Tra desiderio e limite

Silvia Neonato, 02 marzo 2022

Dieci storie di maternità difficili e coraggiose con le tecniche di procreazione assistita. Il libro di Maddalena Vianello cerca un nuovo linguaggio privato e politico sul materno nel terzo millennio.

DI SILVIA NEONATO

Che cos’è il desiderio di maternità? E che differenza c’è tra il desiderio e la coazione, secondo la quale tuttora il 70 per cento dei maschi italiani (ma in Danimarca sono soltanto il 12) crede che il vero ruolo di una donna, ciò che la appaga, siano dei figli e una casa? Nei fatti non c’è donna al mondo, credo, che non debba tuttora farci i conti, anche solo per decidere che non farà figli. Gravano appunto sull’immaginario collettivo secoli di retorica sul materno, di madonne strette a un neonato (maschio), di spose bambine del profeta, di spose infertili ripudiate, di frasi come: “una donna senza un figlio non è una donna”.

Ma quel pungolo è davvero desiderio? Se lo chiede Maddalena Vianello nel suo In fondo al desiderio. Dieci storie di procreazione assistita, tra cui la propria. Storie emozionanti, sincere, ricche di aneddoti ironici, strade sempre solitarie e dolorose, anche quando il finale è allegro. E nel libro lo è pure per Barbara che alla fine sceglie l’adozione e lo racconta con autenticità e gioia. Ma la ferita resta. Perché c’è un silenzio, “una coltre” che copre i percorsi di queste donne dal momento in cui fanno i conti con l’infertilità e dunque con il proprio limite, una esperienza per noi umani/e sempre traumatica. Il limite diventa senso di sconfitta, di inadeguatezza, cresce l’invidia per chi resta incinta facilmente. Poi viene la paura nel sottoporsi a stimolazioni ormonali e interventi, la diffidenza (insieme alla gratitudine) verso le eventuali donatrici di ovuli da portare nel proprio grembo. E lo straniamento delle visite continue, le costose cliniche private che selezionano il desiderio di procreazione in base al reddito (il servizio pubblico ha ahimè tempi lunghissimi in Italia), il personale medico che spesso pare manipolatorio, la sessualità modificata da piccoli congegni elettronici che misurano temperatura basale, muco…  Poi comunque si procede, raccontano le dieci protagoniste del libro. «Le donne decidono. Sempre e comunque. Il senso del limite spetta a noi. È attraverso i nostri corpi che passano le terapie e si realizzano le scelte procreative», scrive Maddalena.

Nel 1978 nasceva Louise Brown, che i media di allora chiamarono la prima figlia della provetta. Fu un evento epocale, che cambiò il nostro sguardo sulla maternità. Da allora, dovrebbe essere evidente e invece non lo è, molto è mutato nell’essere madri e pure padri. Per tutti e tutte. Gli individui esplorano un terreno nuovo e insieme antico, la società si adegua con leggi, a volte appropriate, a volte inadeguate. In Italia, secondo le ultime ricerche, il 45 per cento delle donne tra i 18 e i 45 anni non ha figli, quasi la metà. Un dato che non ha precedenti nella nostra storia e che dobbiamo al bel capitolo introduttivo di Barbara Leda Kenny, che ci spiega anche che solo il 17 per cento delle famiglie italiane è composta da madre, padre, due bambini, mentre le nostre politiche familiari ancora si muovono ignorando single, coppie gay, famiglie con un solo figlio, tutta una varietà di esistenze di cui fanno parte anche le coppie che ricorrono alle nuove tecniche.

Non tutti i Paesi occidentali hanno un tasso di fertilità basso come noi, ma è un fatto che nascono sempre meno bambini. In Italia, secondo dati Censis del 2017, più di una coppia su cinque ha problemi di infertilità. Le cause? Inquinamento, ormoni negli alimenti, età dei genitori che sale, altro che ignoriamo. Si rimandano i tempi di una gravidanza perché non si ha un lavoro e, nel caso di molte donne, perché non si vuole cadere nella dipendenza economica dal partner. Tutte queste storie, compresa quella della ministra Paola De Micheli, si leggono con grande interesse anche perché parlano dei nostri corpi.

La più tranquilla della propria scelta appare Marilena, perché, spiega, come lesbica è entusiasta delle nuove possibilità offerte dalle tecniche di procreazione assistita. Lei e la sua compagna si sono sentite forti e coraggiose nell’affrontare la propria battaglia, mentre osservavano il velato imbarazzo delle coppie eterosessuali quando le incrociavano nelle sale d’attesa. Salvo poi fare i conti con il limite, la paura e il dolore, quando c’è un aborto e si tocca il limite del proprio corpo. È infine con Angela – che ha le tube quasi completamente chiuse –  che Maddalena ragiona in particolare sul silenzio del femminismo al proposito. La Gpa, Gestazione per altri, ha assorbito quasi per intero il dibattito sia nell’opinione pubblica sia tra le femministe, dicono entrambe. Come se la generazione delle madri femministe fosse rimasta inchiodata alle battaglie per l’autodeterminazione sull’interruzione di gravidanza. E la loro non avesse elaborato un linguaggio politico e privato sul materno. Il libro è alla ricerca anche di questo. Ed è una miniera.

 

Maddalena Vianello, In fondo al desiderio. Dieci storie di procreazione assistita, Fandango, Roma 2021.

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.
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