Una prof in fuga e una pistola

Gabriella Musetti 12 ottobre 2020

Un romanzo giocato su diversi piani narrativi, la storia di una donna, Antonia, che interrompe la sua vita quotidiana fatta di impegni, lavoro a scuola, figlio, relazioni affettive e di lavoro, per cercare un po’ di clemenza e fiato per sé, nella tranquilla serenità del Cilento, nei luoghi che la videro bambina, la casa di famiglia, il borgo dove trascorreva le estati della sua giovinezza. Una stasi di calma fuori dal caos affaticante della vita nella grande città, e questo tempo si delinea come recupero dopo una grave malattia, quindi un tempo che risana, consente di scrutare meglio e immergersi nella propria vita intima, di medicare il corpo ma anche l’anima, la mente, i desideri confusi che vanno chiariti, ordinati, compresi e soprattutto confrontarsi con sé, con la memoria del passato per fare una sorta di bilancio della sua vita.
E’ una donna matura, impegnata, ricca di esperienze importanti nel campo della scuola, che ama e a cui ha dedicato anni di slanci e coraggio, ha costruito la sua professione con dedizione non sottraendosi mai alla responsabilità, ma da tempo vede lo sfilacciamento della istituzione, la perdita dell’entusiasmo e della volontà da parte di tanti colleghi e colleghe, e lei stessa si interroga continuamente sul suo lavoro, sui cambiamenti, sulle modalità istituzionali che intervengono a logorare quello che era sembrato un compito complesso ma ricco di aspettative e calore umano.
Anche la sua vita personale è oggetto di riflessione, la relazione con il marito che ha deciso di lasciare ma che non riesce a staccarsi definitivamente da lei e continua a mandarle messaggi di conforto e sollecitazione sul telefonino, entrando nel suo spazio privato con una dipendenza che nasce da una lunga convivenza. Non messaggi da stalker, ma comunque invasivi della sua intimità, non adeguati alle scelte di pausa e riflessione che Antonia ha scelto per il momento per sé.
In questo intreccio di ruoli e memorie è con la sorella Adriana, che l’accompagna nella casa di villeggiatura e cura la sua permanenza. Anche il rapporto tra le due sorelle, così diverse, Antonia, la maggiore, intellettuale e svagata, Adriana ribelle, selvatica ma molto concreta, si definisce all’interno della narrazione, tra i ricordi del passato, della madre e delle piccole storie della loro infanzia e giovinezza. Antonia scrive e riflette che da molto tempo non scrive per sé ma solo per incombenze esterne, per lavoro.
Da qui il desiderio di tenere un diario che l’aiuti a mettere ordine. E proprio questa sorta di diario tracciato dalla protagonista nella casa di villeggiatura è la stesura del romanzo che noi leggiamo, intervallato da frammenti lirici in una prosa poetica, alla fine di ogni capitolo, che hanno il compito di suggerire quasi in presa diretta i pensieri e le percezioni intime della protagonista narratrice. Soprattutto in questi inserti lirici la narratrice dà libero sfogo alla sua profonda vena interrogante, come in una scrittura libera e senza regole, che partendo dal corpo e dalla immaginazione penetra nei meandri più nascosti del suo essere donna e porta alla luce sensazioni ed emozioni inquiete.
Questa costruzione non lineare mostra i diversi piani narrativi in cui è scritto il romanzo, alterando memoria e presente, inserti di comunicazioni altre (messaggi telefonici), scritture autobiografiche, diaristiche e liriche. Nella tranquillità agognata e rilassante del suo soggiorno nel Cilento intervengono via via diversi personaggi, il figlio che arriva con un amico, alcuni abitanti del paese e un certo clima di inquietudine e sospetto che inizia a circolare nel paese a causa di trame oscure che hanno a che fare con appetiti mafiosi relativi a luoghi di particolare bellezza del territorio.
Così la narrazione prende una piega più complessa: pubblico e privato si intrecciano nelle osservazioni e nei pensieri della protagonista e lei stessa non può non confrontarsi con l’ambiente del Cilento in cui la corruzione si fa strada nonostante le apparenze tentino di nasconderla. In questo clima ambiguo e drammatico per l’improvviso ferimento della sorella, vittima di un colpo di pistola destinato ad un altro, Antonia, con perseveranza e coraggio, cerca una sua posizione risolutiva, che le consenta una vita matura e soddisfacente e le sembra di trovarla nella nuova conoscenza di un giovane volontario con cui entra in sintonia. Il romanzo ha un andamento lento e pacato nella prima parte, per poi prendere un ritmo più concitato nelle parti finali, in cui i diversi piani si stringono e si alternano e la narrazione diviene rapida, intrecciando dialoghi, momenti di riflessione e spaccati di gruppo che rendono dinamica la scena e offrono spunti diversi di osservazione.

 

Floriana Coppola, “Aula voliera”, Oedipus, Salerno, 2019

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Gabriella Musetti

Nata a Genova, vive a Trieste. Organizza “Residenze Estive” Incontri residenziali di poesia e letteratura. Dirige “Almanacco del Ramo d’Oro, Nuova serie”, semestrale di poesia e cultura. E’ socia della Società Italiana delle Letterate. Ha fondato, insieme ad altre, la casa editrice Vita Activa: www.vitaactivaeditoria.it. Ha curato numerose pubblicazioni saggistiche tra cui: Sconfinamenti. Confini passaggi soglie nella scrittura delle donne (2008); Guida sentimentale di Trieste (2014), Dice Alice (2015), Oltre le parole. Scrittrici triestine del primo Novecento (2016). In poesia ha pubblicato: Mie care (2002), Obliquo resta il tempo (2005); A chi di dovere (2007), Premio Senigallia; Beli Andjeo (2009), Le sorelle (2013), La manutenzione dei sentimenti (2015).

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