La rivoluzionaria della poesia

Gabriella Musetti 24 gennaio 2019

Poeta, scrittrice e attivista, Claribel Alegría si spegneva esattamente un anno fa a Managua. E, a un anno dalla morte, il 25 gennaio al Bezzecca Lab. di Milano (ore 21), la grande poeta nicaraguense verrà ricordata da Mario Santagostini e Zingonia Zingone con Samuele Editore e Incontri Edizioni, che ne hanno curato le edizioni italiane.
Claribel Alegría è considerata tra i maggiori esponenti della letteratura centro e sudamericana, tradotta in 15 lingue. Nata nel 1924 a Estelí, in Nicaragua, trascorre l’infanzia e l’adolescenza in El Salvador, dopo che la famiglia venne mandata in esilio a causa delle proteste del padre contro l’occupazione statunitense. Nel 1943 si trasferisce negli Stati Uniti dove si laurea in lettere e filosofia e incontra Darwin J. Flakoll, grande amore della sua vita, che sposa nel 1947 e con cui avrà quattro figli. L’anno seguente pubblica il primo libro di poesie, Anillo de Silencio, con l’aiuto e l’apprezzamento del Nobel per la letteratura Juan Ramón Jiménez.
Nella sua lunga carriera scrive libri di poesie, romanzi, libri per bambini e svolge attività giornalistica e critica cercando di testimoniare la drammatica situazione politica e sociale delle dittature del centro America e impegnandosi in battaglie civili. In questa sua opera si lega al Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, con una visione di resistenza non violenta. Nel 1978 riceve a Cuba il premio Casa de las Américas, il più prestigioso riconoscimento letterario latinoamericano. Tra le altre onorificenze e premi internazionali, i più recenti sono: il Neustadt International Prize for Literature (2006), il grado di Commendatore dall’Ordine della Stella Della Solidarietà Italiana (2010), il Premio Camaiore Internazionale (2016) e il Premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana (Spagna, 2017).
Dopo aver vissuto in vari paesi europei e latinoamericani, nel 1985  Claribel e Darwin si trasferiscono in Nicaragua per scrivere libri di testimonianza sulla realtà centroamericana. Si spegne a Managua il 25 gennaio 2018.
Negli anni ’50 e ’60 fa parte della “Generación comprometida”, una corrente letteraria che si diffuse in Centro America con atteggiamento critico nei confronti della società e della politica degli Stati, con attenzioni rivolte verso le classi più deboli, sfruttate e emarginate della società, con un forte impegno sociale e culturale per dare vita a una letteratura che, anche nell’uso del linguaggio e dello stile, fosse vicina alla lingua popolare.
Claribel Alegría ha sempre avuto una grande attenzione all’aspetto formale della poesia, alla pulizia della parola, al dialogo intessuto con interlocutori e interlocutrici, persone presenti, assenti, lettori o lettrici, mettendosi in relazione concreta con gli altri, attraverso un colloquio fitto con sé stessa, derubricando l’io a interlocutore tra molti soggetti, anche figure mitiche o appartenenti al mondo animale. Una qualità che qualcuno ha definito “gentilezza” del sentire, che ha caratterizzato la sua azione poetica e politica nella cura degli aspetti quotidiani della vita comune, quei dettagli consueti e concreti che riempiono le vite reali. Una attenzione allo “scambio” come relazione attiva, da mantenere con una cura non frettolosa ma consapevole della estrema fragilità degli esseri umani, uomini e donne.
Gioconda Belli, nella introduzione a Alterità (Incontri 2012) la definisce “anima di cherubino” e sottolinea: «Nel mondo delle lettere, che, come tutti i mondi, ha i suoi sotterranei e i suoi vicoli bui e pericolosi, Claribel ha sempre abitato un parco ombreggiato e tranquillo, con una fontana centrale intorno alla quale si raccolgono i suoi amici più intimi. Non è un caso che persone del calibro di Mario Benedetti, Eduardo Galeano, Julio Cortázar, José Coronel Urtecho e Robert Graves l’abbiano accompagnata nel corso della sua lunga vita professionale». E questa “rivoluzionaria della poesia” non ha avuto un vita tranquilla e serena, passata solamente tra gli affetti familiari e le amicizie, nell’agio oppure nello studio (molto vasta era la sua cultura classica) o nella produzione letteraria.
È stata una donna intraprendente, impegnata in diversi campi culturali e sociali, soprattutto con una chiara consapevolezza che ogni scrittore può avere la possibilità di aiutare le persone ad aprire gli occhi sulla realtà, come – ha scritto in diversi interventi – è capitato a lei con i suoi scrittori amati, anche se di per sé la poesia non cambia il mondo. Non la scelta dell’impegno artistico da mettere in mostra o della poesia di denuncia nel combattere battaglie politiche, ma il riconoscimento che la poesia sottende l’animo umano, è voce che trova spazio anche nel canto di una madre che coccola il proprio figlio piccolo, diventa luogo di espressione di un sentire profondo e umano che offre occasioni di amore e di riflessione a tutti.
Questo compito severo che si è data è accompagnato da un reale amore per le persone, una empatia soprattutto verso i deboli, quelli che hanno subito le offese della storia, da qui la sua attenzione ai miti e alle figure arcaiche delle narrazioni dei nativi, o lo sguardo con cui osserva il mondo animale e la natura. I temi della sua opera sono quelli che attraversano la poesia universale: il tempo, la morte, gli affetti, le perdite, l’amore, e la forza inesauribile della vita, che fino alla fine è stata al centro dei suoi pensieri e creazioni poetiche. Sempre con quel suo linguaggio pulito, antiretorico, accuratamente scelto, semplice, la parola nuda capace di essere diffusa e amata in ogni contesto sociale.

