Raccontaci un sogno

Gisella Modica, 8 luglio 2023

Per parlarvi della nuova rubrica che apriremo in settembre su LM e a cui vi chiediamo di partecipare, intervistiamo Viola Di Grado, scrittrice e traduttrice che sta sperimentando un diario onirico visivo prodotto tramite Midjourney, l’intelligenza artificiale, e condiviso su Instagram

Di Gisella Modica

Da settembre apriremo su Letterate Magazine una nuova rubrica invitando le nostre lettrici a raccontare un sogno, accompagnato da un’immagine, una foto, un disegno che possa “rappresentarlo”.
La proposta nasce dallo spaesamento che crediamo vivano molti/e di noi, generato dalla difficoltà a sentirsi parte di una comunità, come fossimo abitanti di una terra straniera. Esiliate in casa, ma soprattutto da noi stesse, dal nostro mondo interiore. Non più capaci di sognare.
Avvertite lo stesso disagio? Allora continuate a leggere.
Fermarsi a dialogare coi propri sogni, con le immagini da essi scaturite, aiuta a “vedere dalla sponda opposta”. Ci avvicina ad altre percezioni, altre dimensioni parallele al mondo che conosciamo, a condizione che sospendiamo o spostiamo dal centro il nostro Io, diventiamo più fluidi/e.
I sogni sono portatrici di un sapere e un’intelligenza interiore che ciascuno/a di noi possiede, ma abbiamo disimparato ad usare.
I sogni attivano l’immaginazione. Se li sappiamo ascoltare ci aiutano a riconnetterci col nostro mondo interiore.

Per entrare fin d’adesso nell’atmosfera onirica vi proponiamo la mia intervista (sono l’ideatrice della rubrica) alla scrittrice Viola Di Grado che su Instagram racconta i suoi sogni ad un algoritmo.

Cosa sono per te i sogni?
Sono un diario dei nostri stati psichici che non rispetta le gerarchie della veglia: simbolo e ricordo, desiderio e avvenimento passato non hanno pesi diversi, e dunque danno vita a una dimensione immensamente più rigogliosa e creativa della vita reale. Non a caso la trascrizione dei sogni è uno dei più antichi generi letterari. Nell’800 l’inglese Anna Kingsford, amante del linguaggio onirico e degli animali, scriveva la prima raccolta. Il primo incubo mai trascritto, però, risale già al terzo millennio A.C.: un incubo demoniaco nel poema sumero “La discesa di Inanna negli Inferi”. Ma si pensa che il primo esempio di sogno registrato sia visivo ovvero nella caverna di Lascaux.

Qual è il tuo rapporto coi sogni?
Li annoto da sempre: sono la stazione di partenza della mia scrittura e una tappa obbligata del rapporto con me stessa. Sia come persona che come scrittrice (a volte c’è una differenza) ho un legame militaresco con il simbolo: presto ascolto all’invisibile (e dunque al sogno) con estrema disciplina e senza mai lasciarmi scappare qualcosa.

Che importanza hanno nella tua vita e nella tua scrittura?
Sono più importanti di certe aspetti della mia vita da sveglia. Susan Sontag diceva che l’eloquenza si sviluppa in solitudine, e viene corrotta dalla socialità; è così. E l’esperienza psichica in cui più trionfa la solitudine è il sogno: è l’unica attività della mente che non viene intralciata dal mondo esterno, anzi lo ingloba e lo frantuma.

I sogni guariscono?
Così pensavano gli antichi romani, infatti dedicavano dei templi a una vera e propria incubazione, in cui i malati (in molti sensi) dormivano e sognavano: il sogno era visto come la prescrizione del dio Asclepio, come un odierno foglietto da portare in farmacia. Non credo che i sogni possano guarire ma che noi possiamo guarirci in diversi modi che coinvolgono l’ascolto del sogno.

Esiste un rapporto tra sogni individuali e collettivi? Ci parli del tuo esperimento, ovvero del diario onirico tramite l’AI e di cos’è la piattaforma Midjourney?
Il mio esperimento è un diario onirico visivo prodotto tramite Midjourney, intelligenza artificiale, e puntualmente condiviso su un account instagram che ho chiamato “The_dream_and_the_underworld”, come il libro omonimo di Hillman, grande studioso della vita onirica. Il senso di questo progetto per me è proprio quello di riflettere sul legame tra inconscio individuale e collettivo: esplorare il filo simil-mistico che lega l’inconscio individuale (in questo caso il mio) a una sorta di inconscio collettivo, nel senso di impersonale e auto-generativo (archetipico?). È uno studio, quindi, anche della soglia tra controllo dell’immagine (non solo contenuto ma anche luce, obbiettivo, diaframma…) e generazione automatica. Su Midjourney, sorta di navicella spaziale in cui esplorare il mio io attraverso la molteplicità del non-io artificiale, genero dei cosiddetti “prompt”, comandi molto dettagliati di creazione di un’immagine, a cui segue un processo di aggiustamenti.
È affascinante assistere a questo big bang: nel buio di pixel, le figure emergono lentamente, come un inconscio che instancabile macina e produce: all’inizio sono macchie alla Rorschach, poi diventano volti realistici, quattro versioni possibili che si possono scomporre in altre quattro variazioni, e così via, in un caleidoscopio infinito che si ferma solo quando decidi che è abbastanza: che, in fondo, si tratta del tuo sogno, anche se appartiene a tutta l’umanità. In un certo senso, sento di raccogliere in questo piccolo progetto-instagram gli scarti della mia scrittura, gli avanzi, e di impastarli con ciò che mio non è: ogni immagine è per me un’appassionante fantasmagoria junghiana, il vetrino impazzito di un caleidoscopio di visioni che appartengono a tutti e dunque a nessuno.

 

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Gisella Modica

Gisella Modica, attivista femminista scrive per le riviste: Letterate Magazine on line e Leggendaria. È socia della Biblioteca delle donne Udi Palermo e della Società Italiana delle Letterate. Pubblicazioni: per Stampa Alternativa Falce, Martello e cuore di gesù Storie verosimili di donne e occupazioni di terre in Sicilia (2000) e Parole di Terra (2004). I racconti della Cattedrale Storie di occupazioni, rimozioni, immersioni Villaggio Maori (2016). Le personagge sono voci interiori Vita Activa (2017); Come Voci in Balia del Vento Iacobelli (2018); per Mimesis/Eterotopie ha curato con Alessandra Dino Che c’entriamo noi. Racconti di Donne, Mafie, contaminazioni (2022). Ha scritto racconti e saggi in libri collettanei: Terra e parole Le donne riscrivono paesaggi violati a cura di R. Falcone e Serena Guarracino, ebook, @woman, 2017; Abitare la vita abitare la storia. A proposito di Simone Weil a cura di Maria Concetta Sala, Marietti, 2015; Lessico della crisi e del possibile Cento lemmi per praticare il presente a cura di Fabrice Olivier Dubosc, ed. Seb 2019; SIL/labario Conflitti e rivoluzioni di femminismi e letteratura a cura di Giuliana Misserville Rita Svandrlick, Laura Marzi, Iacobelli 2022.

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