Autopsia di un abbandono

Silvia Neonato, 12 settembre 2021

Quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza? (Sigmund Freud)

«Cosa rendeva la felicità provata con me incompatibile con l’obiettivo di edificare la sua vita su una base solida e corretta? Quale meccanismo malato fa della felicità una minaccia?». Nel suo intrigantissimo romanzo “Autopsia di una felicità mancata”, Annalisa Marinelli parte da un abbandono per indagare i meccanismi per cui temiamo l’amore, la passione e la felicità che l’amore può regalare. Si chiede e ci chiede: perché l’amore indifeso fa così paura da ucciderlo?

È precisamente per capire perché l’11 gennaio 2017 è stato ucciso in un bar di Stoccolma un amore – quello che lei provava per il giovane, criptico insegnante dei suoi gemelli – che Giovanna Docra si risolve a Arianna D., una anatomopatologa alle soglie della pensione, che è pure presidente della Società italiana delle letterate grazie alla sua passione per la lettura e la scrittura. Arianna all’inizio è perplessa per l’inconsueta richiesta: dovrebbe fare un’autopsia senza che vi sia un cadavere da analizzare. Ma Giovanna, antropologa di 47 anni trasferitasi a Stoccolma in cerca di una realizzazione professionale con marito e due gemelli preadolescenti, la affascina e il suo coraggio la spinge a non tirarsi indietro. Giovanna sente che qualcosa è morto dentro di lei, ma non vuole rinunciare alla propria ricerca, sicura che ne uscirà trasformata, rinata, più lucida e capace di decifrare i nodi dell’esistenza.

Prima di incontrarsi si scrivono lunghe mail, tra Italia e Svezia, riflettono, si scambiano letture e citazioni (Ortese, Bauman, il cantautore Fossati, la psicanalista Esther Perel, l’italianista Monica Farnetti della Sil, Borges, Szymborska, Hesse…). Al centro è l’Amore, quel “concetto tra i più misteriosi e indefinibili dell’esperienza umana”. Giovanna racconta anche nel dettaglio gli incontri, le sue palpitazioni, le loro parole, un bacio, le lunghe passeggiate tra le strade e i palazzi di Stoccolma, i cellulari accesi fino a tarda notte per scambiarsi abbracci e consigli di lettura e di cinema. Esibisce pure messaggi whatsapp, anche se molti li ha cancellati dopo l’assassinio del loro amore. Intanto accompagna i figli a scuola, analizza il rapporto consumato con il “marito migliore possibile”, cerca lavoro, impara la nuova lingua, riflette sul welfare svedese, sul senso della monogamia, del tradimento e della libertà femminile.

Nel gioco delle parti Giovanna fa la cronaca e Arianna appunta tutto per quindici settimane, stendendo ogni volta un verbale, fino a che nel 2019 arriva, dopo riletture, faticose correzioni, il suo rapporto autoptico finale, con data, ora del decesso, causa, patologie, dinamiche.

La causa del decesso è, scrive l’anatomopatologa, “il rifiuto di accettare la sfida” da parte di lui. Giovanna ha difeso la sua “follia” amorosa anche se “genera lo scandalo della ragione” e non si è piegata alla regola patriarcale per cui l’amore è accettabile se si incanala in un rapporto che chiede l’esclusività del possesso. In una parola se l’amore diventa una sorta di matrimonio in cui la donna rinuncia comunque alla propria integrità e autonomia di vita.

Questo uno degli esiti della ricostruzione delle vicende, che ha utilizzato gli strumenti della biblioteca e non quelli del gabinetto medico legale. L’altro esito è la nascita prima di una bella amicizia tra le due, che le modificherà nel profondo.

Autopsia di una felicità mancata” è un libro che sorprende chi legge, ti avvolge di parole, pensieri e sentimenti, ti insegna le idee dei molti e diversi autrici e autori che Annalisa Marinelli snocciola con disinvoltura e padronanza dei linguaggi. Tra le ipotesi per spiegare il delitto, l’indagine si svolge, come si suole dire, a tutto campo. Ad esempio, quanto è ancora forte lo stigma contro una donna che osa amare un giovane parecchio più giovane di lei? Quanto conta il fatto che lei sia italiana e lui svedese? Oltre ai rimandi a testi letterari e filosofici, poesie, canzoni popolari, riflessioni, il romanzo contiene il racconto pulsante, doloroso, gioioso, deluso, di questo amore finito/perito.

L’autrice, architetta e urbanista (ha pubblicato “Etica della cura e progetto” nel 2002 e “La città della cura-Ovvero, perché una madre ne sa una più dell’urbanista”, nel 2015), che si è trasferita qualche anno fa a Stoccolma con la famiglia, ci conduce per le vie della città nordica costruita sulle isole e l’acqua, ce ne mostra luci, clima, sapori, paesaggi. Viene voglia di aspettare con lei il giovane svedese davanti alla biblioteca. Per poi scoprirlo inadeguato.

Ps. Il libro si conclude con una playlist che prende il nome dal romanzo e si può ascoltare sulla piattaforma Spotify di cui viene fornito il link.

Annalisa Marinelli, “Autopsia di una felicità mancata”, Iacobelli 2021

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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