Fuggire dal proprio corpo

Chiara Cremaschi, 12 gennaio 2024

È uscito in una nuova edizione completamente rivista, a dieci anni dalla prima uscita, il graphic novel “Punto di fuga”, con cui Lucia Biagi si è da subito distinta come una delle narratrici più innovative e originali del fumetto italiano contemporaneo.
La scheda del libro lo presenta come rivolto alle persone da 14 anni in su, ed è effettivamente un testo interessante da leggere a tutte le età, perché affronta in modo personale un tema che riguarda tutte e tutti: l’aborto. Credo che sia soprattutto un libro che dovrebbero leggere gli uomini, giovani e no, perché racconta in modo complesso e profondo i sentimenti contraddittori, la rabbia e l’angoscia che si provano di fronte ad una gravidanza inaspettata.
L’autrice fa una scelta in questa direzione, inserendo un punto di vista maschile nella storia. È quello di Stefano, il ragazzo di Sabrina, la protagonista.
Tra una sequenza e l’altra del percorso di Sabrina, troviamo, infatti, dei brevi capitoli scritti da Stefano, con dei titoli: Capitolo 1- Il Terzo Incomodo, Capitolo 2- Ottimismo, Capitolo 3-Freddo, Capitolo 4- Temporeggiare, Capitolo 5- Se Fossi…, Capitolo 6- In Movimento, Capitolo 7-Viaggiare Alla Deriva, Capitolo 8- Rimontare.
Stefano osserva Sabrina, riporta i pensieri di lei e ci riflette. Non la capisce. Ma continua a osservarla, a volerle bene.
Sabrina vive nelle sequenze a fumetto: le amicizie, l’amore, il sesso, il rapporto con il fratello più piccolo e con i genitori, il lavoro precario. È raccontata con profondità e verità, è una ragazza che potrebbe avere la faccia di quelle che ci circondano, o che incontriamo.
La seguiamo, nei mesi, mentre si interroga, riflette, sta male, decide, sbanda, riparte.

La storia è ambientata in una non identificata provincia italiana, negli anni Duemila. Il racconto inizia il 7 Dicembre, alla fine di un anno che porta ad uno nuovo, che potrebbe essere identico al precedente, ed invece è sconvolto da una gravidanza inaspettata.
Sabrina, fino a quel momento cinica e sarcastica su tutto, non riesce a reagire. L’angoscia la assale sempre di più, e, in una sequenza di tavole, è raccontata come un’ombra nera che le esce dalla bocca, prende una forma umana identica a Sabrina, e la spinge giù da un ponte.
Stefano la vede farsi fagocitare dalla sua disperazione e annota: «Sabrina una volta mi ha detto che secondo lei gli umani sono poco adatti alla sopravvivenza. Almeno rispetto agli altri animali. Diceva che avrebbe voluto cambiare specie, per trovare un rifugio sicuro. Si sarebbe potuta nascondere sott’acqua o sottoterra. Si sarebbe potuta richiudere su sé stessa…o addirittura sparire. Credo che in quel momento volesse scappare dal suo corpo».
I giorni delle visite, del ricovero, dell’intervento, sono raccontati con lucida serenità nelle tavole a fumetto. Mentre Stefano annota: «Sabrina cercava continuamente su internet informazioni per capire cosa stesse succedendo al suo corpo. Mi raccontava di organi interni che si spostano per fare spazio al feto e di altri effetti della gravidanza che le provocavano strani sogni. Era preoccupata dal fatto che i “pezzi “potessero non tornare al loro posto. Avrebbe voluto “smontarsi” per risistemare le cose …Sognava ad occhi aperti.»
Lentamente, tutto ricomincia: il fratellino, le amiche, forse Stefano …
A chiudere il racconto, il 24 giugno, sono le ultime note di Stefano: «non so esattamente cosa stesse succedendo dentro di lei. Conosco solo pochi frammenti dell’opera di ricostruzione in cui era impegnata. Ma so che è stato un assemblaggio meticoloso, pezzo per pezzo. Insomma, forse le cose torneranno al loro posto. Probabilmente ci vorrà ancora un po’ di tempo…O forse il tempo non è mai abbastanza. E lei rimarrà così, con qualche ingranaggio fuori posto…Ma non ha importanza.»

“Punto di fuga” è un lavoro realizzato con un disegno analogico, a matita, e poi con inchiostrazione digitale, sia per la linea che per la colorazione; la scelta della bicromia è molto interessante: il classico nero è stato sostituito dal blu scuro, a cui si aggiunge un secondo colore, un giallo caldo.
Il libro, rispetto all’edizione del 2014, ha nuova copertina: l’autrice negli anni ha cambiato il suo tratto di disegno, e voleva una copertina che rispecchiasse questa evoluzione, senza però allontanarsi troppo dal segno dell’interno. Anche gli interni sono stati completamente rivisti: l’autrice ha ripreso tutte le tavole aggiungendo un mezzo tono blu su dettagli e fondali, per dare maggiore movimento e profondità alle tavole. La redazione di Diabolo, la casa editrice, ha riletto e rieditato i testi.
La prefazione, scritta da Francesca Torre, giornalista ed editor, tra le fondatrici di Moleste, collettivo per la parità di genere nel fumetto, è l’elemento che spiega la logica redazionale e le motivazioni culturali e politiche di questa nuova edizione.
Torre, nel suo testo, ribadisce con chiarezza l’importanza della legge 194 e la confusione di una situazione in cui il Ministero “delle Pari Opportunità” è diventato Ministero per “la Famiglia, la Natalità (e le Pari Opportunità)” «e la sua rappresentante si è lanciata a più riprese in commenti che mettono in discussione l’aborto come diritto, creando una grande confusione concettuale». Dichiara, inoltre, che le parole sono importanti, e qui, quelle che definiscono di cosa si sta parlando, molto chiare: Interruzione. Volontaria.
Soprattutto, sottolinea che quello che viene raccontato nel libro è il diritto all’autodeterminazione che «è- o dovrebbe essere- la condizione base garantita dalla società civile, eppure scricchiola quando si parla di concepimento. E una scelta, già di per sé impegnativa, deve passare attraverso il purgatorio del giudizio, del pietismo del paternalismo. Il personale è politico. Si sceglie di non diventare madri, si scegli di raccontare una storia. Ed entrambi sono atti politici.»

Lucia Biagi, “Punto di fuga”, Diabolo edizioni 2023

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Chiara Cremaschi

Chiara Cremaschi è laureata in Filmologia e si è formata in regia documentaria agli Ateliers Varan a Parigi. È stata più volte Finalista al Premio Solinas - scrivere per il cinema, e tre volte ha ottenuto la Menzione Speciale dello stesso Premio. Nel 1998 ha vinto il Premio per la Migliore Sceneggiatura di Rai International con "Il cielo stellato dentro di me". Nel 2017 ha ottenuto l’Étoile de La Scam per la scrittura del film documentario “Les enfants en prison”. I suoi film sono stati selezionati in festival in tutto il mondo, ricevendo menzioni e premi. È formatrice in scuole di cinema e conduce laboratori nei contesti più diversi, soprattutto quelli in cui il cinema non arriva.

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