Lo scandalo dell’assenza

Luisa Ricaldone, 21 febbraio 2020

Si può diplomarsi senza conoscere Christine de Pizan (1365-1430), scrittrice di respiro europeo? O ignorando la manualistica scolastica e universitaria di Isotta Nogarola (1418-1466)? La cancellazione delle autrici risponde a un uso distorto del potere culturale scrive il filologo Federico Sanguineti nel suo pamphlet, parlando di ginocidio culturale.

Di Luisa Ricaldone

Omettere, occultare, eradere, censurare: queste le azioni compiute da curatori ed editori di codici e da storici della letteratura italiana che Federico Sanguineti mette al centro di “La storia letteraria in poche righe” , breve ma ricca raccolta di saggi (o, meglio, di questo pamphlet), da poco nuovamente disponibile nelle librerie. Accanto a manipolazioni “illustri” – come quelle compiute in età controriformistica (e non solo) a danno della Commedia dantesca, del Decameron, dei Rerum vulgarium fragmenta di Petrarca e di altri classici, manipolazioni delle quali l’autore, che è filologo, evidenzia i risvolti e i significati – è l’assenza delle donne nel panorama letterario a costituire lo scandalo per eccellenza, comunque il più vistoso e quello ormai più denunciato dalle studiose che lavorano al ripristino del canone letterario italiano. Obbediscono a uno stesso criterio di prevaricazione e uso distorto del potere culturale sia la manipolazione dei testi sia la sottrazione alla memoria di ampie zone della nostra cultura, al fine di normare, nel caso delle donne, soggettività femminili tese a incrinare la compattezza di una tradizione e la continuità di modelli sociali.
E’ “un silenzio assordante” quello che avvertiamo intorno a noi, nelle aule scolastiche e all’Università, dove la conoscenza delle opere delle scrittrici, affidata alle iniziative delle singole docenti, è ancora lontana dal costituire norma didattica (si veda il volume degli Atti del Convegno organizzato da Maria Serena Sapegno, Critica clandestina? Studi letterari femministi in Italia, University Press La Sapienza 2017).
La Società italiana delle Letterate ha numerose volte denunciato questa realtà nel corso degli anni con il suo lavoro di diffusione, rilettura e riscoperta di testi e di autrici e con gli studi sul canone avviati con il volume a più mani Oltrecanone. Generi, genealogie, tradizioni (a cura di Anna Maria Crispino, Manifestolibri 2003 e poi, in edizione aggiornata, Iacobelli 2014), e proseguito con conferenze, studi, pubblicazioni delle socie.
Con il piglio polemico di paladino di temi che nel trascorrere del tempo rimangono sempre attuali, Sanguineti denuncia come sia “vergognoso che si possa conseguire la maturità, anzi la licenza elementare, ignorando […] Christine de Pizan (1365-1430), scrittrice di respiro europeo – femme italienne per sua stessa definizione –, che, nel suo libro più noto, La cité des dames, prefigura una società non discriminante nei confronti delle donne”; come altrettanto vergognosa è “la scomparsa dalla manualistica scolastica e universitaria di Isotta Nogarola (1418-1466)”, di Lucrezia Marinella (1571-1633), gli scritti delle quali sono stati tradotti, pubblicati e diffusi negli Stati Uniti ma non da noi. E l’elenco si spinge fino all’Ottocento. Ma sappiamo che non è stato da sempre così, ci ricorda Sanguineti: la Storia della letteratura italiana dell’abate gesuita Girolamo Tiraboschi, scritta nel decennio 1772-1782 dedica spazio e considerazione alle letterate, mentre è a partire da De Sanctis che – attratto più dallo sguardo maschile posato sulle figure femminili che dalle autrici – tutto cambia. È l’egemonia borghese – scrive l’autore – che emargina le donne, e al loro posto “si esibiscono […] feticci e stereotipi bell’è pronti per essere pedagogicamente illustrati” (p. 37). In questo senso l’autore parla di “‘ginocidio’ culturale che richiederebbe, come risposta adeguata, una riforma sia dell’istruzione pubblica di ogni ordine e grado che della didattica e della ricerca” (p. 13).
A proposito ancora della Storia letteraria in poche righe, è da rilevare che è un uomo che dice la sua in un ambito nel quale il numero e l’impegno delle studiose sono decisamente superiori a quelli dei loro compagni di strada: gesto dunque senz’altro lodevole e da tenersi nella dovuta considerazione. Tuttavia il veemente j’accuse – dettato da passione e motivato risentimento, ma anche da una animosità ideologica che percorre con insistenza queste pagine per altri versi poste su fondamenta filologiche solide – relega in un angolo fenomeni e momenti di per sé più utili a comprendere gli ambiti di riferimento che non i richiami a modelli interpretativi esterni ai contesti. Comunque se il senso del volume è di denunciare i misfatti dei quali è reo il patriarcato, questa operazione è senz’altro riuscita.
Fra i molti altri temi e autori di cui si discute in questo saggio, ricorderei la rilettura di alcuni passi delle opere di un Dante che avrebbe superato “ogni stereotipo di genere” (p. 73), e soprattutto l’auspicio espresso nelle pagine “Violenza in famiglia e Umanesimo”, dove si abbozza uno studio complessivo sull’argomento a partire dalla trattatistica familiare di età umanistica che l’autore incrocia con la “violenza a scopo pedagogico e salvifico” di alcuni testi sacri. Da approfondire.
Federico Sanguineti, La storia letteraria in poche righe, Il melangolo, Genova 2018

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Luisa Ricaldone

Luisa Ricaldone è stata lettrice presso l'Università di Vienna e successivamente ricercatrice docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università degli Studi di Torino. Si è occupata di letteratura delle donne fra Settecento e Novecento, di scrittrici straniere che scrivono in italiano, di studi sulla vecchiaia, pubblicando vari saggi. Già presidente della Società italiana delle Letterate, fa parte della giuria del Concorso Letterario Lingua Madre, collabora saltuariamente all'"Indice dei libri del mese" e a "Leggendaria".

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