Il corpo nell’abbandono

Viola Lo Moro, 10 marzo 2021

Parte con una evocazione: “Mi ricordo di te/ ricordo i mille giri sulle giostre/ su di te”.

Un leitmotiv con cui iniziano le due strofe principali. È un’affermazione. Ascolto l’inizio di “Voce” e subito penso ai primi versi montaliani de’ “La casa dei doganieri”:

Tu non ricordi la casa dei doganieri/ sul rialzo a strapiombo sulla scogliera

Quel tu-non che abita il luogo della perdita, perché definisce i contorni della solitudine.

Penso anche i primi versi di Amelia Rosselli, mentre guardo questa giovane cantautrice portare il microfono alla bocca e guardando prima in basso e poi a bucare uno schermo, ad arrivare dritta, subito, in quel luogo in cui siamo vicine: l’assenza.

 Tu non ricordi le mie dorate spiagge.

Guardo Madame – da un po’ che la tenevo d’occhio – prima vestita di specchi, poi come se fosse nuda, e poi sposa, e sento che il corpo del testo di “Voce” potrebbe essere quello che durante questa edizione del festival di Sanremo si incarna di più nell’interprete (e autrice).

Si ricorda dunque di lei nelle strofe, la evoca con una canzone, la evoca con un rossetto, per un attimo prova a sbarazzarsene fumando, ma poi si augura che viva oltre, che viva dopo la vita. Che continui ad esistere.

Arriva poi il refrain al ritornello che sposta tutti gli accenti ritmici sul finire dei versi, raccontando di uno strazio sincopato, un affanno di disperazione, un tentativo di comprimere le parole a singhiozzo in versi troppo brevi per loro.

Credo che qui sia perfettamente riuscito l’intreccio tra forma e significato. Osservo (sento) come sia difficile far entrare le parole nello spazio stretto del verso e del ritmo della musica, provo a rifarlo molte volte nei giorni successivi e capisco dov’è il trucco: bisogna necessariamente accompagnare quella o di amore, quell’u di più, quella a di manchi e quella a di manca con l’intenzione del corpo, con un colpo di reni e fiato.

“Dove sei finita amore
Come non ci sei più
E ti dico che mi manchi
Se vuoi ti dico cosa mi manca”

L’evocazione è diventata una domanda assoluta. Madame la accompagna (soprattutto nella terza serata) piegandosi sempre di più, raggrumandosi e scattando come un animale braccato, fino ad arrivare a un verso – ripetuto anche nella seconda parte – sentinella: “adesso che ridono di me”, che fa da specchio nella seconda strofa a “in giro mi chiedon di me”. Cosa accade se la voce – o un’amore – se ne va? Cosa accade nell’abbandono? Due cose sembra dirmi la canzone con le sue tracce, due fatti sembra dirmi lei sul palco con i suoi piegamenti e aperture: ci si rannicchia a spasmi in una perpetua caduta scomposta, e ci si perde al punto da non essere più riconoscibili per le altre persone.

Si ride dei matti. Si sta a terra quando non abbiamo più peso.

E la voce cos’è se non un peso dato alle onde?

Il refrain si chiude, e apre dunque al ritornello con una insicurezza: “Non so se ti ricordi di me”. Perché la voce forse non è proprio andata via, esiste la possibilità che anche lei ricordi, ma che soprattutto possa tornare: “Sarà bello abbracciarti /Dirti mi sei mancata”.

Come al ritorno di una lunga passeggiata.

Ma per tornare la condizione è molto chiara, bisogna attraversare il “bosco di me”, quel verde frastagliato, quella selva spaventosa, fatta di vertebre, legamenti, sangue, e rami sporgenti dalla terra. Bisogna arrivare a inciampare sui rami, saper mettere le mani per terra un attimo prima di cadere, forzare il silenzio intorno e far emergere in quella condizione silenziosa e precaria solo lei, che può finalmente ri- esistere.

Prendiamo fiato dunque.

Il testo della canzone è volontariamente ambiguo, si fonda sulla sovrapposizione allegorica tra voce e persona amata.

Quando ci si innamora, quando finalmente quel passo provato tante volte corrisponde all’immagine che te ne eri fatta in testa, quando espiri perché sei riuscita a trovare la parola esatta per dire di una pianta al vento, quando quel suono può uscire perché c’è un’altra a raccoglierlo, è lì che torna la voce.

Esisti di nuovo. E io esisto di nuovo con lei, e non mi chiedo più dove sono finita.

Mi ricordo di te
Ricordo i mille giri sulle giostre su di te
Ho fatto un’altra canzone
Mi ricorda chi sono
Ho messo un altro rossetto sopra il labbro superiore
Negli occhi delle serrande si stenderanno e io sparirò
L’ultimo soffio di fiato e sarà la voce ad essere l’unica cosa più viva di me
Voglio che viva a cent’anni da me
Fumo per sbarazzarmi di lei
Ma torna da me

Dove sei finita amore
Come non ci sei più
E ti dico che mi manchi
Se vuoi ti dico cosa mi manca
Adesso che non ci sono più
Adesso che ridono di me
Adesso che non ci sei più
Non so se
Ti ricordi di me
Quanto è bello abbracciarti
Che mi mancavi tanto
Sarà bello abbracciarti
Dirti mi sei mancata
In un bosco di meC’è un rumore incessante
E lo faccio da parte
Tu sei la mia voce

Mi ricordo di te
Mi vedevano ridere sola
Ma eri te
Ho baciato un foglio bianco
E la forma delle mie labbra
Ha scritto da dove nasci tu e che non morirai e se
Negli occhi delle serrande si stenderanno e io sparirò
L’ultimo soffio di fiato darà la voce a quella che è l’unica cosa più viva di me
Voglio che viva a cent’anni da me
Perché in giro mi chiedon di me
E mi chiedo di te anch’io

Dove sei finita amore
Come non ci sei più
E ti dico che mi manchi
Se vuoi ti dico cosa mi manca
Adesso che non ci sono più
Adesso che ridono di me
Adesso che non ci sei più
Non so se
Ti ricordi di me

Quanto bello abbracciarti
Per sentirti un po’ a casa
Sarà bello abbracciarti
Dirti mi sei mancata
In un bosco di me
C’è un rumore incessante
E lo faccio da parte
Tu sei la mia voce

Baby ne ho fatte
Baby ne ho fatta di strada
Baby ti ho cercato in ogni dove
Nelle corde di gente che non conosco
Ma infondo bastava guardarsi dentro più che attorno
Sei sempre stata in me e non me ne rendevo conto

Dove sei finita amore
Come non ci sei più
E ti dico che mi manchi
Se vuoi ti dico cosa mi manca
Adesso che non ci sono più
Adesso che ridono di me
Adesso che non ci sei più

Io so che
Ti ricordi di me
Perché è bello abbracciarmi
Per sentirti un po’ a casa
Ti ricordi le notti
Che urlavamo per strada
Ma nel bosco di me
Ora siamo tornate
E per sempre sarà
Che tu sei la mia voce
E noi siamo tornate
E per sempre sarà
Sì per sempre sarà
Che tu sei la mia voce

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Viola Lo Moro

(foto di Carlotta Valente) Viola Lo Moro è nata nel 1985. È socia della libreria delle donne di Roma, Tuba, della quale cura la programmazione. Ha ideato, insieme ad altre donne, il festival delle scrittrici inQuiete, di cui ha curato tre edizioni. È attivista lesbo -femminista. Nell’Ottobre 2020 è uscito il suo primo libro di poesie, “Cuore Allegro”, Giulio Perrone editore.

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