Piccole vite di donne, uomini e animali

Loredana Magazzeni, 17 settembre 2020

La scrittrice indiana Tishani Doshi, che con il suo primo romanzo (The pleasure keepers, Il piacere non può aspettare, Feltrinelli 2010) ci aveva abituato alle grandi saghe familiari, piene di odori, sapori, spezie, linguaggi, dove la forza dell’amore parlava una lingua passepartout che legava i mondi, in questo secondo romanzo affronta temi più specifici e delicati, lascia intravedere crepe e difficoltà che trasgrediscono alla legge universale dell’amore familiare. Intanto Small days and nights (Giorni e notti fatti di piccole cose, Feltrinelli 2020) si presenta come un romanzo sulla condizione moderna, quella dell’essere globali, addirittura in collegamento fra tre continenti: l’Europa, in particolare l’Italia, l’America e l’India. Luogo del racconto è il villaggio di Paramankeni, nello stato indiano del Tamil Nadu: qui si situa il suo poema glocale, un romanzo sulla disgiunzione, la dislocazione e l’impossibilità di raggiungere ideali univoci di nazionalità, femminilità e genitorialità. I mondi in questo suo libro sono ribaltati: l’altro e la distanza sono rappresentati dall’America e non dall’India ed è raccontato il fallimento dei valori patriarcali così come erano stati perseguiti nelle vite familiari.

Tishani Doshi riprende il tema dei matrimoni interetnici, ma soprattutto evidenzia le condizioni particolari del vivere l’omosessualità o la disabilità in un paese come l’India. Su questi temi forti costruisce una parabola di futuro: l’importanza e il come prendersi cura di chi è fragile.

Temi forti appaiono l’ineguaglianza nel rapporto donne e uomini, nelle relazioni amorose, il desiderio di vita sorgiva, accanto agli animali, tra immense presenza come il mare o il deserto.

In particolare è toccato il tema dell’animalismo e dello specismo, del rispetto verso gli animali. Ma non è un romanzo costruito a tesi: la conoscenza si genera dall’esperienza personale, è radicata nei corpi, che ritrovano se stessi cercando un modo di vivere, una fluidità più legata al mondo degli elementi naturali (lo scorrere del giorno e della notte, lo scorrere delle stagioni, il mare, il deserto) in contrapposizione al mondo della città, che dominava invece nel primo romanzo.

La protagonista, Grace, segue il suo desiderio di creare una sua piccola comunità interspecie, una “famiglia” nel senso più vero del termine, dove i legami di sangue comprendono non una moglie e un marito o dei figli, ma una sorella con sindrome di Down e una componente animale, i vari cani che vivono nella casa, cani che verranno presi di mira e soppressi da alcuni abitanti del villaggio, come se questo fosse un avvertimento per non volere integrare questa famiglia ribelle nella comunità locale.

Un altro tema forte è quello dell’intimità e della necessità della relazione fra donne. Scrive infatti Tishani: “C’è una intimità tra donne che è addomesticata e necessaria come la maniglia della porta, la federa, il polso”.

C’è anche un tema politico: la violenza patriarcale che permea mondo umano e animale. Scrive Doshi: “tutti sono più poveri di quanto vorrebbero”. Ma alla corsa al successo e alle gerarchie di casta si aggiungono le gerarchie fra maschile e femminile e quella fra umani e animali, che risultano spesso vittime di violenza. Nelle sue pagine il mondo patriarcale è rappresentato dai “politici locali con baffi e pance gonfie, ben nutrite” mentre, scrive, il mondo ha bisogno solo di tenerezza.

Da qui il più che giusto desiderio della protagonista di prendere potere, di essere rispettata sia nella sfera famigliare e domestica sia in quella pubblica, della comunità, in cui i piccoli giorni costruiscono la vita nuova. Dunque la volontà della protagonista di partecipare, il suo desiderio di ritrovare la comunità, di ritrovare radici e di integrarsi, con atti di politica attiva, altrimenti, scrive, la vita è uno spreco: “Vivere la vita a distanza, senza avere partecipato, sembra in qualche modo uno spreco”.

Lo fa con una lingua cristallina, luminosa, essenziale, minimalista che conduce chi legge a capire anche il senso di quel “piccole cose” del titolo. “Small” in Emily Dickinson è sempre riferito alla sua esperienza umana, ed è anche un modo per tenere nascosta, e proteggere, l’immensa vita interiore che voleva coltivare con cura. Per Dickinson, le vite piccole, (di donne, uomini e animali) sono quelle in cui accadono cose grandi: “the size of this “small” life –/The Sages – call it small –/Swelled – like Horizons – in my breast” (E poi – la misura di questa vita “modesta”- Che i Saggi definiscono modesta –Si espanse – come orizzonti – nel mio cuore -). È saggio allora a chiamare piccoli, modesti, i giorni di questa vita nuova, per proteggerli, e farli fiorire.

Scrive Salman Rushdie in Patrie immaginarie che il ricordo è come una foto in bianco e nero che col romanzo lui ha voluto fosse a colori, come in una visione da Cinemascope. Tishani Doshi ha fatto altrettanto, toccando in più la volontà di stigmatizzare il fondo buio e violento della società patriarcale e della violenza verso le donne, in tutte le sue forme, fisiche, psicologiche, familiari, sociali. Dobbiamo esserle grate e grati.

I romanzi di Doshi sono in dialogo continuo con la sua produzione poetica, ancora non tradotta in Italia, soprattutto il suo Countries of the body, quei territori del corpo che ama analizzare attraverso temi ricorrenti come la gioia, la juissance, il desiderio, e tramite la danza e il contatto con le radici mitiche del suo immenso paese.

Tishani Doshi, Giorni e notti fatti di piccole cose, traduzione di Silvia Rota Sperti, Feltrinelli, 2020

 

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Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni vive a Bologna e si occupa di poesia e di critica letteraria militante. Ha co-curato varie antologie di poesia, fra cui Cuore di preda. Poesie contro la violenza sulle donne (CFR, 2012), Fil Rouge. Antologia di poesie sulle mestruazioni (CFR, 2016), Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Le Voci della Luna Poesia, 2009), La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (La Vita Felice, 2015) e, appena uscita Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana contemporanea, Milano, La Vita Felice, 2018. È da vent’anni nel Gruppo ‘98 Poesia e nella redazione della rivista Le Voci della Luna. Fa parte del Collettivo di traduzione WiT, Women in Translation, con cui ha curato l'antologia Audre Lorde. D'amore e di lotta. Poesie scelte, Firenze, Le Lettere, 2018.

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