Non normale non rassicurante. È Caryl Churchill

Riparte il tour di Settimo cielo di Churchill per la regia di Giorgina Pi. Il rivoluzionario lavoro del 1979, dopo il debutto del 19 marzo al Teatro India di Roma nei prossimi due mesi, arriverà a Trento, Udine, Ravenna, Milano, Bologna

Sarah Perruccio

 

Ottanta anni compiuti e Caryl Churchill è ancora ‘non rassicurante’. Celebrata come una delle voci più influenti del teatro britannico contemporaneo, irraggiungibile come una divinità (non concede interviste dal 1990), ammirata senza riserve da colleghe e colleghi, ogni nuovo allestimento di Churchill è un evento imperdibile. Lucy Kirkwood, drammaturga, dice di lei: “Mettiamola così, è l’unica persona – che scrive oggi – capace di dire qualcosa di nuovo sia nella forma che nel contenuto ogni volta che accosta la penna al foglio”, riporta il New York Times.

Questo sperimentare con la forma drammaturgica è una delle qualità che rendono Churchill non rassicurante, mai definitivamente afferrabile, pur essendo al contempo una sua costante. In Cloud 9 (Settimo Cielo) la struttura in due atti si spande su un lasso temporale molto ampio, compiendo un salto sorprendente tra il gli ambienti dell’Inghilterra vittoriana e imperialista (siamo infatti nell’Africa coloniale) e la Londra punk del 1979 (il ‘79 è appunto l’anno di debutto di questo lavoro).

I personaggi non cambiano, ritroviamo Betty, Edward, Victoria ed altri nuovi si aggiungono. Sono passati circa cento anni ma i protagonisti hanno acquisito solo qualche capello bianco, un poco di cinismo, forse qualche consapevolezza: insomma passa il tempo ma, pare dire Churchill, questi britannici di oggi non sono poi tanto diversi da ieri. Il pubblico italiano, davanti all’allestimento di Giorgina Pi -vitalissimo, generoso- può sentirsi chiamato in causa. Siamo sicuri di avere la coscienza pulita di fronte alla barbarie ipocrita del colonialismo? (E vale la pena citare a questo proposito l’importante stimolo alla riflessione di Acqua di Colonia di Frosini/Timpano del 2016, con la consulenza di Igiaba Scego).

Altre istanze sono leggibili in questo lavoro. Anzitutto le politiche del sesso. Se è evidente l’inadeguatezza del sistema patriarcale ed eteronormante della prima parte -continuamente messo in discussione dai desideri adulteri, spesso omosessuali, agiti o repressi che siano- nella seconda parte di Settimo cielo, in questo dirompente 1979, il discorso si fa più scomodo e inquietante. La liberazione dai limiti oppressivi, prima subiti, è avvenuta: ma dov’è la felicità? Angoscioso pensare che liberarsi dall’oppressore non corrisponda alla liberazione in sé da modelli oppressivi: questi, anzi, si rivelano talmente acquisiti da essere spontaneamente riproposti nella coppia omosessuale di Edward e Gerry come pure da Betty che, lasciato il marito, si sente fragile e inutile.

E se nel primo atto il cross-casting voluto da Churchill, con uomini che interpretano parti femminili e viceversa, contribuiva ad un effetto straniante, nella seconda parte quel paradosso esibito si fa invece interstiziale. Nella performance della sessualità liberata dell’era punk l’insuperata insoddisfazione, l’ipocrisia, il desiderio di dominare l’altro o di lasciarsi dominare, si fanno indicibili e disorientanti tanto da far dire a Martin che vorrebbe “scrivere un romanzo sulle donne dal punto di vista delle donne” e ad Edward “forse sono una lesbica”.

Churchill non nasce come un enfant prodige della drammaturgia britannica, dove pure tanti riescono a far sentire la propria voce presto grazie ad una ormai assodata tradizione di sostegno pubblico, impensabile in Italia. Caryl Churchill arriva a scrivere -pubblicamente almeno- dopo aver già vissuto una vita: quella della moglie middle-class di un avvocato. Inizia con i radiodrammi, suo grande amore, per arrivare poi a palchi prestigiosi come il Royal Court.

La scrittura di Churchill non ha valicato la Manica per la prima volta lo scorso anno con Settimo Cielo. Questo spettacolo è infatti l’ultima espressione di un percorso ideato e portato avanti dalla studiosa Paola Bono e Angelo Mai con il sostegno di Teatro di Roma in collaborazione con 369 gradi, Società delle Letterate, Tuba-libreria delle donne, bazar dei desideri, Olinda Onlus ed Editoria & Spettacolo che ha pubblicato ben cinque volumi di collezioni di opere di Churchill. Questo progetto, chiamato appunto “non normale, non rassicurante” (nome estrapolato da un breve articolo scritto da Churchill ad inizio carriera), è essenzialmente un laboratorio permanente, che ha visto partecipare molti dei nomi e delle formazioni più interessanti del panorama nazionale come Accademia degli Artefatti, Marta Gilmore con Isola Teatro, lacasadargilla, Pierpaolo Sepe. C’è pure l’attivazione di workshop e giornate di studio; la presentazione al pubblico di mise-en-espace, letture, radiodrammi e spettacoli; la pubblicazione La traduzione messa in scena. Due rappresentazioni di Caryl Churchill in Italia di Serena Guarracino (Morlacchi, 2017) sulla traduzione e messinscena di Sette bambine ebree (regia di Marta Gilmore/Isola Teatro) e appunto questo Settimo cielo (Giorgina Pi/Bluemotion). Un’ampia collaborazione che ben si accorda con il metodo di lavoro di Churchill, la quale ha cominciato a scrivere con la Joint Stock Theatre Company, dando forma alle sue opere dopo intensi periodi di lavoro e ricerca.

Questo spirito collettivista, sovversivo, indomabile lo si ritrova intatto, alive and kicking, ancora oggi, in questo Settimo cielo.

 

SETTIMO CIELO di Caryl Churchill, traduzione Riccardo Duranti

regia Giorgina Pi

con Michele Baronio, Marco Cavalcoli, Sylvia De Fanti, Tania Garribba

Aurora Peres, Xhulio Petushi, Marco Spiga

scene Giorgina Pi

costumi Gianluca Falaschi

musica, ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai

luci Andrea Gallo

 

http://www.teatrodiroma.net/doc/6020/settimo-cielo

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Sarah Perruccio

Sarah Maria Perruccio nasce nel Regno Unito nel 1982 e cresce in Italia. Consegue una Laurea in DAMS all'Università di Roma Tre e un MA in Applied Theatre alla University of Manchester. Si occupa di teatro: sin dal liceo recita, scrive e cura la regia dei propri testi. In UK, all'Octagon Theatre, collabora alla direzione di laboratori teatrali con gruppi di adolescenti di diverse provenienze e con esperienze di difficoltà. Ha contribuito alla traduzione della collezione di drammi Teatro di Timberlake Wertenbaker di M.V.Tessitore e P. Bono, curando anche la postfazione critica di Le Leggi del Moto. Ha continuato ad occuparsi di Wertenbaker in un breve saggio su Altre Modernità, e per altre pubblicazioni in lingua inglese. Tuttora traduce articoli accademici, racconti e documentari. Ha da poco completato una sceneggiatura cinematografica attualmente in fase di pre-produzione (l’Innesto), per la regia di Dario Germani. Collabora stabilmente come autrice di documentari con la casa di produzione Rizoma Film il cui ultimo progetto, Cuore di Bambola, è stato presentato all' EFM di Berlino e al 49° Giffoni Film Festival, in concorso. È socia SIL dal 2009.

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