Intramare, tra noi e il mondo

Pamela Marelli, 21 novembre 2021

Dopo due anni distanziatə dalla sindemia, ci siamo ritrovatə con gioia al Giardino dei ciliegi per il convegno Neomaterialismo e fantascienza delle donne: intramazioni (30 e 31 ottobre), accogliendo l’invito delle ideatrici Liana Borghi e Clotilde Barbarulli per «raccontare storie e fatti; modellare mondi possibili e tempi possibili, mondi material-semiotici passati, qui ora e a venire. È riflessione filosofica e teorica, investimento narrativo, scrittura sperimentale, letture extra-ordinarie, avanguardia; include speculazioni ecologiche; ritorno alla terra; attenzione alla materialità del vivere. Il femminismo speculativo pratica la relazionalità, usa figure a stringhe contro i binarismi, contro l’oppressione di razza, classe, genere, sessualità; indaga come funzionano potere e dominio, cerca giustizia sociale». Clotilde Barbarulli ha aperto il convegno sottolineando l’importanza di “Intramare, una parola usata anche dalla poeta Iolanda Insana: allude ad una intra-azione che crea un collegamento tra di noi e col mondo. Del resto, i corpi e le cose si creano e ricreano in un groviglio di azioni e reazioni, come scrive Liana, riferendosi a Karen Barad che suggerisce di ripensare la nostra responsabilità cominciando proprio  dal nostro aggrovigliamento intra-attivo nel mondo”.

Nicoletta Vallorani con (il mio) ABC della SF delle donne ha delineato il percorso non lineare della fantascienza femminile che dalle prime isolate scrittrici ha portato al panorama odierno. Quando la fantascienza scoprì l’impegno politico emerse la cifra di una scrittura rivoluzionaria e si delineò una comunità che si confrontava con queste tematiche: nuove temporalità, nuovi spazi, nuovi linguaggi, altri ritmi e nuove forme di attivismo. Nella sua mappa Vallorani inserisce Angela Carter, Pat Cadigan, Kathy Acker, Ursula Le Guin, Octavia Butler, Joanna Russ, James Tiptree Jr., protagoniste di una sorellanza, una parentela paritaria, con le quali tessere una rete di autosalvezza collettiva. Ha poi rimesso in circolo le prime esperienze fantascientifiche italiane a partire da “Un’ala”, fanzine del Club city (1984-1987), passando per La Collana tartaruga Blu de La tartaruga, che dal 1988 pubblicò i romanzi di Elisa Morpurgo, Daniela Pigani ed altre, per approdare alla rivista “Fikafutura” curata da un collettivo cyberpunk femminista, che nei primi anni ’90 portò tematiche irruenti nel panorama del femminismo italiano.

Giuliana Misserville (Gender, fantascienza e narrativa mainstream) ha iniziato con una narrazione distopica odierna: il video del Senato italiano che applaude gioioso e scomposto all’affossamento della legge Zan, contro la fruizione di diritti di una parte della popolazione, per sottolineare come le tematiche riguardanti il genere sono di bruciante attualità. Le narrative fantastiche raccontano chi siamo non chi saremo. Misserville ha ripercorso il dibattito sviluppatosi negli anni tra Ursula Le Guin e Joanna Russ rispetto a “La mano sinistra delle tenebre” e la figura androgina protagonista. Le Guin riconobbe i limiti dell’aver messo in scena uno scenario maschile eterosessuale, anche attraverso il linguaggio, non realmente androgino e non radicalmente femminista. Ha infine presentato una trilogia della fantascienza queer, iniziata col romanzo “Ancillary justice” di Ann Leckie che attua un rovesciamento della lingua parlata in un contesto in cui il genere è una questione personale, non una funzione sociale. Non contano più le identità, ma le  alleanze: le identità sono uno strumento del potere che va smantellato, insieme all’ordine costituito (Preciado).

Ilenia Caleo ha parlato di Performatività delle scritture e teoria dell’agire. Come l’immaginazione si fa materia attraverso una coinvolgente riflessione partita dallo stimolo fornito da Sarah Ahmed che ha esaminato il gesto ricorrente di dare per scontato che il pensiero femminista sia portatore di un antibiologismo, da cui tocca prendere le distanze. La filosofa insiste sulla necessità di rifiutare ogni ricostruzione storica che restituisce una versione riduttiva del pensiero femminista. Invita a capire il contesto storico in cui certe riflessioni sono nate e a non fossilizzarle dentro schemi oppositivi costrittivi (come la disputa tra essenzialismo e costruzionismo), ragionando per concetti non per etichette e valorizzando le necessità di un’epoca (ad esempio negli anni ’70 c’era bisogno della costruzione di un’analisi sulla riproduzione sociale). Si è poi soffermata sul neomaterialismo, sull’esigenza di riflettere sulla materialità relativa a corpi umani, non umani e alle tecnologie al di fuori del binarismo natura/cultura, concentrandosi sulla materia attiva, agente. Ritrovare la forza delle cose come nodo teorico fertile, uscire dall’idea di materia inerte, inanimata, passiva associabile al femminile. Rovesciare il concetto di materia inattiva che apre a fantasie di conquista, di dominio, di consumo, un modello di estrazione dove la natura è a disposizione. Importante è il conflitto, produrre un’azione non pacificata, continue differenze non omogenee, dare corpo ad una dimensione non conciliata della natura. La performatività è una teoria dell’agire in cui è evidente l’interdipendenza e l’interconnessione tra tutti i corpi.

