Figlie e madri

Gabriella Musetti, 10 aprile 2019

Affetto fusionale e invidia, gelosia e attaccamento: le poete italiane contemporanee e il legame ambivalente che lega le generazioni di donne. Sia come madri sia come figlie. “Matrilineare”, un’antologia di più autrici.

Gabriella Musetti

Che i rapporti tra madre e figlia siano più complessi e oscuri di quanto appare al senso comune, spesso difficili e conflittuali, quando non radicalmente oppositivi, lo si evince dai molti testi narrativi scritti nella contemporaneità da scrittrici che scavano una zona ancora in ombra nonostante i tanti studi della psicanalisi. E lo ricordano non solo i miti antichi come Kore e Demetra o i nuclei profondi delle fiabe tradizionali come Biancaneve (e la Regina).
Si tratta di un vincolo di affetti fusionali e crudeltà che percorre i rapporti, con immaginazioni potenti che rimandano alla distruttività, all’invidia, alla gelosia, al possesso, a fantasie di inghiottimento e uccisione, all’ambivalenza dei sentimenti primari, alla eredità di sofferenza che molte madri portano alle figlie. Tutta una memoria di narrazioni orali e scritte del femminile ritornano su questi rapporti, tramandate da madre a figlia nel susseguirsi delle generazioni, storie narrate fin dalla prima infanzia per dare corpo e parola a pulsioni perturbanti o emozioni arcaiche, indagate in tempi recenti proprio dal pensiero femminista in riletture fondamentali, così come molte figure del mito e del passato storico: da Medea, a Niobe, alle streghe, alla figura dell’isterica, della guaritrice, al culto di Maria, per darne una lettura simbolica che tenga conto della valenza potente e pervasiva della “madre” nei percorsi di crescita, perché proprio il materno è stato l’ordine di collocazione storica e simbolica delle donne.
Ora questa antologia, Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni sessanta a oggi, a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli, esplora in questo senso un territorio della scrittura scarsamente indagato dalla critica nella letteratura italiana. E’ vero che numerose poete italiane da alcuni anni hanno affrontato nei loro libri questi argomenti con una maggiore frequenza, ma un confronto, una ricerca di ampio respiro che collegasse temi e soggetti, punti di osservazione e specifiche soluzioni non era ancora stata affrontata in maniera così puntuale e comparativa. Le autrici dei testi sono individuate tra diverse generazioni, da alcune grandi poete del passato recente come Anna Maria Ortese, Jolanda Insana, Maria Luisa Spaziani, Fernanda Romagnoli, Daria Menicanti, a poete della contemporaneità di valore riconosciuto e consolidato come Antonella Anedda, Vivian Lamarque, Biancamaria Frabotta, Cristina Annino, Mariangela Gualtieri, a giovani e giovanissime come Maria Borio, Laura Accerboni, Dina Basso e molte altre.
Punto di forza di questa antologia corredata da alcuni saggi introduttivi ai testi è aver individuato, comparandoli, dei percorsi differenti nei rapporti madre-figlia e figlia-madre (quindi da lati e posizioni molteplici), osservando le situazioni con sguardo riflesso che coglie particolarità individuali e collega diverse generazioni di poete nei diversi ruoli: si può essere figlia a una età più avanzata e madre in giovane età.
Le curatrici hanno costruito quattro Sezioni, suddivise in altre sottosezioni di argomenti specifici, ricche di spunti e immagini, aperte alla osservazione, mettendo in luce come su queste tematiche le soluzioni non possano che essere fluide, come l’ambivalenza si giochi su più piani, come il rovesciamento delle situazioni sia spesso messo in conto nelle scritture poetiche.
Interessante l’osservazione dei linguaggi o la centratura sugli archetipi, o le numerose figurazioni tipiche della relazione (abbandono, assenza, lontananza, influenza, dialoghi, ritratti), o i momenti estremi di difficoltà relazionale (malattia, morte). Oltre alla bellezza di molti testi presi in esame, qui è la ricchezza delle casistiche a essere interessante, a dare materiale di riflessione e indagine senza dubbio da sviluppare ancora, stante la “novità” o meglio “l’occhio nuovo” del percorso affrontato, non più incentrato su concetti di una maternità monolitica e tradizionale, in cui scorre soltanto il fluido consolante del bene-essere, fondato sulla madre sacrificante.
E’ anche vero che quasi ogni donna conosce queste tensioni nella propria vita personale, tuttavia mettere in parola e comparare con occhio affettuoso e insieme critico questa materia in poesia è stata una operazione coraggiosa.
«Questa antologia nasce a seguito di un nostro precedente lavoro di ricerca, La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (2015) incentrato sulla relazione madre-figlia, e riprende in esame la stessa tematica nella tradizione italiana, comprendendo anche testi di autrici migranti che hanno scelto di scrivere nella lingua d’arrivo», scrivono le autrici presentando l’antologia sulla rivista on line Versante Ripido (2 aprile 2109).
Già un primo interessante confronto lo si può evidenziare tra queste letterature: «in area anglofona prevalevano poesie di madri in difficoltà a “lasciar andare” le figlie, di norma precocemente separate dal nucleo familiare per ragioni scolastiche o lavorative, in Italia prevalgono all’opposto quelli di figlie sempre a stretto contatto con la figura materna, e per questo a volte insofferenti, e alla ricerca faticosa di una propria autonomia, pronte ad accudire lungamente le madri anziane o malate, ma anche testimoni del loro declino, cui guardano con sentimenti diversi, talvolta ambivalenti, ma in genere recalcitranti a “lasciarle andare” e inclini a dialogare idealmente con loro anche dopo la dipartita».
L’aver accolto tra la produzione italiana anche quella delle poete di origine o nascita straniera che scrivono in italiano, finalmente supera una dicotomia ancora tipicamente nazionale ma ormai senza fondamento.
L’intento del lavoro lo si vede dalla scelta dei testi antologizzati: aprire percorsi multipli di indagine e portare alla luce sentimenti sotterranei, l’indicibile di molte scritture poetiche, discutere concezioni, miti, immagini e sentimenti che scavano profondamente nelle identità femminili, nelle autobiografie, ne colgono le oscurità e le lacerazioni, soprattutto quel senso di insufficienza radicale e di inadeguatezza soggettiva che condiziona ancora la vita di molte donne.
Ricostruire nei dettagli (brevi, frammenti della memoria, immagini catturate, pensieri) positivi o meno la relazione con la madre significa rimettersi al mondo come soggetti con un gesto consapevole di amore per sé e per il mondo, collegarsi a una dimensione di genealogia che offre spazio alle donne fuori dalla cultura tradizionale patriarcale che le ha ingabbiate per secoli.

Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana dagli anni Sessanta a oggi, a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli, (prefazione di Anna Maria Carbone, postfazione di Saveria Chemotti), La vita Felice, Milano 2018.

La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese, a cura di Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli, (prefazione di Silvia Vegetti Finzi, postfazione di Anna Salvo), La Vita Felice, Milano 2015.

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Gabriella Musetti

Nata a Genova, vive a Trieste. Organizza “Residenze Estive” Incontri residenziali di poesia e letteratura. Dirige “Almanacco del Ramo d’Oro, Nuova serie”, semestrale di poesia e cultura. E’ socia della Società Italiana delle Letterate. Ha fondato, insieme ad altre, la casa editrice Vita Activa: www.vitaactivaeditoria.it. Ha curato numerose pubblicazioni saggistiche tra cui: Sconfinamenti. Confini passaggi soglie nella scrittura delle donne (2008); Guida sentimentale di Trieste (2014), Dice Alice (2015), Oltre le parole. Scrittrici triestine del primo Novecento (2016). In poesia ha pubblicato: Mie care (2002), Obliquo resta il tempo (2005); A chi di dovere (2007), Premio Senigallia; Beli Andjeo (2009), Le sorelle (2013), La manutenzione dei sentimenti (2015).

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One Comment
  1. Marina Giovannelli

    Puntuale, colta e accurata recensione di un’antologia che merita tutta l’attenzione che le viene dedicata.
    Grazie, amiche curatrici, grazie Gabriella Musetti.

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