Di conflitto e altre sciocchezze

Viola Lo Moro, 7 marzo 2019

Quando le donne, invece di sorridere in piazza, si arrabbiano, diventano aggressive, allora non va più bene. Che ne dite della violenza? Pubblichiamo un articolo di una delle ideatrici del festival Inquiete e di Tuba a proposito della sinistra in Italia, della destra sessista e razzista al governo e di alcune pratiche politiche violente.

Viola Lo Moro

Uno del momenti più belli della mia vita è stato quando ho scoperto la possibilità di rivoltarmi. Il malcapitato aveva detto qualcosa di offensivo o molesto e io, invece di tirare dritta come al solito con sguardo un po’ basso, mi sono rivoltata. L’ho afferrato per il bavero, sbattuto al muro della strada e, guardandolo fisso negli occhi, gli ho detto: ti ammazzo. Ero a un metro dalla libreria romana Tuba, intorno a me c’erano molte persone, mi sentivo in una posizione di forza, sennò probabilmente avrei tirato dritto come al solito. La reazione del tizio e dei suoi quattro amici è stata spiazzante: come se fosse deflagrata una bomba si sono dispersi. Tante schegge di maschietti in giro per l’aria.

Subito dopo avevo il cuore in gola, ma quell’attimo di conflitto violento, quel non piegarmi, è stato totale e pieno. Ha legittimato in modo definitivo dentro di me quanto fosse giusto in alcune circostanze “metterci il corpo”. Negli anni poi mi è capitato altre volte, non ho mai ucciso nessuno (finora).

Credo che quel potenziale conflittuale vada rimesso al centro delle pratiche politiche oggi di opposizione. Mi scuso sin da ora se per qualcuna riscopro l’acqua calda. Mi riferisco in particolare all’opposizione verso le azioni fasciste, integraliste, omofobe e sessiste di questo governo.

Sento questa esigenza profondamente, così come sento che parte della mia impotenza – che  registro in moltissime persone attorno a me – sta anche nell’essere presa da una sorta di anestetizzazione del corpo, affiancata da una iperproduzione di parole, pensieri, discorsi, contenuti virali e meme.

Gli e le intellettuali – quale senza vergogna credo di essere anche io – che parlano e scrivono di mondo devono però prendere atto che aver attaccato e criticato “la violenza” delle piazze in questi ultimi anni non ha fatto altro che rafforzare la frustrazione e la rabbia, esacerbando una violenza sistemica più feroce, con troppe vittime e troppe macerie. Era meglio forse lasciare in pace chi lanciava i sanpietrini – anzi esagero: difenderli – per prendersela con chi organizzava uno dei maggiori movimenti di estrema destra d’Europa.

Lanciare pietre, tendenzialmente, non mi appartiene, ma fare resistenza per evitare che delle persone vengano espatriate, dare fuoco ai recinti di un Cie, bloccare i lavori della Tav, presidiare con i propri corpi i tribunali in cui le donne vittime di violenza sono messe alla gogna, possano essere delle pratiche di lotta, non necessariamente meno utile di un paio di presentazioni antirazziste in una libreria.

Adesso si piange all’ennesimo manifesto fascista di Forza Nuova, si denuncia il fiorire di sedi di Casa Pound, ci si scandalizza di fronte alle inumane dichiarazioni di Salvini, si abbassano gli occhi alla notizia che una donna al giorno viene massacrata, si piange sui corpi dei e delle migranti morti/e nel mediterraneo, ci si dispera per i convegni patrocinati dai comuni in cui vengono invitate le figure più losche e violente del mondo (conferenza per le famiglie 29-31 marzo, Verona), però si omette di dire che la rivolta è stata ridicolizzata, repressa e poi servita su un piatto d’argento alle ultra destre europee che, storicamente, sanno gestire e incanalare benissimo la rabbia.

Quando le donne, invece di sorridere in piazza, si arrabbiano, si rivoltano, diventano aggressive, allora lì immediatamente parte il discorso per “civilizzarle”. Rimane per me un esempio lampante quando fioriscono commenti banali e domande retoriche sul perché la giornata mondiale contro la violenza sulle donne siamo arrabbiate con gli uomini e perché alcune di noi non li vorrebbero ai cortei.

Insomma, addolorate va sempre bene, sorridenti e produttive anche, ma arrabbiate, scomposte e conflittuali mai.

La sinistra parlamentare (i suoi brandelli) – a quando questo congresso, che siamo oltre il 4 marzo di un anno dopo? – intende ancora liquidare o giudicare la rabbia e la violenza prima di andare nel merito delle ragioni e dei torti? Quando arriverà veramente un sostanziale passo indietro dei dirigenti di tutti i partiti di sinistra per lasciare aria a chi qualcosa da dire e da fare ce l’ha?

Dal vertice minimo dal quale osservo il mondo quello che posso vedere è che le persone sono piene di voglia di fare. Vogliono, organizzare tornei sportivi, scrivere e presentare libri, organizzare festival, partecipare attivamente a tutto, insegnare nelle scuole, aprire bar nei paesi abbandonati, lavorare, stare insieme. Soprattutto stare insieme. La politica tecno burocratica di chi ci amministra e governa, coadiuvata da una buona dose di retorica della sicurezza e della paura, alimentata da una sostanziale incapacità di fare alcunché che migliori le vite quotidiane delle persone, non fa altro che reprimere ogni iniziativa individuale e collettiva, lasciando sopravvivere solo chi prova gioia quando osserva il disastro: i cinici e i furbi, che di questo paese hanno fatto man bassa.

Torniamo all’inizio. Che fare? Dopo un grande, straziante, senso di impotenza bisogna rimettersi in piedi, smettere di sentirsi in colpa, e rivoltarsi. Sostenere chi lo fa già con qualunque mezzo che ci sembra aderente e autentico, agire la differenza dove e con chi si può. A colpi di spillo, a colpi di parole, a colpi di frecce.

Ci vediamo a Verona

Ci vediamo in piazza

Ci vediamo per strada, insomma, prima che le morali chiudano i nostri ardori e spengano i nostri cuori.

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Viola Lo Moro

Viola Lo Moro è socia di Tuba, la libreria dellle donne di Roma., creatrice e organizzatrice - insieme ad altre - di InQuiete, il festival delle scrittrici. Laureata in lettere moderne e contemporanee, è un'attivista femminista e lesbica.

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