Cocciute guerriere vinte

Loredana Magazzeni, 21 dicembre 2018

Immigrazione, infanzia negata, violenza. Cercando bambina di Anna Santoro. “Dare voce a chi non ha voce, a chi non ha potere, è il senso della mia scrittura, è un progetto, una ribellione e anche una speranza”, spiega l’autrice in questa intervista di Loredana Magazzeni.

Sei tornata al romanzo dopo diverse esperienze narrative, a partire da In altro modo (pubblicato nel 1986, ma scritto tra il ’78 all’80) e Le amiche di Carla (1999). In Pausa per rincorsa (2003) a parlare era il desiderio di testimoniare le vite private ma anche le contraddizioni della realtà e il fatto che “nessuna vita è priva di dolore”. Ne La nave delle cicale operose (2012) testimoni,come scrive Clotilde Barbarulli, “la ricchezza degli anni ’60/70 frautopia, liberazione della parola politica, esplosione dei sentimenti”.

Possiamo dire che la tua scrittura ha accompagnato la tua vita interrogando sempre il presente e l’esperienza vitale. È così anche nel tuo ultimo lavoro, Cercando bambina?

Certamente.Per me “scrivere è cercare la calma” (Elsa Morante), ed è riuscire a dare forma al mio sguardo sul mondo. E’ il rapporto col mondo che ha la necessità di prendere forma. Io sono nel mondo, ho radici forti, curiosità, desiderio di com-prendere, interesse per la ricerca. Il mio corpo (i miei sensi) mi colpisce, mi comunica stupori o dolori e io devo dare loro forma.  Ne sento la necessità. Dal primo romanzo ho cercato di raccontare l’ora e il qui delle storie che vivevo, a cominciare da quelle con compagne di strada e di avventure, e da quelle escluse in qualche modo dagli scenari che mi appassionavano e mi appassionano. Dare voce a chi non ha voce, non ha potere, a cominciare da me stessa,  in questa nostra disgraziata realtà è il senso della mia scrittura. Il che, nel silenzio e nell’omologazione crescente, mi sembra l’unica forma di resistenza, di ribellione, di insoddisfazione. E anche di progetto e speranza.

Questo mi porta a preferire storie di relazioni, soprattutto tra donne, ma non solo, intrecci,vite che si incontrano e scontrano. Non ho mai desiderato raccontare ciò che è ovvio, lampante, ciò che rassicura. Leggere (o scrivere) il mondo o un testo non è cercare rassicurazioni, ma lasciarsi turbare, rivisitando certezze, ed è l’unico modo, a mio avviso, di acquistare forza e nuove progettualità, crescita.

Con Cercando Bambina ho voluto insistere sulla durezza della realtà, escludendo ogni accenno consolatorio, ogni presenza“intellettuale e consapevole” (tranne una) cercando all’interno e fuori di me quegli aspetti della vita e del nostro essere che qualche volta occultiamo. Eppure,sebbene tutte le protagoniste di Cercando Bambina vivano esperienze durissime, non sono mai vittime. Magari vinte,escluse, terrorizzate, ma sempre con l’istinto fortissimo verso la vita,cocciute, guerriere, e solidali. Naturalmente il punto è misurarsi con la capacità di riuscire a dare forma a tutto ciò. Per questo ho sempre avvertitola necessità di lavorare sulle parole, sulle strutture, sui suoni della voce. Romperei canoni , del discorso e della lettura del mondo, è possibile solo lavorando sulla scrittura, in maniera severa, attenta.

Nel libro hai usato una scrittura particolare, ipnotica, sospesa e hai operato alcune scelte stilistiche che la rendono limpida e poetica. Quanto deriva dalla tua esperienza di poesia?

