La memoria condivisa

Silvia Frezza, 3 settembre 2019

L’importanza della lettrice, il canone letterario, le scrittrici misconosciute. Cronaca da Duino: una docente del corso di formazione Sil dello scorso luglio racconta il disagio di non avere riferimenti letterari femminili nei libri di testo, dove sono assenti o marginali le letterate. E scrive della mancanza di una coscienza di genere.

Di Silvia Frezza

Ho raccontato alle donne della Biblioteca di L’Aquila, intorno al nostro tavolo, la mia esperienza a Duino dal 4 al 7 luglio: l’ho fatto con entusiasmo e con calore, perché le mie attese sono state ampiamente corrisposte. Meravigliose relatrici ci hanno condotto attraverso luoghi sconosciuti e hanno condiviso memorie inedite che ora sono diventate patrimonio comune, non solo delle insegnanti partecipanti, ma anche dei loro contesti operativi di riferimento, professionali, personali, associativi.

A Duino ho conosciuto insegnanti straordinarie che, come me, affrontano con determinazione e coraggio la sfida quotidiana di offrire alle proprie alunne e ai propri alunni quadri di riferimento culturali e sociali densi di significati, progressisti, perfino rivoluzionari: a Duino, infatti, abbiamo condiviso il disagio diffuso di non avere riferimenti letterari femminili nei nostri libri di testo, dove sono assenti o marginali quelle letterate che hanno invece prodotto forme di cultura oltre lo stereotipo, che hanno contribuito a creare una coscienza di genere, che hanno subìto relazioni di potere maschili e maschiliste, che hanno lottato per costruire una identità di genere, che hanno sperato, aggiungo, di fornire esempi culturali ma anche politici di affermazione di sé e del proprio senso di appartenenza ad un genere “altro”, quello femminile, quello che promuove una visione del mondo da vivere come soggetto attivo e come promotrici di saperi diffusi, oltre il canone che le ha sempre costrette e rilegate a pagine subalterne.

La consapevolezza dell’esistenza del canone, stabilito da uomini per una società e una cultura al maschile, ci consente di attraversare la storia della letteratura e di ricartografare lo scenario per sconfinare e trasgredire riposizionandoci in modo critico e accogliendo, oltre il libro di testo, grandi letterate del passato e contemporanee in grado di accrescere autostima e senso di identità nelle giovani studentesse.

Certo, la Scuola e l’autorevolezza dell’insegnante svolgono un ruolo fondamentale e insostituibile, soprattutto quando riescono ad appassionare alla lettura, a stimolare interazioni culturali, ad aiutare a vivere attraverso la letteratura, ad accrescere autostima promuovendo creatività e produzioni autogestite, facendo incontrare personagge, lettrici e scrittrici con tutte le loro connotazioni politiche in grado di riscattarle socialmente e culturalmente. Risulta fondamentale il coinvolgimento attivo delle lettrici, per dare un senso a ciò che si legge, per ricompattare la narrazione, per ricostruire le storie, per conoscere e ri-conoscersi.

Certo, per “trasmettere” nella didattica la “questione” femminile dobbiamo essere noi insegnanti ben consapevoli della cornice in cui operiamo. E possiamo cambiare le categorie partendo da punti di vista inediti proponendo testi di genere in grado di smontare stereotipi e favorire attraversamenti di genere portando in cattedra figure femminili autoriali da inserire nelle consuete periodizzazioni: in questo modo offriamo un quadro letterario di riferimento sicuramente più ricco, veicolando un approccio di genere “spontaneo” e favorendo una proficua ricaduta sulla classe, alla quale noi insegnanti teniamo in modo particolare per favorire la conoscenza e poi lo sviluppo in contesto reale di quelle competenze di vita che solo la letteratura fornisce, guidando attraverso la decodifica e l’interpretazione della lettura consapevole.

Lasciamoci coinvolgere sempre più da quelle personagge capaci di triangolare tra scrittrici e lettrici la “questione” femminile e l’uso non sessista della lingua italiana a cui tengo in modo particolare, perché attraverso esso favoriamo il senso di identità di bambine e ragazze che vogliono interagire usando linguisticamente/grammaticalmente entrambi i generi ed affermare la loro presenza culturale, sociale e politica femminile e femminista.

Ci siamo rese conto dell’importanza di lavorare in rete di scuole, di associazioni, di persone/personalità: a L’Aquila, con la Biblioteca delle Donne, presente sul territorio da più di 30 anni e con Terremutate, nata subito dopo il sisma del 2009, offriamo ormai da anni alle scuole del cratere, sia a studentesse/studenti che ad insegnanti, progetti interdisciplinari utilizzando argomenti disciplinari “così come da programma”, convogliando contemporaneamente attenzioni ed energie operative su questioni di genere che riteniamo fondamentali per conoscere e per conoscersi e per offrire spunti didattici con ricaduta sulla classe (Il ’68 delle donne, Jane Austen e il romanzo di formazione, Bimba col pugno chiuso sulle partigiane, Oltre il canone con scrittrici e personagge inedite, Le storie di Alina – protagonista di viaggi ed avventure). Per ciascun percorso abbiamo attivato laboratori nelle scuole e in Biblioteca, restituendo poi alla cittadinanza i lavori performativi di studentesse e studenti alle/ai quali abbiamo offerto conoscenze ed esemplificazioni di operatività di genere.

Infine, ma non da ultimo, vorrei sottolineare la positività e la simpatia del clima cameratesco/conviviale/amicale che ha accompagnato le giornate di formazione a Duino: risiedere 4 giorni con Persone “nuove”, motivate, simpatiche, si è rivelata una scelta importante e significativa, soprattutto molto stimolante; mi sono sentita a mio agio dormendo, mangiando, parlando, passeggiando, studiando e confrontandomi con ciascuna di voi.

Grazie e … alla prossima J

 

L’Aquila, 7.8.2019                                                Silvia Frezza

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Silvia Frezza

Insegnante a L'Aquila e attiva nel collettivo Terremutate.

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