Lei non è la figlia prediletta

Beatrice Sciarrillo, 16 dicembre 2023

“L’ho già detto, ma lo ripeto: sono una donna che fruga in un vecchio baule pieno di lettere, foto, relazioni, cartoline e carte ingiallite”. “Noi, i Caserta”, il nuovo libro di Aurora Venturini, la scrittrice argentina scomparsa, scoperta ottantenne dalla critica e dal pubblico

di Beatrice Sciarrillo

Nella soffitta di una tenuta campestre, nei dintorni di La Plata, una creatura repellente e zoppicante, trasformata dalla solitudine e dalla violenza nella caricatura della sua amatissima prozia siciliana, fruga all’interno di un grande baule. La soffitta è il suo rifugio, il luogo dove, fin da bambina, si è confinata in esilio per fuggire all’ostilità della famiglia: la madre, odiosa amante del tè con i pasticcini; il padre, recluso nello studio a leggere e a fumare; l’abominevole nonna dalle scarpe ortopediche; la sorella minore – la prediletta della madre – che non solo ha un’invidiabile bellezza, ma anche un nome dolcissimo, Lula. Il suo invece è María Micaela, ma da tutti è chiamata Chela. Intelligentissima, superdotata, mordace e ironica, Chela ha molti tratti in comune con la sua autrice, la scrittrice, giornalista e insegnante argentina Aurora Venturini (La Plata, 1921 – Buenos Aires, 2015), che le dà voce nel romanzo Noi, i Caserta, pubblicato ora in Italia da SUR.
Come racconta nel suo ultimo libro, Los rieles, Venturini compose la sua prima poesia da bambina. La recitò in piedi su una panca, di fronte a un pubblico generoso di applausi, “dalle bimbette delle elementari fino alla sesta, maestre e gente del posto”. In quell’occasione, però, un applauso importantissimo non giunse alle sue orecchie: la madre, infatti, non si complimentò con la figlia, ma la sbeffeggiò, affermando che il componimento fosse stato copiato dal supplemento settimanale di poesia del sabato. La sua scrittura, svalutata dalla madre, divenne per Venturini un’ossessione, lo strumento attraverso cui distinguersi, affermare la propria alterità.
Autrice prolificissima, Venturini è giunta alla fama, ormai ottantacinquenne, con il romanzo Le cugine, ma le opere precedenti sono già intessute degli elementi linguistici e delle tematiche che caratterizzano l’opera della sua maturità. In seguito al successo tardivo, che la fossilizzò nella categoria del fenomeno, i romanzi di Venturini, tra cui Noi, i Caserta, furono ripresi e più volte rimaneggiati da editor con il fine di normalizzarne la scrittura, considerata troppo eccentrica. Dopo un’attenta analisi delle prime edizioni e dei manoscritti, la studiosa María Paula Salerno ha “restaurato” il romanzo di Venturini, riportandolo alla sua forma originale, oggi tradotta da Francesca Lazzarato, che firma anche la prefazione.
È proprio quella prosa, additata come eccentrica e spiazzante, a rendere affascinanti e travolgenti le protagoniste dei romanzi di Venturini. L’autrice, infatti, gioca con le parole, con i simboli linguistici, con la resa mostruosa dell’umanità e del mondo, e soprattutto con la propria sconfinata fantasticheria, che la accomuna a ogni sua protagonista e di cui tutte le madri dei suoi romanzi hanno timore.
Creatura anaffettiva e insensibile, mentre i genitori e la psicologa ricercano in Chela le cause della sua algidità, è a noi chiaro come la mancanza di pietas è la reazione al disprezzo dimostrato dalla famiglia e dalla società nei confronti della sua anormalità. Ormai anziana, e confinata in soffitta, Chela rievoca i viaggi, le amicizie, gli amori sfinenti, la vita trascorsa alla ricerca di “un universo per i disperati, per gli abbandonati”, e la scoperta di “un sangue incestuoso e maledetto” all’origine della propria sventura.

Aurora Venturini, Noi, i Caserta, Prefazione e traduzione di Francesca Lazzarato, SUR 2023.

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Beatrice Sciarrillo

Beatrice Sciarrillo è nata a Torino nel 1998. Ha studiato Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Torino e ha frequentato corsi di Giornalismo Culturale e il corso di editoria della Giulio Perrone editore. Attualmente vive a Roma dove frequenta il Master di scrittura creativa dell'Accademia Molly Bloom. La sua scrittura si nutre della lettura di romanzi di Moravia, Ginzburg, Ernaux, Nothomb ed Elena Ferrante.

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