Differenze che non separano

Michela Marocco, 29 novembre 2018

La nuova antologia Lingua Madre Duemiladiciotto – Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni SEB27), che raccoglie i racconti selezionati della XIII edizione del Concorso Lingua Madre,  è stata presentata il 9 novembre nella bella Sala Grande del Circolo dei Lettori di Torino. Che si è trasformata non solo in palco ma anche in mostra fotografica.

Ad accogliere il pubblico sono infatti stati, prima ancora dei racconti dell’antologia, gli scatti della sezione fotografica del Concorso, a cura di Filippo Maggia per la la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Paesaggi, volti, composizioni, attimi di vita che tante donne hanno voluto immortalare in oltre sessanta immagini. Fra queste anche le allieve dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, che hanno partecipato con un progetto – curato da Laura Valle insieme a Eleonora Sottili – dal titolo “Autobiografie portatili”, nato dalla commistione fra fotografia e scrittura creativa,.

La sala era gremita quando Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile del Concorso Lingua Madre, ha preso la parola presentando il progetto che da 13 anni raccoglie le storie delle migranti. Un’intensa attività che si svolge durante tutto l’anno sul territorio nazionale con laboratori, incontri, presentazioni, convegni, reading, mostre, libri, spettacoli teatrali e festival internazionali. A questo si aggiunge la collaborazione con enti e associazioni, tra cui la SIL, la cui presidente – Luisa Ricaldone – è nella Giuria del premio.

È poi intervenuta Loretta Junck, dell’associazione Toponomastica femminile, con cui il Concorso collabora per l’intitolazione di una strada del lungomare di Pantelleria a Leonnie Mujinga Muteba, morta tragicamente in mare e madre di Aicha e Kerene Fuamba, autrici di alcune pagine del Concorso Lingua Madre. “Un riconoscimento importante e simbolico per tutte le donne vittime, spesso senza nome e senza ragione, della guerra e della violenza di altri”, ha detto.

Il microfono è poi passato ad Alice Drago e Giulietta Vacis, che hanno presentato il progetto “Cucine Vicine”. Si tratta di un documentario d’animazione strutturato come una web serie, (vincitore del bando Under 35 Digital Video Contest), che coinvolge anche le autrici del Concorso: partendo dal cibo e da un ingrediente comune, donne migranti e non, mettono a confronto ricordi, ricette e culture familiari.

Paola Casagrande, direttrice del settore Promozione della Cultura, del Turismo e dello Sport della Regione Piemonte, ha poi detto, ribadendo il sostegno al progetto che è “una realtà significativa, importante,  in grado di introdurci in mondi ed esistenze a volte difficili da immaginare”. Presente anche Cinzia Pecchio, presidente della Consulta Femminile regionale del Piemonte, organismo che premia la seconda classificata e sostiene la pubblicazione dell’antologia. Pecchio ha messo in risalto l’importanza di esprimersi per le donne che si rivolgono a Lingua Madre: “una necessità quasi irrinunciabile che si traduce nella scrittura”.

Alla voce di Nunzia Scarlato, attrice e autrice del Concorso,  stata affidata la lettura di alcuni brani dell’antologia.

Nel volume del 2018 il “viaggio”, topos letterario per eccellenza, assume molteplici forme e significati, tra metafora e realtà, restando comunque simbolo di cambiamento, maturazione, crescita, presa di coscienza. I viaggi diventano percorsi di formazione, che non solo muovono le loro protagoniste nello spazio, ma danno loro anche gli strumenti per capire e per capirsi, per mettersi in relazione, per affrontare un mondo con loro spesso troppo crudele.

Dimostrazione ne sono i racconti vincitori raccolti nell’antologia. In “Ricordi rubati” di Dunja Badnjević, l’anziana protagonista serba arriva a compiere azioni impensabili dopo essere stata vittima di quella violenza fisica e psicologica che solo gli espatriati conoscono. “Parole sospese sulla neve” di Melita Ferkovic riesce, invece, a esprimere in poche pagine tutta la dolcezza e la malinconia che possono connotare una famiglia divisa, sparsa per l’Europa. In “K.19” di Valeria Rubino vengono raccontate le storie delle ospiti di un centro di accoglienza, con il freddo, agghiacciate distacco di istantanee fotografiche. Al contrario, Marcela Luque in “Hind dappertutto” narra la strabiliante, inaspettata eppure così comune amicizia fra due donne di origini assai diverse, sottolineando l’importanza di quella rete femminile che nasce nelle difficoltà. In “Parole perdute” Dorota Czalbowska si concentra sul complicato mondo delle adozioni internazionali riportando la voce straziante eppure piena d’amore di un padre in rapporto con il figlio straniero.

Infine, è con il racconto “Per aspera ad astra”, vincitore del Primo Premio, che il tema del viaggio irrompe prepotentemente e si riappropria di tutti quei significati letterali e metaforici espressi dagli altri, inglobandoli in qualche modo tutti, diventando simbolo e rappresentazione di tutta la raccolta. Aicha Fuamba, insieme alla docente Sofia Teresa Bisi, racconta con voce quasi monotonale, infantile il terribile viaggio che dalla Repubblica Democratica del Congo l’ha portata in Italia: un penoso e a tratti insopportabile cammino, per i/le protagonisti/e ma anche per i lettori e le lettrici, che culminerà in tragedia. Un viaggio che oppone meschine dinamiche familiari a momenti in cui proprio da queste dinamiche scaturisce il più profondo e puro sentimento d’amore.

Moltissime sono le storie di questo volume (oltre cinquanta), esplorando stili e linguaggi differenti. Con innumerevoli personagge: arruolate per missioni su pianeti lontani o trasportate in reami magici attraverso antichi armadi, alla scoperta del primo amore o alla ricerca del nonno mai conosciuto, in fuga da famiglie troppo conservatrici o alle prese con una gravidanza difficile.

Le donne che vengono rappresentate sono forti, caparbie, fantasiose, dolci ma soprattutto testimoniano la necessità imprescindibile dell’apertura verso l’altro/a, immaginando mondi in cui la differenza unisce invece di separare.

 

Aa.Vv, a cura di Daniela Finocchi, Lingua Madre Duemiladiciotto, Edizioni SEB27 2018

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Michela Marocco

Michela Marocco (Moncalieri, 1987) vive a Chieri, in provincia di Torino. Dopo la laurea in Letterature Moderne Comparate presso l’Università degli Studi di Torino, si trasferisce a Edimburgo, dove studia e lavora per due anni. Ritorna in Italia per seguire un master in storytelling e performing arts alla Scuola Holden di Torino, specializzandosi in Crossmedia. Ha seguito diversi progetti in ambito museale con importanti realtà torinesi come il Museo Egizio e Lavazza. Ora collabora con il Concorso letterario nazionale Lingua Madre come social media editor.

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