Donne dell’editoria 3 – Lisa Morpurgo: le stelle e le lettere

Manuela Altruda, 6 giugno 2022

«Non si sa con precisione dove sia nata Lisa Morpurgo Dordoni, autrice di questo libro, e tanto meno quando. Si sa soltanto che qualcuno la vide, bambina, in uno dei più eleganti giardini della vecchia Milano e, ancora bambina, passeggiare lungo quei meravigliosi scorci densi di nebbie e di silenzio dei perduti Navigli. Quasi con certezza si sa che comparve (ed era appena finito il secondo conflitto mondiale) nei polverosi uffici di Longanesi, accompagnata dalla cara e indimenticabile Carson McCullers, poi da Christiane Rochefort, dall’avvocato Gaston Bouthlon e da Francisco Ayala. Non si deve credere per questo che frequenti soltanto il mondo dei letterati perché è conosciuta anche dal fornaio di via Brera, dove si reca ogni giorno per comprare il suo prediletto pan di miglio, quando naturalmente è a Milano. Ed è possibile concludere che fornai di Budapest, Vienna, Mosca, per non parlare di Parigi, di Londra, di Madrid e di Barcellona, la conoscano altrettanto bene».

Recitava così la bandella della prima edizione di Madame Andata e ritorno, romanzo d’esordio di Lisa Morpurgo pubblicato nel 1967 da Longanesi. In queste poche righe emerge un «ritratto di signora» che evoca discrezione e riservatezza: per chi crede nell’astrologia – e un po’ di questa materia se ne intende – non è difficile riconoscere il profilo della signora delle stelle, ma soprattutto quello di un toro ascendente cancro. Chi crede negli astri sa che è l’ascendente a definirci nel carattere e Lisa, cancro schivo, ha sempre tenuto la sua vita privata lontana dai pettegolezzi e dalla mondanità. È per questo che di lei, ancora oggi, si conoscono pochi dettagli. Morpurgo è tornata a far parlare di sé come scrittrice e donna dell’editoria solo alla fine dello scorso anno fa grazie a Giulio Perrone, Editore che ha pubblicato nella collana Mosche d’oro la biografia dell’astrologa scritta da Melissa Panarello, e Atlantide Edizioni che ha riportato in libreria il suo esordio letterario Madame Andata e ritorno.

Lisa, all’anagrafe Elisa Dordoni, nacque il 19 maggio del 1923 nella provincia cremonese, a Soncino. Suo padre, Gino, morì molto giovane, mentre sua madre, Giannina, fu una donna rigorosa ma solo in apparenza rigida. Lisa sposò Fabio Morpurgo, al tempo affermato chirurgo oculista, del quale tenne il cognome anche dopo il divorzio. Dal matrimonio nacquero due figli, Giorgio e Anna, cresciuti con la nonna Giannina.

Nel 1944 si laureò in Lettere presso la Statale di Milano con una tesi sullo scrittore e politico francese Maurice Barrés, tra i più noti esponenti del nazionalismo repubblicano. Poco dopo la laurea iniziò la sua collaborazione con la casa editrice Longanesi che, dopo un po’ di anni, avrebbe pubblicato anche i suoi tre romanzi: Madame Andata e ritorno (1967), Macbarath (1975) e La noia di Priapo (1988).

Anche l’incontro con il suo più grande interesse dopo le lettere, l’astrologia, avvenne grazie al lavoro editoriale: nel 1964 le venne affidata da Longanesi la traduzione dal francese del saggio di François Régis Bastide (Biarritz 1926 – Parigi 1996) intitolato Zodiaque, secrets et sortilèges e pubblicato in Italia come Zodiaco, segreti e sortilegi. Bastide – scrittore, diplomatico e conduttore radiofonico – nella sua opera delinea dodici ritratti dei segni zodiacali associando ad ognuno di essi precise caratteristiche psicologiche e caratteriali così da ottenere un profilo concreto e affidabile di ogni segno. Non è un caso che la carriera come astrologa di Morpurgo sia cominciato proprio dai ritratti: sono famosi quelli di Dino Buzzati, Guido Piovene, Eugenio Montale, Mario Vargas Llosa e Gabríel García Marquez, amici letterati che in qualche modo furono i primi “casi studio” e che incoraggiarono Lisa a perseverare nello studio di questa materia tanto affascinante quanto all’apparenza incerta.

Nel 1971, dopo anni di studio e approfondimento, esce il suo primo testo dedicato all’astrologia intitolato Introduzione all’astrologia e decifrazione dello zodiaco: un trattato critico e ragionato che propone nuove chiavi di lettura che preannunciano la rivoluzione astrologica cui la signora delle stelle darà avvio qualche anno dopo con Il convivato di pietra (1979) e i quattro volumi di Lezioni di astrologia (1983-92).

