Un pianoforte a Maiorca. Con George Sand e Chopin

 

 

Nel novembre del 1838 un piccolo gruppo di persone, formato da una donna, un giovane uomo e due ragazzini, sbarca nel porto di Palma, isola di Maiorca. La donna è Aurore Dupin, nome sconosciuto ai più, poiché è solita usare lo pseudonimo di George Sand; i due ragazzi, un maschio e una femmina, sono i suoi due figli che le sono stati da poco affidati dopo il divorzio dal marito; il giovane uomo è Fryderyk Chopin.

I due hanno da qualche tempo una relazione d’amore, che durerà per circa dieci anni. Sono arrivati dalla Francia, via mare da Barcellona, con molte aspettative: lei spera in un lungo soggiorno di quiete per poter lavorare senza essere distolta dalle occupazioni mondane, poiché “ si guadagna molto tempo quando non si vede nessuno, si è costretti a fare tardi la sera molto meno”. Conta che il clima mite possa aiutare la guarigione del figlio che soffre di reumatismi, ma soprattutto spera che il suo compagno, debole di bronchi, possa trarre lo stesso giovamento dal soggiorno in quell’isola di cui si decantano meraviglie. Bastano pochi giorni a far crollare le illusioni: l’isola si rivela inospitale, priva di strutture abitative decenti, e gli abitanti  prendono subito in antipatia quello strano gruppo familiare che non somiglia a una regolare famiglia. E inoltre non frequentano né la chiesa né, grave errore, riconoscerà  più tardi la scrittrice, si raccomandano ai maggiorenti locali. Ma occorre adattarsi alla scomodità dei luoghi, al cibo scarso e poco invogliante, soprattutto per il nervoso compagno, alle piogge torrenziali e ai disagi di ogni genere. Anche all’ignoranza dei locali, che diffusasi la voce falsa della malattia contagiosa di cui soffrirebbe il musicista, li osteggiano in ogni modo.

George Sand dopo aver scovato in mezzo alle campagne un’antica certosa abbandonata, la trasforma in un luogo quasi ospitale. Dopo molte peripezie riesce a far arrivare anche un piccolo pianoforte sul quale Chopin comporrà i suoi famosi Preludi, anche in virtù dello stato d’animo esacerbato da quel soggiorno che detesta. Lei e i suoi figli invece godono di quell’ambiente selvaggio e inusuale, della libertà e della natura incontaminata. Da quell’esperienza che dura tre mesi nasceranno le pagine bellissime del libro Un inverno a Maiorca, pubblicato solo nel 1855, e oggi per la prima volta in Italia dalla casa editrice L’Iguana.

Un libro denso di accurate e smaglianti descrizioni dei luoghi, con sorprendenti intuizioni sul potenziale turistico dell’isola; molti particolari sull’uomo e artista Chopin, sulla sua fragilità e sul suo genio “secondo solo a Mozart, ma superiore a Bach e Beethoven”.

Ma soprattutto ricco di sorprendenti considerazioni sul viaggiare. La scrittrice non esita ad ammettere di essersi sbagliata quando pensava che le avrebbe giovato un periodo di isolamento, perchè non si può fuggire dalla realtà  del proprio presente, anche se non ci soddisfa. “Perchè viaggiare se non si è costretti? (…) Le ragioni  sono molte: “E’ che noi non abbiamo realmente nessun ruolo in questo tempo, e che, di tutti gli aspetti che assume l’ideale, il viaggio è uno dei più divertenti e di più fallaci”. Ma in realtà, “ non si tratta mai di viaggiare quanto di partire”.

Un inverno a Maiorca, George Sand, L’Iguana Editrice, 2017. Pagine 194, euro 14,00

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Maristella Lippolis

Maristella Lippolis ha esordito nella narrativa pubblicando racconti sulla rivista Tuttestorie. Nel 1999, con la raccolta di racconti La storia di un'altra, ha vinto il Premio Piero Chiara. Seguono i romanzi Il tempo dell'isola, Ed. Tracce 2014; Adele né bella né brutta, Piemme, finalista al Premio Stresa 2008; Una furtiva lacrima, Piemme 2013; Raccontami tu, L'Iguana, Editrice 2017; Non ci salveranno i Melograni, Ianieri Edizioni 2018. Collabora con la rivista Leggendaria, con il Letterate Magazine, con il Magfest (Festival di donne nel teatro). Organizza laboratori di scrittura creativa e autobiografica. Di origine ligure, vive a Pescara.

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