Goliarda Music Hall

Sarah Perruccio 5 dicembre 2018

Goliarda Sapienza, fondamentale autrice del ‘900, ha ritrovato i suoi panni di attrice sul palco del Teatro Palladium questo autunno. L’attrice e drammaturga Paola Pacehainterpretato Sapienza, scrittrice e donna, nella tappa romana del tour di Goliarda Music Hall. La pièce non è un vero e proprio music hall ma uno spettacolo in prosa che intervalla momenti di dialogo tra la scrittrice e il suo psicanalista con canzoni anarchiche, care a Goliarda e alla cultura politica ricevuta dai genitori Maria Giudice e Giuseppe Sapienza.

Goliarda inizia la sua carriera come attrice teatrale. A sedici anni si iscrive all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica, allora diretta dal suo fondatore Silvio d’Amico, senza mai conseguire il diploma perché contestava gli insegnamenti conservatori della scuola. Insieme ad altri ex-studenti Goliarda fonda una compagnia d’avanguardia nella quale si distingue presto per le sue interpretazioni in alcuni lavori di Pirandello. Nasce allora anche l’amore per il cinema e la partecipazione in film di Blasetti, Visconti, Comencini e Citto Maselli, suo compagno per quasi vent’anni.
Il racconto di questa parte della vita di Sapienza è stato portato dal marito Angelo Pellegrino, curatore della sua opera, all’Università di Roma Tre prima della rappresentazione dell’11 ottobre. All’incontro, coordinato da Laura Fortini(Università Roma Tre, autrice di numerosi saggi dedicati alla scrittura di Goliarda Sapienza, uno dei quali scritto per un convegno della Società delle letterate del 2011) hanno partecipato Alberica Bazzoni(Università di Warwick) e Maria Rizzarelli(Università di Catania), autrici anch’esse di volumi sulla scrittrice catanese.
Sapienza è ininterrottamente al centro di ricerche e pubblicazioni e i filoni da seguire si approfondiscono con l’evolversi del dibattito accademico intorno a temi come la sessualità, l’identità, il corpo, lo spazio. Così nell’incontro introdotto da Giuseppe Leonelli(Fondazione Roma Tre Teatro Palladium), seguendo la suggestione di Laura Fortini, si è ragionato intorno al corpo nella sua potenzialità e potenza creatrice.
Maria Rizzarelli ha messo in luce la claustrofobia e claustrofilia che si ritrovano al contempo nell’opera di Sapienza, laddove la costrizione si presenta come un allenamento alla libertà, e come sia lo spazio e non il tempo a fornire la possibilità di un ordine nelle sue opere. Un corpo, quello di Goliarda, che si rivela sempre situato (corpo di bambina a Catania, donna scrittrice a Roma, corpo di donna in galera). Un corpo desiderante, soggetto eccentrico, che rifiuta d’essere oggetto ed è anzi pienamente soggetto e come tale agisce nel mondo, ripensando alle prime lezioni del femminismo anni ‘60 quando, ne La Mistica della femminilità, l’americanaBetty Friedan esortava le donne ad uscire dal loro stato di oggetti e identificava in questo essere determinate dall’altro-  il maschile, la società patriarcale- quel male di vivere e senso di vuoto che imperversava tra le donne dei sobborghi buoni negli Stati Uniti di quegli anni.
Goliarda Sapienza non si rese oggetto della visione di altri; né lo fu certo sua madre Maria Giudice, donna libera, anticonformista, socialista libertaria e antifascista che esortò le donne, le lavoratrici a muoversi a sommossa e fu poi tra le fondatrici dell’UDI. Madre che fu per Goliarda, assieme al padre Giuseppe Sapienza, un esempio e uno sprone alla libertà.
Così questa figura di madre è necessariamente argomento dei dialoghi tra Goliarda e lo psicanalista (interpretato da Giovanni Rizzuti) che la guida in un’analisi di sé feroce. Il rapporto terapeutico trae spunto da quello realmente avvenuto tra lei e il dottor Ignazio Majore per curare anzitutto una tormentosa insonnia precedentemente trattata persino con l’elettroshock. Il testo, affiancando i dialoghi scritti da Paola Pace e Francesca Joppoloai brani tratti dai libri di Sapienza, è costruito attorno a questa relazione che oscilla tra momenti di apertura e rifiuto, avvicinamenti e completa sfiducia.
Secondo Alberica Bazzoni, alla psicanalisi dobbiamo l’orizzonte concettuale dell’idea di queer, che deriva dalla definizione di opacità del soggetto, conseguente alla dissoluzione dell’io come istanza sovrana e unitaria.
L’assoluta libertà con la quale Goliarda Sapienza smonta nei suoi scritti la necessità di una scelta binaria nella sessualità, nel desiderio, persino nel suo muoversi tra diversi ambiti sociali, la pone come soggetto queer e come quel soggetto nomade delineato da Rosi Braidotti. Anche in questa scelta si palesa il suo carattere anticonformista e rivoluzionario di autrice capace di incarnare nella sua scrittura, con netto anticipo, prospettive tematiche che verranno poi approfondite dagli anni Novanta ad oggi.

Per approfondire:

Laura Fortini: “L’arte della gioia” e il genio dell’omicidio mancatoinAppassionata Sapienza, Milano, La Tartaruga, 2011; Un altro epos: scrittrici italiane del NovecentoinEpiche, Roma, Iacobelli, 2014; Beyond the Canon: Goliarda Sapienza and Twentieth-Century Italian Literary Traditionin Goliarda Sapienza in Context,Fairleigh Dickinson University Press, 2016; Modesta e il romanzo che ancora deve essere scrittoin L’invenzione delle personagge, Roma, Iacobelli 2016).

Alberica Bazzoni: Writing for Freedom: Body, Identity and Powerin Goliarda Sapienza’sNarrative, Oxford, Peter Lang, 2018.
A cura di Alberica Bazzoni, Emma Bond e Katrin Wehling-Giorgi, Goliarda Sapienza in Context. Intertextual Relationships with Italian and European Culture, Fairleigh Dickinson University Press, 2016

Maria Rizzarelli: Goliarda Sapienza. Gli spazi della libertà, il tempo della gioia, Roma, Carocci, 2018).

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Sarah Perruccio

Sarah Maria Perruccio nasce nel Regno Unito nel 1982 e cresce in Italia. Consegue una Laurea in DAMS all'Università di Roma Tre e un MA in Applied Theatre alla University of Manchester. Si occupa di teatro: sin dal liceo recita, scrive e cura la regia dei propri testi. In UK, all'Octagon Theatre, collabora alla direzione di laboratori teatrali con gruppi di adolescenti di diverse provenienze e con esperienze di difficoltà. Ha contribuito alla traduzione della collezione di drammi Teatro di Timberlake Wertenbaker di M.V.Tessitore e P. Bono, curando anche la postfazione critica di Le Leggi del Moto. Ha continuato ad occuparsi di Wertenbaker in un breve saggio su Altre Modernità, e per altre pubblicazioni in lingua inglese. Tuttora traduce articoli accademici, racconti e documentari. Ha da poco completato una sceneggiatura cinematografica attualmente in fase di pre-produzione (l’Innesto), per la regia di Dario Germani. Collabora stabilmente come autrice di documentari con la casa di produzione Rizoma Film il cui ultimo progetto, Cuore di Bambola, verrà presentato al prossimo di EFM di Berlino. È socia SIL dal 2009.

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