Molto. E’ dalla pratica poetica, dal continuo cercare e interrogarsi, non sui sentimenti o sulle storie ma sull’infinita capacità delle parole e dei suoni, che comprendiamo come il come sia un cosa. Cosa racconti e rappresenti dipende dal come riesci a farlo.Ovviamente se hai qualcosa da dire. La poesia insegna che la forza delle parole sta in esse stesse e non come rimando a… Lo sguardo, e la rappresentazione che ne viene grazie a ciò che mi ha insegnato (e continua a insegnarmi) la pratica poetica, nasce già da una attenzione che possiede gli strumenti della lettura.Leggere è essere letta e scrivere è essere scritta, dunque la disposizione è alla massima apertura e accoglienza dei segni “fuori” di te e di quelli “dentro”.La percezione e la lettura del mondo o di un libro, un quadro, una musica…nascono dalla ricchezza del linguaggio e delle strutture narrative che hai coltivato. Così, la scrittura è per me sempre “sperimentale”. Non sopporto canoni e modelli. Amo gli esempi.

Il tuo romanzo mi ha fatto pensare a Le merendanze di Clara Sereni, ma anche a certa scrittura di Elena Ferrante. In che rapporto sei con queste ed altre scritture narrative contemporanee?

Clara Sereni è stata ed è una scrittrice molto amata da me. Nella sua scrittura avverto la mia stessa tensione, la passione del dire, di riuscire a dire. La Ferrante (o chi per lei)mi suscita suggestioni contrastanti, ma il discorso sarebbe davvero troppo lungo. Per il resto, mi capita di trovare – perché li cerco- interessanti testi di scrittrici contemporanee (e di scrittori), freschi, appassionati, colti, e per lo più di scarsa o media “popolarità” e lontani dal “successo” editoriale (il che spesso è garanzia di autenticità e valore). Trovo che anche per ciò che riguarda la così detta scrittura femminile sia in atto un’invasione del mercato che inevitabilmente comporta una omologazione che la grande tradizione di scrittura femminile, anche in Italia – da me studiata con passione per tanti anni – non merita.  

Quale messaggio affidi alla forma romanzo, in particolare per le altre donne e per te?

Nessun messaggio. Una convinzione maturata nel tempo. Attraverso la scrittura (narrativa, poetica, saggistica) e ogni altro linguaggio colto, consapevole, coerente, duttile, articolato, possiamo e dobbiamo contrastare lo sguardo malefico che sempre più si arroga il diritto di “fare” il mondo.

Anna Santoro, Cercando bambina, Ali&No, 2018.

Anna Santoro (Napoli, 1945) partecipa agli eventi culturali e politici dei nostri anni, ai quali ha ispirato in qualche modo tutta la sua produzione: dai romanzi alle raccolte di racconti e di poesie. Come studiosa si occupa da più di vent’anni delle scrittrici italiane: “Catalogo della scrittura femminile italiana a stampa presente nei fondi librari della Biblioteca Nazionale di Napoli (dalle origini al 1860)”, 1984; 2° ed. ampliata fino al ‘900,1990; “Narratrici italiane dell’Ottocento”, 1987; “Il Novecento. Antologia di scrittrici italiane del primo ventennio”, 1997; “Piccola antologia di scrittrici campane”, 2001. Ideatrice e produttrice di eventi culturali attraverso l’Associazione culturale L’Araba Felice (ora chiusa), è stata tra le socie fondatrici della Società delle Letterate.

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Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni vive a Bologna e si occupa di poesia e di critica letteraria militante. Ha co-curato varie antologie di poesia, fra cui Cuore di preda. Poesie contro la violenza sulle donne (CFR, 2012), Fil Rouge. Antologia di poesie sulle mestruazioni (CFR, 2016), Corporea. Il corpo nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (Le Voci della Luna Poesia, 2009), La tesa fune rossa dell’amore. Madri e figlie nella poesia femminile contemporanea di lingua inglese (La Vita Felice, 2015) e, appena uscita Matrilineare. Madri e figlie nella poesia italiana contemporanea, Milano, La Vita Felice, 2018. È da vent’anni nel Gruppo ‘98 Poesia e nella redazione della rivista Le Voci della Luna. Fa parte del Collettivo di traduzione WiT, Women in Translation, con cui ha curato l'antologia Audre Lorde. D'amore e di lotta. Poesie scelte, Firenze, Le Lettere, 2018.

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