TESTAMENTO
Les dejo una escalera           A mis hijos
tambaleante
inconclusa
tiene peldaños rotos
otros están podridos
y más de alguno
entero.
Repárenla
elévenla
suban por ella
suban
hasta tocar la luz.

Ai miei figli
Vi lascio una scala/ traballante/incompiuta/con qualche scalino rotto/ alcuni marci/ e più di uno/ intero./Riparatela/ mettetela in piedi/ saliteci sopra/ salite/ fino a toccare la luce.
(da Voci, Fanna, Samele Editore 2015).

In Italia le sue ultime pubblicazioni sono:

Ceneri d’Izalco, (scritto con il marito Darwin J. Flakoll), traduzione di Daniela Ruggiu, Incontri Edizioni 2011
Alterità, traduzione di Daniela Ruggiu, introduzione di Gioconda Belli, Incontri Edizioni 2012
Voci,traduzione di Zingonia Zingone e Marina Benedetto, introduzione di Z. Zingone, Samuele Editore 2015
Amore senza fine, traduzione di Zingonia Zingone,introduzione di Martha L. Canfield, Fili d’aquilone, 2018, (pubblicato in Spagna nel 2016 da Visor con titolo Amor sin fin)

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Gabriella Musetti

Nata a Genova, vive a Trieste. Organizza “Residenze Estive” Incontri residenziali di poesia e letteratura. Dirige “Almanacco del Ramo d’Oro, Nuova serie”, semestrale di poesia e cultura. E’ socia della Società Italiana delle Letterate. Ha fondato, insieme ad altre, la casa editrice Vita Activa: www.vitaactivaeditoria.it. Ha curato numerose pubblicazioni saggistiche tra cui: Sconfinamenti. Confini passaggi soglie nella scrittura delle donne (2008); Guida sentimentale di Trieste (2014), Dice Alice (2015), Oltre le parole. Scrittrici triestine del primo Novecento (2016). In poesia ha pubblicato: Mie care (2002), Obliquo resta il tempo (2005); A chi di dovere (2007), Premio Senigallia; Beli Andjeo (2009), Le sorelle (2013), La manutenzione dei sentimenti (2015).

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