RACCONTACI UN SOGNO/ 1

Gisella Modica, 28 novembre 2023

Eccoci con la pubblicazione dei primi due sogni, care lettrici.

Non è nostra intenzione commentarli, ma se volete fatelo voi stesse, fornendoci piste di interpretazione.

Vorremmo invece riflettere sulla inattesa resistenza da parte di alcune di voi a raccontare i sogni, o perché si dimenticano o per mancanza di materiale – “Io non sogno” avete risposto in molte. Altre si chiedono perché dovrebbero raccontarceli.

Ho letto tale resistenza come una conferma di quanto anticipato nella proposta di Letterate Magazine, ovvero che non siamo più capaci di sognare.

Vi invitavamo a farlo, rivolgendoci a quelle lettrici che avvertono, come noi, “uno spaesamento” e una “estraneità” causati dagli eventi che accadono nel mondo, talmente complessi e contraddittori da richiedere nuove letture. “Non ci sentiamo più parte di una stessa comunità”, abbiamo scritto. “Esiliate anche dal nostro mondo interiore”.

Dialogare coi propri sogni aiuta a riconnetterci col nostro mondo interiore.

Nella prossima puntata della rubrica, pubblicando gli altri sogni, dialogheremo con una psicoterapeuta che si è messa in gioco raccontando un suo sogno ricorrente.

Ma ora vorremmo approfondire l’importanza dei sogni con l’aiuto di Gloria Anzaldua, poeta e teorica femminista chicana, che paragona i sogni ai voli delle sciamane; e Anna Maria Ortese, per la quale “i sogni fanno un gran rumore”.

Per entrambe le scrittrici la realtà è troppo grande e complessa per essere contenuta in un qualsiasi sistema conoscitivo. La realtà non è soltanto quella che noi conosciamo e privilegiamo, ovvero la parte materiale, quotidiana, dove l’abbiamo intrappolata, che ha a che fare coi fatti.

Esiste un’altra dimensione o “sponda del reale”, rappresentata dall’ invisibile, dall’immaginale, dal mistero insondabile che le cose custodiscono (leggete a tale proposito Corpo Celeste di Ortese).

Se guardando da questa sponda, ci posizioniamo nello spazio di mezzo tra due diverse angolature  – tra conscio e inconscio, tra sonno e veglia, tra luce e oscurità – ci accorgeremo che la realtà acquista un senso diverso.

Anzaldua chiama questo spazio poroso “interfase di visioni di mondo”, dove avvengono le trasformazioni e si creano nuove narrazioni. Perché questo passaggio avvenga è necessario uno “slittamento immaginativo”, un cambio di approccio percettivo.

Ortese ricorre all’ “Espressività”, una pratica di pensiero, non lineare né binaria, bensì relazionale, capace di cogliere i nessi nascosti che legano il mondo umano animale e vegetale. Una via di conoscenza che non “interpreta” la realtà, servendosi cioè di concetti, ma la “patisce” attraverso il sentire.

Il percorso che ci indicano Anzaldua e Ortese (e che ritroviamo anche nelle poesie di Chandra Candiani) non è semplice, né immediato in quanto bisogna sospendere il nostro ego e lasciarci attraversare dalle pulsioni, senza la presunzione di ordinarle e controllarle.

Il mezzo per accedere a questo spazio di mezzo sono i sogni che costruiscono “ponti” e aiutano a cogliere i nessi là dove non è possibile in stato di veglia.

Di questo parla Ortese nel testo In Sonno e in veglia.

Per Anzaldua le immagini oniriche sono una “guida”. Se li sappiamo ascoltare curano e a volte guariscono. Per questo vanno raccontati e scritti.

Per dirvi quanto questo sia vero vi racconto un sogno fatto di recente. Ma è importante che racconti l’antefatto.

Ero a casa di una amica che si è trasferita nel centro storico e nel ristrutturare aveva riportato alla luce, in tutta la sua meraviglia, le pareti di una stanza dipinte con fregi e stucchi dorati. Discutevo animatamente insieme ad altre di cosa possiamo fare per sopportare il dolore per ciò che avviene nel mondo e agire.

La sera sogno che si fa tardi e dormo nella stanza coi fregi. La notte rende l’ambiente inquietante, aumentandone il mistero. L’amica mi dice che la casa nel corso del tempo è stata abitata persino da un faraone e mi mostra un gioiello che ha trovato ristrutturando. Lo svolge da un tovagliolo, di quelli usati a cena, e mostra un bellissimo anello tempestato di gemme. E’ molto simile, ma solo nella forma, a quello che solitamente porto al dito, ricordo di mia madre.