Morpurgo conosceva bene sia la lingua inglese sia quella francese, ed è per questo motivo che per Longanesi fu non solo caparbia traduttrice ma anche fidata responsabile dei diritti esteri. In effetti, non passa molto tempo perché in casa editrice si rendano conto di avere di fronte una donna non solo estremamente colta e abile nel lavoro di traduzione, ma soprattutto una persona che riesce a inserirsi e muoversi con destrezza nelle occasioni di incontro e scambio tra operatori del settore. In primo luogo, le fiere. Come scrive Panarello, «quando arriva alla Fiera del Libro di Francoforte tutti la abbracciano e la salutano e non manca nemmeno una festa in cui si aggira con i suoi capelli sale e pepe e l’immancabile sigaretta fra le dita».

Come oggi, anche allora la Frankfurter Buchmesse era la più importante fiera del libro a livello internazionale, e in quanto tale un appuntamento immancabile per chi si occupa di scouting e traduzione. Non si fatica quindi a immaginare la fitta agenda di Morpurgo, zeppa di eventi e di incontri per trattare l’acquisto di diritti di traduzione. Non si fatica nemmeno a immaginare che spesso l’abbia avuta vinta senza troppa fatica grazie alla professionalità e alla determinazione che l’avevano resa un punto di riferimento nell’ambiente come agente letterario.

Il suo impegno in fiera – il rispetto e la credibilità che nel tempo è riuscita a guadagnarsi nell’ambiente – ha fatto sì che la mole di lavoro sul testo aumentasse molto e con costanza. Tra le sue traduzioni più apprezzate c’è di certo quella dei Miti Greci di Robert Graves uscita per la prima volta nel 1964 e ancora oggi nelle librerie con la traduzione di Morpurgo; rimanendo nell’ambito della saggistica, ancora per Longanesi, nel 1967 tradusse poi Stato civile. Un’autobiografia di Pierre Drieu La Rochelle, lo scrittore francese ossessionato dal suicidio e per molti anni compagno della scrittrice argentina Victoria Ocampo. Sua è anche la traduzione del 1976 di La chiave di vetro di Dashiell Hammett – padre del genere hard boiled negli anni Venti e perfezionato poi negli anni Trenta da Raymond Chandler – pubblicato per la prima volta in quattro puntate sulla rivista “Black Mask” da marzo a giugno del 1930.

Alla fine degli anni Ottanta cominciò la sua collaborazione con Passigli Editore per il quale tradusse prevalentemente dall’inglese. I suoi lavori più importanti sono Il velo dissolto di Mary Anne Evans – più nota con lo pseudonimo maschile George Eliot con il quale fu costretta a presentare i suoi manoscritti per essere presa in considerazione dagli editori –, e Meticci e Nei mari del sud del britannico William Somerset Maugham.

Intanto, a partire dal 1983 e per quattordici anni, collaborò con la rivista “Sirio” curando la storica rubrica di posta i cui contributi sono stati raccolti nel volume Cento risposte di Lisa Morpurgo, uscito nel 1999 a cura di Ornella Tatti.

Scrive ancora Panarello che Lisa «è una che si fa notare, nonostante la sobrietà nel vestire e nei modi». Oggi Morpurgo è ricordata molto di più come astrologa che come lavoratrice dell’editoria e la sua vicenda è emblematica per ribadire quanto spesso sia difficile ricostruire il lavoro in questo settore. È difficile sentir parlare di lei come traduttrice o come protagonista della fiera di Francoforte, eppure la sua personalità fu quanto mai necessaria per Longanesi in quegli anni.

Sapeva leggere le persone grazie alle sue intuizioni astrologiche, ma più di ogni altra cosa sapeva leggere il presente e interpretarlo grazie al filtro della letteratura.

 

Lisa Morpurgo, Madame Andata e ritorno (Edizioni Atlantide, 2021)

Melissa Panarello, Lisa Morpurgo (Giulio Perrone Editore, 2021)

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Manuela Altruda

Manuela Altruda è nata a Napoli nel 1989. Si è laureata in Archeologia e Storia dell’arte all’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, e ha collaborato con la Fondazione Memofonte di Firenze curando l’edizione digitale di una guida della Napoli antica. Dopo la laurea ha lavorato in molti musei napoletani, ma quello di Capodimonte resta uno dei suoi luoghi del cuore. Ha frequentato il master “Il lavoro editoriale” della Scuola del libro di Roma e pubblicato diversi articoli per il blog della scuola stessa. Scrive per “Altri Animali” e studia figure femminili della storia dell’editoria italiana nella convinzione che vada loro restituita l’importanza che meritano. "Artemisia" di Anna Banti rappresenta perfettamente le sue più grandi passioni: l’arte e la letteratura.
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