Miss Marx, nostra compagna di lotta

Sarah Perruccio, 22 settembre 2020

Può senz’altro capitare di essere adombrate dalla grandezza di un padre, specialmente se quel padre ha cambiato la storia e il modo di leggere la realtà. E’ il caso di Eleanor Marx, attivista e divulgatrice di valore, scomparsa nel gorgo degli anni e così dimenticata dai più. 

Se da oggi abbiamo l’occasione per rincontrare la sua figura e il suo operato dobbiamo ringraziare Susanna Nicchiarelli, regista romana che è tornata quest’anno a Venezia con “Miss Marx”, dopo aver ottenuto il premio Miglior Film 2017, sezione Orizzonti, per Nico 1988, un altro ritratto fortissimo di una donna anticonformista, affascinante eppure pericolosamente fragile (Christa Päffgen, la cantante Nico appunto). 

La seconda metà dell’Ottocento è periodo di grandi rivoluzioni e Eleanor si muove, infatti, nella Londra puritana che sta ancora mal digerendo la teoria evoluzionistica di Darwin (Eleanor nasce nel 1855, “L’origine della specie” esce nel 1859) e le teorie di Karl Marx e Friedrich Engels i quali, nel 1849, avevano spostato nel capoluogo britannico la sede della Lega Comunista. Il film si concentra sugli anni adulti di Eleanor Marx, detta Tussy, ossia dalla morte del padre nell’83 fino alla sua fine. 

Eleanor segue le orme paterne, come e più delle altre figlie, diffondendo le sue idee in giro per il mondo attraverso conferenze e incontri pubblici, traduce alcuni dei suoi testi in inglese e visita parecchie fabbriche, dove concentra la propria attenzione ed empatia sulla condizione delle donne e dei bambini sfruttati. Il film di Susanna Nicchiarelli ci presenta la signorina Marx in tutta la sua abilità di divulgatrice e politica mostrando, al contempo, ma solo all’occhio più attento, le sue sofferenze intime. Eleanor infatti si innamora Edward Aveling, con cui condivide idee e percorso di vita, uomo di indole però tragicamente superficiale che la segnerà irrimediabilmente, un poco alla volta. Il suo contegno infatti, restituito dalla recitazione contenuta e sottile dell’inglese Romola Garai, non lascia trasparire tutto il suo dolore finché una fumata d’oppio e il crescendo della musica dei Downtown Boys lo fanno deflagrare, scatenando miss Marx in un anacronistico ballo su un ritmo punk-rock liberatorio. 

La musica, un asse portante del film, racconta tutto quello che i protagonisti, dall’atteggiamento molto “nordico” (e piuttosto borghese, nonostante tutto) celano, e si fa ambasciatrice della carica rivoluzionaria delle idee di Marx, delle rivolte nelle fabbriche, del dolore di un amore continuamente disatteso e tradito. Così, nonostante l’appagamento estetico derivato dallo splendido lavoro sui costumi e sulle scene (risultato di uno studio della pittura impressionista), i momenti più convincenti della pellicola sono quelli che coraggiosamente stracciano l’illusione del film in costume. Ci si augurerebbe di vederli più spesso. Se c’è una critica da muovere al film è quella di aver tirato il freno su questi momenti (che hanno fatto anche di Nico 1988 un film potentissimo), a favore di uno sguardo più lontano, rispettoso della ricostruzione storica. 

Ad ogni modo la signorina Marx di Nicchiarelli, che ha sempre scelto seguendo la sua intelligenza, il suo cuore, il suo senso di giustizia, diventa anche lei una rock star e, se l’omonimo film ci presenta Nico sul viale del tramonto, “Miss Marx” è un omaggio al periodo più fulgido della vita di Eleanor, alla sua vita in coerente sintonia con i suoi ideali, al successo del suo operato come politica e intellettuale. Non c’è insomma nessun tramonto, ma una notte improvvisa che spegne la luce tutta in una volta, come se seguire in modo ferreo la propria coscienza non bastasse; come se ai sentimenti poco importasse se il male ricevuto viene da una completa mancanza di senso morale in chi ferisce. Insomma, l’attenzione della regista e sceneggiatrice è attratta da questa spaccatura, dalla frattura interna tra la logica dell’intelletto e quella, più difficile da domare, dei sentimenti. Tanto che a distruggere Eleanor sarà l’amore per il compagno fedifrago e opportunista Aveling, come pure la delusione per la scoperta dell’incoerenza del padre che aveva preferito tacere la sua relazione extra-coniugale, rinnegando persino un figlio, per banale paura di creare scandalo. 

