Ramondino, cantastorie inimitabile

Silvia Neonato, 23 giugno 2023

«La Figlia ritornò dal Nord all’improvviso nella casa di altri ritorni, di altre peripezie, preparata per altri naufragi. (…) Ormai non si parlavano più con parole, la Figlia e la madre, ma per segni. E i segni erano torbidi, un Logos maligno, escresciuto alla ragione, alla temperanza. La Madre parlò sulla porta di ingresso con un abbraccio fragile, come il penultimo cerchio nell’acqua fatto dalla pietra». Era il 1981 e l’esordio di Fabrizia Ramondino, presso Einaudi, lasciò di sasso molte lettrici allora poco abituate a scrittrici in grado di scuotere critica e pubblico e per di più narrando un mondo di donne. Sembravano esserci in Italia a quel tempo, acclamate e sole, Morante e Ginzburg. E poche altre, come Lidia Ravera uscita con lo scandaloso romanzo politico Porci con le ali e Alba De Céspedes, grazie allo sceneggiato Rai Quaderno proibito del 1980 con Lea Massari.

In quell’anno, il 1981, ecco dunque il primo romanzo di Fabrizia Ramondino, Althénopis, un libro in tre parti che è un memoir, a tratti una fiaba, una storia mitica, un viaggio geografico tra la città Althénopis e i suoi dintorni di campagna e di mare e poi di tanti altri luoghi. Una storia d’infanzia che inizia negli anni della Seconda guerra mondiale e finisce quando la bambina protagonista, che non ha un nome, è diventata adulta e se ne è scappata al Nord. Ma prima, nella parte mediana del romanzo, con la madre ormai vedova e i fratelli, peregrina ospite nelle case dei parenti, i cui interni – questa sezione s’intitola “Le case degli zii” – ci paiono vividi come in un film a colori. Ramondino usa un linguaggio unico, caleidoscopico, seguendo più che la trama, il filo dei propri pensieri. E inserisce nel testo elenchi, liste, note per spiegare i propri personaggi, tanto da accompagnare l’io narrante nel tessere il racconto. Nella terza e ultima parte l’autrice ci racconta il ritorno a casa della Figlia dal Nord, dove ha abitato, lavorato, imparato anche il tedesco, una lingua aggiunta a quelle che già sa, lo spagnolo, il francese.

Va ricordato che Ramondino deve il suo debutto letterario a Elsa Morante, che invia il suo manoscritto a Natalia Ginzburg, all’epoca consulente editoriale di Einaudi, che a sua volta ne approva la pubblicazione. Come fa anche Anna Maria Ortese, altra sua amata madrina letteraria. Questa rete solidale di donne esiste, al di là degli stereotipi che ci vogliono eterne rivali, e la mostra pienamente anche Amatissime (Perrone editore) di Giulia Caminito, la raccolta di biografie di cinque scrittrici nate nel primo Novecento italiano, dove sono i legami di amicizia e stima tra Morante e Ginzburg, tra De Stefani e Masino o tra Bellonci e Bonanni a far emergere altre scrittrici, che vengono pubblicate e premiate.

Althénopis è Napoli, la Napoli vera e immaginaria dove Fabrizia era nata nel 1936, figlia di una madre colta e distante, Pia Mosca e di un padre diplomatico che trasferisce la famiglia a Maiorca, dove è ambasciatore per l’Italia di Mussolini. Fabrizia, prima figlia, ha pochi mesi e questo sarà il primo viaggio di una vita da poliglotta errante. Trascorre molto tempo accudita amorosamente dalla balia Dida, «la regina di tutti, servi e padroni, piante e animali, stanze e patios, stelle e pianeti», che torna nei suoi scritti come colei che le ha insegnato il dialetto maiorchino e indicato una volta per sempre il mondo degli svantaggiati, degli umili, degli abbandonati, mondo che la scrittrice non dimenticherà mai e che è al centro del suo esordio non narrativo, nel 1977, quando viene pubblicato Napoli: i disoccupati organizzati.

Negli anni Sessanta e Settanta Ramondino conduce decine di inchieste tra gli strati più poveri della sua città, inchieste che diventano lotte sociali. In un basso napoletano nasce l’Associazione Risveglio Napoli, l’ARN, in cui lei si impegna totalmente facendo scuola a bambini e analfabeti. Per vivere nel pomeriggio dà lezioni private e va a lavorare all’Aied. Scriverà nel suo libro In viaggio (1995) che dalla sua depressione, in quegli anni, l’hanno salvata proprio i bambini.

