A tutta Austen

Anna Maria Crispino, 05/09/2022

Esce per i Meridiani di Mondadori il primo di due volumi con l’opera omnia di Jane Austen. I “sei romanzi perfetti”, gli Juvenilia, gli incompiuti e altri testi suoi e altrui. E soprattutto con una corposa introduzione di Liliana Rampello, che ci offre un orizzonte critico ricchissimo. Grazie a Leggendaria n. 153 per averci ceduto l’articolo della sua direttora.

Di Anna Maria Crispino

Il fatto che nella collana dei Meridiani Mondadori sia uscito il primo di due volumi con le opere complete di Jane Austen è già una festa di per sé (mettete da parte i soldini nel salvadanaio per comprare poi il secondo!). Il fatto che l’impresa sia a firma di Liliana Rampello è un valore aggiunto, che si palesa immediatamente nelle circa ottanta pagine di una densa, corposa introduzione che riprende i fili del suo lavoro di decenni sulla scrittrice – una delle “madri di tutte noi” – e quel lavoro lo compatta, lo arricchisce, lo approfondisce in una visione di chiarezza del discorso critico che dell’opera di Jane Austen illumina non solo i meriti, le scoperte, le “invenzioni” ma anche l’assoluta attualità di sguardo e di pensiero – oggi potremmo dire addirittura di intelligenza cognitiva – che sorregge la sua scrittura. Sempre, punto per punto, romanzo per romanzo, personaggia/o per personaggia/o, luogo per luogo, Rampello tesse connessioni fitte e imprescindibili tra Jane e il contesto culturale e sociale in cui visse e quell’elemento impagabile che sta nella sua capacità di anticipare uno “stare al mondo” delle sue protagoniste che avrebbe preso vigore e consistenza solo molto tempo dopo. Ad accrescere ulteriormente la ricchezza del volume, le nuove traduzioni di Susanna Basso: anche se avete già una o più edizioni dei romanzi austeniani, non fatevele mancare: c’è un gusto nuovo da assaporare, di quella lingua precisa, netta, priva di orpelli eppure così “cantante” nelle descrizioni e dei dialoghi, ricca di sfumature che rendono la lettura dei romanzi un sempre rinnovato piacere donandogli «uno spumeggiante timbro mozartiano».
Così come, in questa estate torrida, sarà un piacere – magari un po’ malizioso! – portarvi dietro un volume che assomiglia a una Bibbia (per il formato e la carta speciale, sottilissima ma non trasparente, appunto detta “da Bibbia”, destinata a durare anche per la rilegatura accurata, che consente di gestire agevolmente le oltre 1.400 pagine, e i due cordoncini segnapagina…). Insomma, anche tipograficamente, una meraviglia come sono da sempre i Meridiani.
Il volume contiene Northanger Abbey, Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio. Nella sezione “Altri scritti”, ci sono brani tratti dagli Juvenilia, il romanzo epistolare Lady Susan, due lettere del 1817 della sorella Cassandra alla nipote Fanny Knight e la “Avvertenza” del fratello Henry scritta per la pubblicazione postuma di Northanger e Persuasione (1918). Da non trascurare la “Cronologia”, che integra in modo sostanziale l’Introduzione. Il secondo volume conterrà gli altri tre romanzi (Mansfield Park, Emma e Persuasione), l’incompiuto Sanditon e una ulteriore selezioni di testi (lettere ed altro).
Sulla fortuna critica delle opere di Austen avevamo dato conto ampiamente nel nostro n. 123 del 2017 “La magnifica Jane” confezionato in occasione del bicentenario della morte; una fortuna critica avviata già da alcuni suoi contemporanei ma che si impenna e diventa fenomeno ai primi del Novecento, quando si consolidarono anche gli studi accademici e furono pubblicate le edizioni critiche di riferimento. Ammiratori e detrattori si confrontano nel corso di tutto il secolo. E se molto dobbiamo alle pagine che Virginia Woolf dedica alla «artista più perfetta tra le donne» nel costruire la “genealogia” delle scrittrici che l’hanno preceduta in Una stanza tutta per sé, oggi Rampello può dire senza tema di smentita che descrivere Austen come una scrittrice dotata di «Un’intelligenza abbagliante, una coscienza limpida, incorrutibile, un genio comico la cui voce impietosa e incontenibile rovescia la realtà con un guanto, mettendo alla berlina tutte le convenzioni della civiltà in cui lei stessa crede».
Negli ultimi decenni del secolo scorso la austenmania ha assunto caratteri straordinari e non accenna a diminuire di intensità: per il 15 luglio, ad esempio, è annunciata l’uscita della terza versione cinematografica di Persuasione (produzione Netflix) e la Emons ha appena pubblicato un audiolibro con la lettura di Paola Cortellesi dell’ultimo romanzo austeniano.
Rampello ne è ben consapevole, lo registra e ne prende atto ma è più interessata alle ragioni del fenomeno: come e perché una scrittrice di oltre due secoli fa, spesso in passato rappresentata come una zitella dagli orizzonti ristretti al suo piccolo mondo provinciale, è potuta diventare non solo un fenomeno mediatico, una icòna pop, ma anche – e allo stesso tempo – una figura letteraria di statura universale, paragonabile a Shakespeare?