Eleanor è anche considerata una precursora del femminismo socialista, per il suo impegno a favore delle lavoratrici, avendo gettato le basi per ulteriori teorie nel suo “The woman question” scritto assieme a Edward Aveling (1886), in cui sostiene che “le donne sono creature di un’oppressione organizzata da parte degli uomini, così come i lavoratori sono creature di una tirannia organizzata degli indolenti”. Nel libro si immagina una società futura dove il matrimonio sarà un’istituzione obsoleta e la libertà di avere più relazioni varrà per l’uomo come per la donna, senza ipocrisie borghesi; una società dove l’uguaglianza tra donna e uomo sia un fatto acclarato e non si farnetichi più di naturali predisposizioni della donna per la cura della casa e dei figli e di istinti sessuali maschili da soddisfare. Idee che poi approfondirà evidenziando come patriarcato e capitalismo si sostengano a vicenda. 

Edward Aveling, ben incarnato nel film dallo sguardo ambiguo di Patrick Kennedy, nella realtà venne lasciato ai margini dai suoi compagni socialisti e nonostante il suo notevole contributo teorico alla causa, proprio perché molti lo ritenevano causa della morte di Eleanor.

Con Aveling lei aveva condiviso anche la pratica appassionata del teatro: miss Marx infatti interpretava volentieri, sin da bambina, testi teatrali – da Shakespeare a Ibsen, che tradusse anche in inglese e persino parafrasò scrivendo “Casa di Bambola riparata”-; lui si scelse un nom de plume, Alec Nelson, e scrisse molte commedie di successo. Dal ricco archivio di scritti di Eleanor, epistolari, sue traduzioni e curatele (dai romanzi come Madame Bovary agli scritti del padre) Susanna Nicchiarelli ha tratto molti dei discorsi e dei dialoghi per riproporre fedelmente le parole di Tussy. 

Come vera e ben documentata è l’amicizia che lega Eleanor alla scrittrice socialista e femminista sudafricana Olive Schreiner, che vorrebbe vedere l’amica lontana da Aveling. In questo intreccio di momenti meta-cinematografici, citazioni, fedeli ricostruzioni e inserti documentari di proteste reali, Miss Marx brilla della sua luce ben controllata e arriva al pubblico caparbia, capace e attuale come fosse oggi una nostra compagna di lotta.

 

”Miss Marx”, regia di Susanna Nicchiarelli, Italia, Belgio 2020, con Romola Garai e Patrick Kennedy

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Sarah Perruccio

Sarah Maria Perruccio nasce nel Regno Unito nel 1982 e cresce in Italia. Consegue una Laurea in DAMS all'Università di Roma Tre e un MA in Applied Theatre alla University of Manchester. Si occupa di teatro: sin dal liceo recita, scrive e cura la regia dei propri testi. In UK, all'Octagon Theatre, collabora alla direzione di laboratori teatrali con gruppi di adolescenti di diverse provenienze e con esperienze di difficoltà. Ha contribuito alla traduzione della collezione di drammi Teatro di Timberlake Wertenbaker di M.V.Tessitore e P. Bono, curando anche la postfazione critica di Le Leggi del Moto. Ha continuato ad occuparsi di Wertenbaker in un breve saggio su Altre Modernità, e per altre pubblicazioni in lingua inglese. Tuttora traduce articoli accademici, racconti e documentari. Ha da poco completato una sceneggiatura cinematografica attualmente in fase di pre-produzione (l’Innesto), per la regia di Dario Germani. Collabora stabilmente come autrice di documentari con la casa di produzione Rizoma Film il cui ultimo progetto, Cuore di Bambola, è stato presentato all' EFM di Berlino e al 49° Giffoni Film Festival, in concorso. È socia SIL dal 2009.

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