Donne senza bavaglio

Annalisa Comes, 07 settembre 2020

Riparte la scuola. E scrive a Letterate Magazine una prof per invitare le donne, tutte, a lottare per un’educazione che sia davvero tale. A rigettare la burocrazia e le cartacce. A far cessare l’abitudine a tollerare. Forza prof, LM riparte da voi e con voi!

Di Annalisa Comes

Manca poco al suono della campanella e chissà se lo sentiremo dal vivo o ci toccherà innescare un sottofondo virtuale. Si discute ancora ferocemente sulle date della riapertura, sulla tipologia dei test, sui banchi, sulle distanze, sulle mascherine. Si discute sulle sanificazioni, sulle ricreazioni, sullo scaglionamento entrata-uscita. I fogli dei compiti saranno “infetti”? Si potranno scambiare libri o prestare le penne? Saremo tutti insieme appassionatamente in un’atrofica sala chirurgica? O fra le solite vecchie mura scrostate, dove ogni cosa sembrerà diversa ma tutto sarà di fatto uguale a prima?

La nostra preside qualche giorno fa al primo collegio docenti (online) ci ha fatto un discorso sul senso di responsabilità e sulla funzione fondamentale della scuola…. Da quanti anni, Covid a parte, sento questi discorsi! Li trovo oggi patetici e pericolosi. Perché credo che la politica approfitti di questa attitudine, di questa passività e “senso del dovere” per destinare soldi altrove. Tanto la scuola se la cava!

Un invito a fare con quello che abbiamo. Cioè quasi nulla! Hanno diviso le classi e a mesi alterni metà della classe seguirà da casa! Sì, hanno comprato delle telecamere. Immaginate che caos 15 studenti davanti a te imbavagliati e immobili (non si possono assolutamente spostare dal banchi – che sono ancora quelli “vecchi”) e altri 15 che ascoltano chissà come da casa… impossibile ovviamente seguire bene entrambi! E anche noi docenti imbavagliati a dirigere la telecamera come presentatori televisivi. Ci vogliono più docenti e spazi e tutti gli studenti devono essere in presenza.

Non parlo poi degli scioperi; sono pochi a farlo, non solo per motivi economici, ma per la certezza che non serve a niente… E allora “Che fare”?

È vero l’associazione presidi (ANP) qualcosa ha detto, qualche alzata di testa dei sindacati c’è stata, gruppi di docenti sui social si interrogano sulla sicurezza e sulla didattica. Manciate di maestri e maestre lavorano alacremente, qualche filosofo detta anatemi. Le ricette degli psicologi specializzati non si contano e le famiglie si agitano e protestano; quando va bene creano collettivi eco-scolastici, stilando liste di proposte che temo non verranno lette.

Ci ripetono che la scuola è il futuro del Paese, il governo declama che è la priorità assoluta. Ma dove sono le proposte, a parte l’arredo e i percorsi obbligati segnalati a terra dallo scotch giallo? Quali e quanti sono gli investimenti? Servono progetti innovativi, classi dimezzate, maggiori insegnanti, e spazi. Serve coraggio e bellezza oltre il disinfettante.

Sono convinta che un grande cambiamento potrebbe avvenire grazie a noi donne. Che siamo il 99% nelle scuole dell’infanzia e il 69% nelle scuole medie superiori! (dati Ocse 2018), potremmo davvero cambiare la società e rimettere al centro il progetto educativo. Siamo maestre, professoresse e madri, mogli, nonne, zie. Chi meglio di noi sa, quanto ha pesato, in questo periodo, la cura della famiglia? Chi meglio di noi conosce la pazienza dell’educazione, – casalinga e istituzionale, – la pazienza della cura, la disperazione e il coraggio, la passione, la determinazione, la paura?

Come madre e professoressa invito tutte le donne a prendere in mano la situazione, a lottare per un’educazione che sia davvero tale. A rigettare la burocrazia da tavolino, le cartacce, le pratiche aziendali! A far cessare i bisbigli, l’abitudine a tollerare ciò che ormai è intollerabile e a levare, forte e alta la nostra voce.

 

Togliamoci il bavaglio, che è peggio di una mascherina chirurgica.

 

·        Docente di italiano e storia, IPSEOA “Gioberti”, Roma.

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Annalisa Comes

Annalisa Comes (1967), vive a Roma dove insegna e traduce. Dopo una formazione in filologia romanza e italiana (dottorato) e una specializzazione in giornalismo e comunicazione, nel 2020 ha concluso un dottorato di ricerca (in cotutela tra Verona e Nancy) con una tesi sulla poesia per bambini in Italia dal 1945 a oggi. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie, in Italia e in Francia, fra cui ouvrage de dame (2004), Racconti italoamericani (2007), Fuori dalla terraferma (disegni di Fred Charap, 2011), Il corpo eterno (fotografie di Vasco Ascolini, 2015), Alberi a fronte (segni di Costanza Ferrini, 2018); il libro di brevi prose L'Airone (2020); il saggio In Francia mi si è gelato il cuore. L’esilio francese di Marina Cvetaeva : 1925-1939 (2016) e la biografia di Astrid Lindgren, Astrid Lindgren. Una vita dalla parte dei bambini (2017). Nel 2014 ha vinto una «résidence d’écrivain» per la scrittura poetica di quattro mesi presso il Sémaphore de Créac’h, Ouessant (Francia). Da pochi anni segue le lezioni di ebraico biblico (e moderno): dopo lunghi studi, ha capito finalmente cosa voleva studiare.

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