Le ragioni stanno nella sua scrittura, che allude a, e sottintende, un mondo in rapido cambiamento, nello sguardo tarato su ciò che l’autrice sa e di cui ha esperienza ma che non le impedisce di tenere conto del più vasto scenario in cui la rivoluzione industriale – e le sue conseguenze sociali e culturali – stanno minando quella classe sociale, la cosiddetta gentry, che è stato a lungo la spina dorsale del Paese. Una classe che sfiora in alto l’aristocrazia e in basso la piccola proprietà terriera. Le guerre napoleoniche, l’impetuoso sviluppo delle città, lo sfruttamento coloniale, la mobilità, l’emergere di nuove figure professionali – con conseguenti nuove ricchezze – si leggono tutte in filigrana nei suoi romanzi. Ma centrale è la costruzione e la collocazione delle sue protagoniste per le quali, al termine di un non sempre facile percorso di formazione, l’obiettivo non è il matrimonio ma una felicità “possibile”. Se Franco Moretti descrive l’emergere del giovane eroe “borghese” di cui il nuovo assetto economico-sociale e culturale europeo aveva bisogno come un Bildungsroman che gli consentisse di non essere “come” suo padre – vale a dire di spezzare anche la catena della trasmissione generazionale che per secoli aveva immobilizzato la mobilità sociale – e di “rappresentare” la modernità, l’eroina austeniana si fa protagonista del suo romanzo di formazione con una medesima capacità di “avventura”, ma in altro modo. Magari non parte per il Gran Tour, si limita a spostarsi a Bath. Non esplora il grande mondo: le tappe della sua formazione si svolgono in ambienti noti: nei salotti, nei giardini, nelle sale da ballo. L’ “azione” – motore del cambiamento – accade attraverso la conversazione. Ciò che «struttura il senso del romanzo austeniano [è] il dialogo, perché solo il dialogo costituisce l’unica vera e necessaria azione in grado di spingere in avanti la trama, di aprirla ai colpi di scena, di interpretare il tema del desiderio femminile», scrive Rampello, mettendo in rilievo l’importanza della tecnica del discorso indiretto libero come capace di dare valore all’esperienza della protagonista in modo «tale da aderire il più possibile alla realtà dell’esperienza».
Se, per Rampello, la sua «grande invenzione, il romanzo di formazione femminile» è il filo che corre dentro ognuno dei sei romanzi e nell’intera opera di Austen «che, nell’insieme, si costituisce non per via di sviluppo progressivo, ma per insistenza di pennellate sullo stesso tema, fino a configurare un mosaico di tessere esemplari», ne consegue che più che la trama dei singoli romanzi le “ragazze” di Jane Austen ci restano impresse perché «incarnano un tema […]. Il matrimonio abita la trama ma non è il tema della formazione femminile».
Nella formazione del “soggetto” moderno, dunque, «Per una donna, nella contesa, la posta in gioco è la vita che le accade, e fare di questo accadimento – la vita in sé – la propria formazione il proprio racconto è la grande invenzione del genio austeniano». «Diversa è dunque l’avventura nel mondo della ragazza austeniana», ma di avventura si tratta: quella di formare e trasformare se stessa, preferibilmente in relazione con un’altra (sorella, amica, madre reale o vicaria, antagonista) in modo da conquistare «una forma di libertà in grado di trasformare il limiti della [sua] condizione materiale». È in campo un soggetto capace di incarnare la “prosa del mondo”.
Jane Austen, Romanzi e altri scritti, a cura di e con un saggio introduttivo di Liliana Rampello, Trad. dei romanzi di Susanna Basso, Mondadori, Milano 2022

 

 

 

 

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Anna Maria Crispino, giornalista e saggista, ha fondato e tuttora dirige la rivista Leggendaria. Libri Letture Linguaggi. Attualmente lavora come direttora editoriale della Iacobelli editore. È tra le fondatrici della Società Italiana delle Letterate (SIL) di cui dal 2000 organizza, con altre, il Seminario estivo residenziale. Autrice di saggi sulle scritture e il pensiero delle donne, ha scritto e/o curato diversi volumi, tra i quali: Lady Frankenstein e l’orrenda progenie (a cura di, con Silvia Neonato, Roma: Iacobelli editore 2018); Dell’ambivalenza. Dinamiche della narrazione in Elena Ferrante, Julie Otzuka e Goliarda Sapienza (a cura di, con Marina Vitale, Roma; Iacobelli editore 2016); Oltrecanone. Generi, genealogie, tradizioni (a cura di, Roma: Iacobelli editore 2015). Ha tradotto e/o curato alcuni volumi della filosofa Rosi Braidotti, tra i quali: Trasposizioni. Sull’etica nomade (Roma: Luca Sossella editore 2008) e Madri Mostri e Macchine (Roma: manifestolibri 2005). Vive in un borgo su un lago molto bello, a volte spazzato dalla tramontana.

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