Ed ecco i sogni delle due lettrici:

Barbara Mapelli ci invia “Due sogni ricorrenti che talvolta si intrecciano tra loro” come scrive lei stessa.

Il primo, assai comune. Devo sostenere l’esame di maturità e non so nulla, non ho neppure comprato i libri di testo e sarei in difficoltà ad acquistarli perché non so neppure quali siano. Manca un mese e non mi passa neppure per la testa di provare a studiare un po’, ma il mio sforzo, che si perpetua per tutto il sogno, è teso a cercare quali modi per imbrogliare all’esame. Mi preoccupano in particolare greco e matematica, ma se mi sembra di aver trovato delle soluzioni per gli scritti non so cosa fare per gli orali. Penso che potrei studiare un capitolo per ogni materia e cercare di deviare le domande su quello che so, ma intanto sento che il tempo passa e io non ho fatto nulla, nemmeno ho comprato i libri…

Secondo sogno. Devo partire per Helsinki (chissà perché, è una città che non mi piace molto) e naturalmente tutta una serie di difficoltà si frappongono: quella che più si ripete e che ha in sé una certa bellezza, che mi gusto anche nel sogno, è quella di tapis roulant che dovrebbero portarmi in aeroporto e che via via che avanzo si allungano, tanto che non riesco a vederne la fine. Sono in ansia ma mi godo questo procedere inaspettato e anche piuttosto veloce. Poi mi trovo all’interno di un caseggiato d’epoca e piuttosto elegante, e so che anche da qui posso arrivare all’aeroporto, ma il cammino è difficoltoso: scale, passaggi anche pericolosi, percorsi ciechi, qui non mi diverto per nulla e l’ansia cresce. In seguito sono probabilmente in aeroporto e davanti a uno sportello che non ha nulla di moderno, assomiglia a quelli delle poste di un tempo e anche l’addetto pare vecchio e stanco. A volte accade che i documenti non siano a posto, a volte che addirittura li abbia scordati, mi preoccupo molto perché – solo ora mi risulta chiaro – da me dipendono molte persone che devono imbracarsi per Helsinki. Tutte le difficoltà, se pur lentamente a poco a poco si appianano, quasi da sole, ma il tempo passa….

Il secondo sogno è di M. C. S., accompagnato da una foto.

Sono in una città sconosciuta. Sempre diversa e sempre sconosciuta. Le case sono semidistrutte. Le vie piene di passanti senza volto. Io cammino cammino cammino in cerca della mia casa. Chiedo informazioni. Aspetto mezzi che non passano. O arrivano stracolmi. Dovrei sapere dov’è la mia casa, ma è lontana da dove mi trovo e… più cammino, più mi allontano. Per fortuna ad un certo punto mi sveglio. Anche se ho 84 anni e sono piena di dolori che mi assalgono al risveglio, sono felice di trovarmi nel mio letto. La ricerca è finita. Sono a casa.

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Gisella Modica

Gisella Modica, attivista femminista scrive per le riviste: Letterate Magazine on line e Leggendaria. È socia della Biblioteca delle donne Udi Palermo e della Società Italiana delle Letterate. Pubblicazioni: per Stampa Alternativa Falce, Martello e cuore di gesù Storie verosimili di donne e occupazioni di terre in Sicilia (2000) e Parole di Terra (2004). I racconti della Cattedrale Storie di occupazioni, rimozioni, immersioni Villaggio Maori (2016). Le personagge sono voci interiori Vita Activa (2017); Come Voci in Balia del Vento Iacobelli (2018); per Mimesis/Eterotopie ha curato con Alessandra Dino Che c’entriamo noi. Racconti di Donne, Mafie, contaminazioni (2022). Ha scritto racconti e saggi in libri collettanei: Terra e parole Le donne riscrivono paesaggi violati a cura di R. Falcone e Serena Guarracino, ebook, @woman, 2017; Abitare la vita abitare la storia. A proposito di Simone Weil a cura di Maria Concetta Sala, Marietti, 2015; Lessico della crisi e del possibile Cento lemmi per praticare il presente a cura di Fabrice Olivier Dubosc, ed. Seb 2019; SIL/labario Conflitti e rivoluzioni di femminismi e letteratura a cura di Giuliana Misserville Rita Svandrlick, Laura Marzi, Iacobelli 2022.

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