Angelica De Palo (L’Ologramma Farris: come sparire dalle scene insieme ai propri romanzi di sf) ha raccontato l’enigmatico caso della scrittrice Clelia Farris, i cui libri sono poco reperibili, rendendo la sua produzione evanescente, non accessibile nonostante gli interessanti temi fantascientifici che tratta. Ha poi dialogato con Elisa Franco (Scrivere di Fantascienza – racconti d’Italia, non solo Solarpunk decolonizzare l’immaginario), che ha parlato della sua distopia “Lo stato gassoso dei fantasmi”, vincitrice del premio Urania short del 2021, ambientata a Bologna in un contesto di guerre dovute al clima che creano diversi fantasmi, la speranza dopo la catastrofe dipende dal modo in cui la si fa ripartire. Federica Fabbiani ha analizzato l’ultima opera di Céline Sciamma (Petit maman o dell’essere bambine nel tempo), film che tratta della genealogia tra donne, dei legami nel tempo, della rielaborazione del lutto, dell’importanza di relazioni  paritetiche e autentiche, e della trasformazione che deriva da un incontro  in cui ci si mette nei panni dell’altra persona, comprendendola.

La seconda giornata di convegno è stata inaugurata da Giulia Abbate che, in dialogo con Giuliana  Misserville,  ha parlato di solarpunk: movimento di pensiero e di attivismo non solo letterario che esprime un posizionamento femminista, ecologista, utopista, anarchico, antispecista, antipatriarcale, antirazzista, anticapitalista. Le personagge utopiste, che si trovano più spesso nelle narrazioni distopiche, combattono il sistema individualmente e collettivamente per salvare più vite possibili in un sistema di interdipendenza.

Un interessante coro polifonico ha ragionato su Quando il futuro fallisce. Neomaterialismo, complessità, e futuri decoloniali nel progetto transnazionale e transrazziale di Bayo Akomolafe, filosofo decoloniale ecologista (fra le tante cose), le cui teorie, pratiche e riflessioni sono state illustrate da Fabrice Dubosc, Roberta Mazzanti, Maria Nadotti, Tamara Taher. I corposi temi trattati sono stati la cura, la fecondità delle fratture, la gestione individuale e collettiva di un trauma, la catastrofe che si vive in Palestina sotto l’occupazione israeliana, la memoria dei corpi, il contesto pandemico, la complicità politica, l’appartenenza, il dialogo con l’assenza, le mappe affettive, i riti del lutto, i dolori, le tracce, i frammenti.

Le riflessioni ed analisi proposte al convegno, riprendendo i fili intrecciati nel  2017 con  Fare mondo: poesia del futuro dimenticato (https://www.raccontarsialgiardino.it/17-fare-mondo-presentazione-convegno/) hanno donato stimoli per approfondire le interrelazioni tra le tematiche femministe, fantascientifiche, decoloniali e le feconde intramazioni che possiamo tessere ed agire per cambiare il mondo a partire dal nostro presente  e dalla nostra quotidianità, insieme.

 

I video del convegno sono visibili sulla pagina Facebook del Giardino dei ciliegi cliccando qui 

Materiali consigliati dalle ideatrici:

https://www.academia.edu/44303746/Un_Manifesto_Materialista

http://www.iaphitalia.org/atelier-ecopol-economiaecologia-politica/

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Pamela Marelli

Dopo la laurea in Storia con una tesi sul Movimento femminista bresciano degli anni ‘70, mi sono occupata di inte(g)razione e intercultura, sia lavorando per un decennio come operatrice di uffici per persone straniere che per impegno politico come attivista di un’associazione antirazzista. Ho curato l’editing del libro Il bagaglio invisibile. Storie di vita e pratiche di mediazione interculturale, esito del corso per la formazione di donne mediatrici del Progetto Equal. Stimolata da questa esperienza ho compilato una ricerca storica dal titolo Il bagaglio invisibile. Esperienze di migrazione e mediazione culturale di un gruppo di donne straniere radicatesi a Brescia che ha vinto, ex aequo, nel 2004, il Premio Dolores Abbiati promosso dalla Fondazione Micheletti. Nel 2008 ho raccolto le storie di lavoratrici tessili nel libro Tessendo abiti e strategie. Esperienze e sentimenti di operaie bresciane. Da qualche anno sono riuscita a trasformare l’amore per i libri in professione lavorando come bibliotecaria precaria. Mi sto occupando di una nuova ricerca dal titolo Archivi del mare salato. Stragi di migranti e culture pubbliche.

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