Vita d’amore e poesia

22 luglio 2021, di Loredana Magazzeni

Un recente articolo di Paul B. Preciado su Internazionale, riporta che “la traduzione è sempre un processo politico”. Lo scrittore si riferiva alle polemiche nate intorno ai possibili traduttori di Amanda Gorman e sostiene che “non esiste omogeneità di esperienza o di pensiero sessuale, razziale e di genere che garantisca la fedeltà della traduzione di un testo”.
L’esperienza di traduzione delle poesie di Emily Dickinson, scelte da Maria Milagros Rivera Garretas per questa pubblicazione originale (“Emily Dickinson. Vita d’Amore e Poesia”), fatta di prosa e poesia, che sviluppa una storia della vita e della poetica dell’autrice statunitense, rivolta in special modo alle ragazze, in funzione di scoperta ed empowerment di sé, è stata invece la fedeltà, attraverso l’esperienza di un doppio attraversamento: quello della parola di Emily Dickinson e quello dell’interpretazione che ne dà Maria Milagros Rivera Garretas, che ha a lungo percorso i sentieri del pensiero e della scrittura dickensoniana, traducendo anni fa in spagnolo l’opera completa assieme a Ana Mañeru Méndez.
Come scrive nel saggio “Né inglese né spagnolo: tradurre la poesia di Emily Dickinson”, «Con la sua poesia Emily Dickinson rivoluziona e disfa tutte le tue convinzioni e punti di riferimento acquisiti e, quasi all’improvviso, ti trasporta con la lingua (la sua lingua) verso un sentire sconosciuto, un sentire la natura, l’esperienza, il pensiero o l’anima, obbligandoti a mettere questo sapere sconosciuto in parole che traducono le sue senza adeguarle a ciò che consideravi come normale nella tua lingua». La traduzione cui Maria Milagros ha condotto le traduttrici (Luciana Tavernini, per la prosa, me per le poesie), ha avuto come presupposto proprio l’allontanamento da qualunque tentativo di addomesticare quanto di selvaggio, rivoluzionario, anticonformista e misterico risiedesse nella scrittura di Emily, depotenziando ogni sforzo di razionalizzazione e imbellettamento della traduzione a favore di un potenziamento, invece, della libertà nel dire, anche quando questo sfugge alla logica più tradizionale del verso.
In questa interpretazione militante e femminista, che non tace le esperienze familiari dolorose (l’incesto) che la poeta americana subì nel corso della sua vita, né la carica erotica dell’amore verso l’amica, compagna e cognata Susan H. Dickinson, ogni parola, ogni posizione della parola nel verso, ogni sospensione sintattica, ogni maiuscola, ogni spazio bianco, ogni ambiguità doveva essere accolta come parte costitutiva del senso della poesia.
In questo modo alcune traduzioni che avevo realizzato guidata dalla razionalità riacquistavano nella loro obliquità un senso più potente.
Quel senso mi è diventato più chiaro, seguendo le parole di Garretas: «Tradurla è una prova del potenziale femminile di presa di coscienza e di capacità rivoluzionaria; è prova dell’enormità del potenziale di rivoluzione simbolica, con le sue conseguenze sociali, che una donna continua a  possedere per tutta la sua vita».
Dunque seguendo il pensiero di Maria Milagros la traduzione è stata un “estrarre pensiero” dalla poesia, il perseguire una fedeltà morfologica e sintattica che in maniera quasi analogica si fanno comunicazione di senso attraverso il suono.
In effetti è attraverso l’esperienza di una perdita di controllo della lingua, come scrive Maria Milagros, che si attraversano momenti di vuoto e di sgomento che vengono superati dal lasciarla andare verso il suo senso più profondo. Questa sembra essere quella che la studiosa ha definito l’esperienza di una annunciazione.
Le poesie che maggiormente contengono questo di più di annunciazione di un mistero di sé, a mio parere, sono quelle sull’ispirazione e sull’essere visitate da essa e quelle sull’esperienza d’amore, detta in maniera obliqua e forse attingendo al patrimonio della mistica, in cui l’incontro con l’amato o l’amata coincide con l’unione mistica, e non perde valore e intensità neanche con l’assenza.
Attraverso questo filo, spirituale ed erotico al tempo stesso, Dickinson è legata alla grande letteratura di ogni tempo e alle autrici sue contemporanee, come Elizabeth Barret Browning che, ad esempio. riprende da lei nei Sonetti dal Portoghese (recentemente ritradotti da Laura Ricci per Vita Activa editore) l’uso dei trattini sospensivi.
Un classico è destinato a parlare ad ogni epoca e a ciascuno e ciascuna di noi. Se il traduttore/la traduttrice rinuncia al tentativo, pure legittimo, di addomesticare il testo, ne può scoprire per converso i significati più profondi e misterici.

 

María-Milagros Rivera Garretas, Emily Dickinson. Vita d’Amore e Poesia,  traduzione di Loredana Magazzeni e Luciana Tavernini, VandAePublishing, 2021.

La presentazione del volume si trova sul sito della Libreria delle Donne di Milano

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Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni vive a Bologna e si occupa di poesia e di critica letteraria militante. Ha co-curato varie antologie di poesia, fra cui Cuore di preda. Poesie contro la violenza sulle donne (CFR, 2012), Fil Rouge. Antologia di poesie sulle mestruazioni (CFR, 2016), Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Le Voci della Luna Poesia, 2009), La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (La Vita Felice, 2015) e, appena uscita Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana contemporanea, Milano, La Vita Felice, 2018. È da vent’anni nel Gruppo ‘98 Poesia e nella redazione della rivista Le Voci della Luna. Fa parte del Collettivo di traduzione WiT, Women in Translation, con cui ha curato l'antologia Audre Lorde. D'amore e di lotta. Poesie scelte, Firenze, Le Lettere, 2018.

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