Esattamente vent’anni dopo Althénopis, nel 2001, esce un altro libro fondamentale per attraversare la sua vita, Guerra d’infanzia e di Spagna, in cui è ancora la sua scrittura originale a comporre vicende di famiglie e di mondi, non in ordine cronologico, e sempre seguendo le proprie voci interiori e le tracce degli scrittori e delle scrittrici che ama e che può leggere in lingua originale e tradurre, perché ha vissuto in Francia e poi, a lungo in Germania, prima di rientrare in Italia. Nella sua feconda carriera di nomade e sperimentatrice, Fabrizia Ramondino ha scritto romanzi, racconti, diari, memoir, testi teatrali, saggi e articoli in cui ha esplorato i più disparati ambiti letterari ed espressivi. Di tutto questo c’è traccia in qualche biblioteca o libreria dell’usato perché soltanto Althénopis e Guerra d’infanzia e di Spagna sono stati ristampati di recente dalla casa editrice Fazi. Praticamente introvabile L’isola riflessa, il libro dove si raccontano tante cose, tra cui la depressione e l’alcolismo, che da anni la affliggeva e che aveva curato una seconda volta con i Diari di Etty Hillesum, per poi ricaderci.

Buona parte di queste notizie e riflessioni si trovano nel saggio L’esile penna: Fabrizia Ramondino. Itinerari di vita e letteratura ai confini tra realtà e immaginazione, un testo rigoroso, partecipato e vivo di Silvia Scognamiglio, che sotto la propria firma, proprio in copertina, aggiunge Mis(S)conosciute – Scrittrici tra parentesi, quasi a dire che non è l’unica autrice di questo bel lavoro. E qui tocca spiegare che Silvia Scognamiglio ha due socie (Giulia Morelli e Maria Lucia Schito professioniste del settore audiovisivo ed editoriale come lei) con le quali nel 2019 ha dato vita, al podcast letterario Mis(S)conosciute – Scrittrici tra parentesi con lo scopo di «offrire a lettrici e lettori un approccio iniziale all’opera letteraria e all’esperienza umana di figure intellettuali italiane e internazionali tralasciate dal panorama culturale contemporaneo mainstream, invitando alla lettura e alla conoscenza di prima mano dei libri scritti dalle autrici, il cui lavoro va reso noto e canonizzato in un’altra letteratura contemporanea». Detto fatto, si sono già occupate tra le altre, tramite podcast, di Ingeborg Bachmann, delle sorelle Giussano (le inventrici di Diabolik) e hanno dedicato due episodi alle staffette partigiane. Questo è il loro primo libro a cui altri seguiranno. Nel frattempo vanno a fiere librarie e convegni, sono diventate APS, Associazione di promozione sociale e hanno anche una newsletter e un blog, tutto materiale che merita di essere conosciuto.

Ricordiamo oggi la scrittrice napoletana perché il 23 giugno 2008 uscì a nuoto nel mare di Itri e non fece ritorno a riva. Aveva 72 anni, una figlia, Livia, nata nel 1966 e allevata nel clima trasgressivo di quegli anni: lasciato il marito, Ramondino aveva infatti vissuto a Milano in concubinato col padre di Livia per qualche tempo. Era un reato, fino al 1970 il divorzio era vietato in Italia. In quel 1966 c’è un secondo parto, come scrive Scognamiglio, il parto letterario del nucleo iniziale di quello che sarà Althénopis. «Alcuni fatti importanti della mia vita sono avvenuti nel segreto o nell’illegalità: il matrimonio, la gravidanza, la stesura del primo romanzo pubblicato […]. Il fuorilegge ha bisogno del segreto. E io lo ero», scrive Ramondino stessa nel libro In viaggio.

«Raccontare la figura intellettuale, culturale e letteraria di Fabrizia Ramondino è un’azione necessaria da intraprendere per darle il posto che merita nel canone letterario contemporaneo», spiega Scognamiglio. Che nel suo bel libro non trascura affatto l’impegno politico e sociale della scrittrice, compreso il lungo soggiorno a Trieste, quando, nel 1998, risponde all’invito della sua cara amica psichiatra Assunta Signorini della scuola di Basaglia, Assunta prima la ricovera e la disintossica ancora una volta dall’alcool, poi la mette al lavoro al Centro donna. Fabrizia, che non ama le etichette, si appassiona invece molto al femminismo e si mette al servizio di pazienti e operatrici di cui raccoglie voci e storie, lavorando insieme nei laboratori e nei seminari autodefinendosi volentieri una cantastorie.

Poi, come sempre e fino alla fine, riprenderà a partire, varcare confini, tornare.

 


 

Silvia Scognamiglio – Mis(S)conosciute- Scrittrici tra parentesi, “L’esile penna: Fabrizia Ramondino. Itinerari di vita e letteratura ai confini tra realtà e immaginazione”, LiberAria editrice, Bari 2023

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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