La poesia come cura del mondo

Silvia Neonato, 17 febbraio 2022

La poesia! Perché, chiediamo a Elvira Federici, presidente della Società italiana delle Letterate, per la prima volta il direttivo dell’associazione incentra il proprio convegno biennale sulle poete? Poete in carne ed ossa, che faranno le proprie performance in dialogo con le studiose del loro lavoro. Intorno alla lingua poetica e alle poete ragioneranno due socie SIL, illustri accademiche, una filosofa del linguaggio, una studiosa interdisciplinare. Ma è delle poete l’ultima parola.

Nel convegno – che si terrà dal 18 al 20 marzo nella Biblioteca Consorziale di Viterbo – intitolato Ecopoetiche-Ecopolitiche. La poesia come cura del mondo. ci sarà, a distanza, anche Edith Bruck, scrittrice e poeta, che sarà nominata socia onoraria della Sil, (per info e iscrizione al convegno: CLICCA QUI).

Poesia, dunque. Una novità per un convegno biennale Sil.

«L’idea è quella di colmare una lacuna nella ricca storia dei convegni SIL, che hanno toccato molti temi, a partire da quello fondativo dell’Oltrecanone, fino all’indagine sulle soggettività, alla rilettura dei generi letterari o alla straordinaria “invenzione delle personagge”, nell’intreccio tra letteratura, lettura del presente e politica femminista.

Poi la pandemia: nel confinamento, nell’isolamento abbiamo potuto sentire, con maggiore attenzione e a livello planetario, il morso sulla carne del vivente umano e non umano e su quella delle cose, dovuto alla crisi ecologica e climatica, ai conflitti bellici, alla voracità del neocapitalismo nei confronti degli ultimi della terra, alla deriva del linguaggio nella comunicazione.

Come attraversare questo deserto dando voce all’ambiente che si deteriora, al destino di esuli e migranti, alle vite precarie “non degne”, al rumore delle foreste in fiamme? Cosa troviamo di “ecologico” nelle scritture delle poete se vi prestiamo uno sguardo ecologico? La nostra scelta è stata mettersi in ascolto di fronte a un trauma planetario, lasciando alla poesia la prima parola e l’ultima. Non abbiamo scelto di parlare sulla poesia, ma piuttosto di far parlare la poesia».

Cosa faranno le poete? Cosa avete chiesto loro?

«Abbiamo inviato loro una breve traccia in cui scriviamo che ogni trauma richiede un riposizionamento non solo individuale ma degli ecosistemi. Come si riposizionano la poesia, la letteratura e l’arte tutta, che interagiscono peraltro con infiniti altri sistemi come scienza, filosofia e vita materiale?  A partire da quello che ci sta accadendo come e cosa scriviamo, in quali direzioni muove una ricerca che è anche etica e politica, sul tempo presente e futuro?

Non sarà però un convegno sul trauma. Sarà un convegno su come stare, vive, desideranti, ben piantate nella realtà che ci accade, senza eluderla. Ci sarà gioia se, come dice Simone Weil, “la gioia non è altro che il sentimento della realtà”. Le poete suggeriscono una postura nel modo di com-prendere il mondo e di essere respons-abili (Haraway) – in quanto letterate e lettrici – di fronte alla crisi ecologica del nostro pianeta».

La risposta di letterate e poete alla crisi ecologica: è questo il filo rosso del convegno?

«Sì, la nostra è una riflessione in continuità con “Terra e Parole. Donne riscrivono i paesaggi violati”, il nostro convegno a L’Aquila nel 2013, svolto per scelta fra le macerie del terremoto. Vorremmo fare un passo ulteriore mettendo a tema la poesia come linguaggio della relazione, come forma ecologica del pensiero, che pratica la connessione, annoda legami, fa parentele fin nella sua struttura. E non è (solo) convenzione, ma corpo e voce. Materiale. Dentro le cose, dentro il mondo, situata. E intrecciata con i pensieri di tante filosofe e studiose perché la complessità richiede di far saltare gli steccati tra saperi, discipline, arte, poesia».

Nel vostro progetto elencate i nomi delle studiose e i temi di riferimento come umano/ postumano (Braidotti); creare legami, parentele/kin, definendo nuove traiettorie di connessione creative e concettuali (Haraway). E ancora: il margine, i soggetti nomadi, decoloniali (bell hooks, Lorde, Anzaldua e le nostre compiante socie Lidia Curti e Liana Borghi).

«Sì, dalle opere di queste pensatrici, cui aggiungerei Karen Barad, abbiamo estratto idee e concetti preziosi, inoltre dialogherà con noi dall’America, dove insegna, Serenella Iovino, una delle principali pensatrici nel campo dell’ecologia letteraria che compie studi letterari interdisciplinari per permettere gli attraversamenti necessari dei saperi. E sarà proprio la filosofa, Chiara Zamboni, che ragiona sulla natura e che ci parlerà del linguaggio come cosa vivente di cui avere cura, ad aprire il nostro convegno.

E un grande contributo alla riflessione arriverà dagli otto workshop che si stanno tenendo fin da ora a distanza. Le promotrici hanno tratto ispirazione dal documento e proposto di esplorarne le parole chiave in modo creativo e, direi, politicamente rilevante se vi troviamo il pensiero di Laura Conti, o le poete trans, la poesia in traduzione, Maria Zambrano, la rigenerazione poetica, la scrittura di Elizabeth Strout e Marylinne Robinson, femminismi e zoopoetiche, le parole e la cura del mondo».

L’ultimo incontro di Viterbo, prima dell’assemblea delle socie, vedrà sul palco Monica Farnetti e Laura Fortini, socie della Sil dagli albori, docenti universitarie e autrici, tra molti altri lavori di “Liriche del Cinquecento” (Iacobelli 2014), un’antologia che va oltre il canone e segna una svolta nella storia letteraria. Il volume raccoglie infatti le molte, rappresentative e affascinanti poete della lirica del Cinquecento. A Farnetti e Fortini il compito di testimoniare come la poesia è stata fin dal Trecento un motore di civilizzazione soprattutto per le donne.

Monica Farnetti, da me interpellata, facendo riferimento alla raccolta trecentesca “Tacete o maschi”, ci ricorda come fin da allora le poete si leggono reciprocamente, pubblicano le proprie rime rendendosi così onore pubblicamente, facendo circolare le proprie opere. Farnetti sottolinea che nella storia della cultura, le donne nascono in relazione tra loro e con il mondo. «Hannah Arendt parla di comparizione: io ci sono perché tu mi vedi, siamo sulla scena pubblica. Apparire è risplendere, il verbo tedesco scheinen significa sia apparire, sia risplendere ed è quello che usa Arendt. Le poete sono una cellula di civiltà. E compagne di splendore che da secoli, e a lungo nell’Arcadia, ci accompagnano fino all’oggi».

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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