il loro sistema simbolico. Questo ci ha divise e rese ancora più sole perché ha indebolito la rete della sorellanza, dell’affidamento tra donne, che invece è la chiave di volta per aggirare proprio la paura di non sentirsi amate.

Allora è urgentissimo parlare d’amore, di quale sia l’amore che cerchiamo. L’amore o, piuttosto, gli amori perché i legami intimi non hanno mica una sola forma! Spesso l’intimità condivisa con la migliore amica va molto più in profondità di quella giocata col nostro partner sessuale. E si ha bisogno di entrambe. Bisogno d’amore e bisogno di un partner non coincidono completamente.
“Nessun ti amo vale quanto un ci penso io. La fedeltà non conta niente, conta solo l’affidabilità, ci ha detto Michela Murgia. Per soddisfare il profondo bisogno d’amore non è né necessario né sufficiente andare a letto insieme.
La nostra educazione sentimentale dovrebbe insegnarci a costruire legami intimi in molteplici forme per trarre da essi forza e vivere la successiva relazione romantica e sessuale sulla base del desiderio, non della fame d’amore o della paura di restare sole. Dedicarsi alla costruzione di una comunità affettiva plurale ancor prima che a trovare un partner può donare maggiore serenità, la consapevolezza di quale sia il tipo di amore che esigiamo per noi da un uomo e la libertà dal ricatto della paura.
Qualsiasi forma d’amore non può prescindere dall’amore per sé e quest’ultimo si costruisce in relazioni nutrienti, meglio ancora se tra simili che si tramandano autorizzazione a parlare, a essere.

La capacità di raccontare è ciò che sta alla base dell’evoluzione umana ma la capacità tutta femminile di raccontarsi l’intimità è ciò che ha permesso da sempre la sopravvivenza delle donne. Per questo, quella delle donne che parlano tra loro (come nel bel film Women talking) è un’immagine archetipica che dovremmo con determinazione riscattare e difendere dal discredito cui spesso viene associata attraverso le mille varianti della parola pettegolezzo.

I saperi generativi per le donne, per il nostro venire al mondo e prendere parola come soggetto politico, sono nati da una meticolosa e paziente ricostruzione di una realtà parallela fatta di dettagli minimi, quotidiani, personali, nascosti e silenziati negli interstizi della realtà ufficiale (patriarcale). La politica delle donne è nata così, dai racconti tra donne, nelle sessioni di autocoscienza. È in questo modo che il personale è diventato politico.

Se il romanzo autobiografico è così diffuso tra le autrici è per lo stesso bisogno di testimoniare l’indicibile, mettere a disposizione una dimensione intima perché diventi consapevolezza comune e coscienza politica.

I centri antiviolenza sono luoghi in cui si registrano meticolosamente i dettagli distorti delle relazioni intime raccontati dalle donne. Women talking, appunto. Queste informazioni sono vitali per ciascuna di noi, giacché nessuna è al sicuro.

Oggi che quei dettagli passano a volte anche attraverso i social, prende una fastidiosa sensazione di voyeurismo alla quale ho cercato di resistere. Perché dentro le chat diffuse di Giulia Cecchettin come nelle tante testimonianze di donne che per reazione hanno raccontato, posso trovare conferma del mio vissuto, posso dirmi con sicurezza: quella cosa che mi è successa non è amore, è violenza, il mio disagio ha ragione d’essere. In questo scambio c’è una via di salvezza.

Dobbiamo riarticolare il nostro bisogno d’amore e metterlo in circolo in una pluralità di legami affettivi che ci ancorino a noi stesse rendendoci capaci di portare la nostra lotta oltre la soglia della camera da letto. Forti della nostra legittima domanda d’amore, sarà più facile resistere ai ruoli sessisti che ci vengono offerti e non adeguarci alla centralità della soddisfazione del desiderio maschile. Carla Lonzi indicava questo obiettivo già cinquant’anni fa: senza affrontare la questione del dominio nelle relazioni intime, nella sfera della sessualità, il cambiamento che si ottiene è effimero.
Il caso svedese ne è la dimostrazione plastica. In Svezia (dove vivo) la conquista del potere politico, economico e culturale da parte delle donne è di gran lunga più avanzata ma la violenza degli uomini sulle donne nelle relazioni più prossime è rimasta primitiva come altrove.
Evidentemente, anche qui la lotta per il riconoscimento di due soggettività nel campo della relazione sessuale si è fermata fuori dalla camera da letto. Non deve stupire che la Svezia sia uno dei Paesi col più alto tasso di divorzi, eppure, gli svedesi continuano a sposarsi e risposarsi. La coerenza di questo quadro ce la spiega ancora una volta Carla Lonzi: “Il divorzio è un innesto di matrimoni da cui l’istituzione esce rafforzata. (…) il matrimonio resisterà come modello di rapporto poiché viene contestato soltanto come istituzione e non come ruoli sessuali e struttura della coppia”.

Il fantasma dell’amore romantico è la realtà virtuale con la quale le donne sono state ipnotizzate per inchiodarle al modello della coppia eterosessuale riproduttiva di ordine patriarcale, ordine fondato sulla violenza. Ma non c’è amore senza libertà e giustizia.
L’amore, anzi, gli amori sono altrove.

Questo articolo è parte di una campagna a cui hanno aderito scrittrici e giornaliste italiane per denunciare la violenza di genere e nominarla. Ciascuna ha cercato uno spazio presso una testata e io sono grata a Letterate Magazine per avermi offerto questo spazio. Ho riformulato il contenuto di questo articolo per adeguarlo alle lettrici di LM ma devo confessarvi che era altro quello che avrei voluto scrivere sul tema. Avrei voluto rivolgermi agli uomini per non avere la frustrante sensazione di parlarci addosso ma mi mancavano i contatti con la Gazzetta dello Sport.

Stoccolma, 2024-01-18

 

#rompiamoilsilenzio #unite

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Annalisa Marinelli

Annalisa Marinelli vive e lavora in Svezia perché non sa stare dentro i confini. Per vivere fa uno dei pochi mestieri che permetta di mantenere il ventaglio degli interessi il più ampio possibile: l’architetta. L’appassiona tutto quanto abbia a che fare con l’abitare il mondo specialmente nel margine fertile tra il personale e il politico appreso grazie al femminismo. È stata anche ricercatrice, attivista politica, mamma, pasticciera a tempo perso e scrittrice. La scrittura le serve per riflettere, decostruire, reinventare. Quando ha creduto di avere qualcosa che valesse la pena condividere, ha pubblicato. Si è trattato prevalentemente di saggi e articoli di urbanistica femminista. I principali titoli a suo nome sono "Etica della cura e progetto" (Liguori, 2002) e "La città della cura. ¬- Ovvero, perché una madre ne sa una più dell'urbanista" (Liguori, 2015). "Autopsia di una felicità mancata" (Iacobelli editore, 2021) è il suo primo romanzo.
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