Naufragi e memoria

Gabriela Musetti 11 novembre 2018

Un modo nuovo di narrare il presente complesso che ci circonda, le nostre storie molteplici, che coniuga teatro, laboratori di traduzione collettiva, una mostra multimediale di artiste e artisti contemporanei, incontri di formazione per studenti e studentesse delle scuole secondarie, dibattiti e presentazioni diffusi in vari centri della regione Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia.Altre Storie /Other Stories è coordinato da Sergia Adamo e Giulia Zanfabro: si tratta di un percorso che si snoda in tempi diversi (da ottobre a dicembre 2018) e in luoghi diversi.

La mostra si è aperta il 1° novembre all’Auditorium del  Museo Revoltella di Trieste, insieme allo spettacolo “Il naufragio e altre storie” – omaggio a Alessandro Leogrande – con Marcela Serli in scena, spostandosi nelle diverse stanze del Museo e della mostra, in un percorso che vuole riprendere la drammatica dinamicità delle storie raccontate. E già da questo primo passaggio si aprono le molte storie che ci parlano del distacco, l’esilio, le migrazioni contemporanee, con un lavoro teatrale che parte dal testo di Leongrande Il naufragio (2011), che racconta l’affondamento nel Canale d’Otranto della motovedetta Katër i Radës carica di 120 profughi albanesi, il 28 marzo del 1997, giorno in cui morirono più di 80 persone (31 con meno di 16 anni). Il primo grande naufragio nel Mediterraneo, a causa dello scontro con una nave della Marina militare italiana, cosa che scosse le coscienze di molti. E primo paradigma di naufragi a venire, non soltanto per il numero dei morti ma per quelle politiche di respingimento che producono stragi.
A queste parole si legano quelle della lettera della madre di Mona Hatoum (un’artista anglo-palestinese presente nella mostra) che Marcela Serli legge abbarbicata su una scala a pioli, in equilibrio precario nello spazio, con una bambina che raccoglie a terra i fogli cadenti. Una riflessione sul distacco e sulla possibilità o meno di comunicare attraverso gli spazie le distanze culturali.
La mostra presenta opere fotografiche e video di Mona Hatoum(nata a Beirut) e una delle autrici più intense sui temi dell’esilio e dello spaesamento in una ricerca estetica e teorica della complessità dei modi di narrazione. Nel video (Measures of Distance, 1988), le immagini del corpo della madre impegnata nell’atto di farsi la doccia – un momento privato – si sovrappongono alle parole, suoni e segni grafici delle lettere scritte dalla madre all’artista stessa che scorrono sul campo, offrendo la percezione estetica della distanza e del distacco.
Fiona Tan(artista indonesiana che ha vissuto in Australia e ora vive nei Paesi Bassi) esplora modalità di narrazione diasporiche e meticce, un mescolamento di culture come luogo di rimodellamento della memoria, con una ricchezza espressiva di immagini e tecnologie. Il suo lavoro presente nella mostra si intitola May You Live in Interesting Times (1977). Si tratta di un’opera autobiografica, in cui la provenienza multipla dei membri della famiglia diventa punto di partenza per una indagine estetica sulle possibilità del raccontare.
Isaac Julien, artista inglese la cui famiglia proviene da St. Lucia, presenta un video, Encore (Paradise Omeros, Redux – 2003), in cui parla della mescolanza, degli intrecci e delle culture ibride, con necessità di continue nuove dislocazioni. Il film si basa su una rivisitazione di Omero attraverso la poesia di Derek Walcott.
Trinh T. Minh-ha, teorica e artista visiva, femminista, di origini vietnamite, trasferitasi negli Stati Uniti dove insegna all’Università di Berkeley, presenta Old Land New Waters (2007).Gli elementi dell’acqua e della terra, che nella lingua vietnamita si uniscono a indicare il territorio stesso, possono diventare luoghi di appartenenza sullo sfondo della globalizzazione contemporanea. Il lavoro di Trinh, poco noto in Italia, è stato fondamentale nel delineare il campo degli studi postcoloniali e resta uno dei contributi centrali in questo ambito.L’artista ha anche tenutola lezione “Don’t Stop in the Dark: The Politics of Form and Force”, il giorno 9 novembre, sul tema della memoria e della migrazione come pratica di resistenza.
Arkadi Zaides, artista e coreografo israeliano, di famiglia bielorussa, attivo attualmente in Francia, presenta Infini#1. La sua riflessione artistica approfondisce le modalità in cui i contesti politici e sociali producono i loro effetti sui movimenti e la gestualità dei corpi e indaga le forme di esclusione che nascono specificamente negli spazi di confine in relazione alle migrazioni.
Infine Admir Shkurtaj, musicista contemporaneo nato in Albania e attivo in Italia, propone l’opera scritta per Kater i Rades. Il naufragio, opera multimediale del 2014 su libretto di Alessandro Leogrande, e costituisce la traccia acustica che guida verso la mostra.
Tra i diversi eventi collaterali segnalo l’incontro del 10 dicembre con Yoko Tawada, una delle voci più significative e originali del panorama letterario contemporaneo. Nata in Giappone, residente a Berlino, scrive sia in tedesco sia in giapponese, intrecciando nella sua scrittura lingue, mondi, codici.

Il progetto di divulgazione umanistica della contemporaneità intreccia diverse forme d’arte e di letteratura e pone l’accento sulle modalità di narrazione del presente che si moltiplicano e si interconnettono mescolandosi e rimanendo autonome nella propria tracciabilità, a configurare una rete di sistemi complessi propri del nostro tempo. E’ un progetto di notevole valenza didattica ed esplicativa che ha il merito di rendere disponibili e comprensibili (anche per le numerose visite guidate) materiali di difficile reperibilità e comprensione immediata. I diversi percorsi inaugurati (per le scuole secondarie, di traduzione, di diffusione sul territorio) integrano il materiale visivo esposto nella mostra e i diversi eventi collaterali programmati.
Va a merito di Sergia Adamo e della sua collaboratrice Giulia Zanfabro aver costruito una tale rete di narrazioni e visioni, un vero squarcio verticale nel presente e l’altrove contemporaneo, non come luoghi distanti, remoti da un locale “qui e ora”, ma come parte di un grande, continuo e sorprendente “qui e ora” che attraversa una molteplicità di stati di esistenza, di forme e modalità di vita concreta degli esseri umani, donne e uomini  contemporanei, restituiti nelle diverse narrazioni.

 

 

 

Il progetto e il programma sono reperibili in rete: www.altrestorie-otherstories.com

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Gabriella Musetti

Nata a Genova, vive a Trieste. Organizza “Residenze Estive” Incontri residenziali di poesia e letteratura. Dirige “Almanacco del Ramo d’Oro, Nuova serie”, semestrale di poesia e cultura. E’ socia della Società Italiana delle Letterate. Ha fondato, insieme ad altre, la casa editrice Vita Activa: www.vitaactivaeditoria.it. Ha curato numerose pubblicazioni saggistiche tra cui: Sconfinamenti. Confini passaggi soglie nella scrittura delle donne (2008); Guida sentimentale di Trieste (2014), Dice Alice (2015), Oltre le parole. Scrittrici triestine del primo Novecento (2016). In poesia ha pubblicato: Mie care (2002), Obliquo resta il tempo (2005); A chi di dovere (2007), Premio Senigallia; Beli Andjeo (2009), Le sorelle (2013), La manutenzione dei sentimenti (2015).
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2 Comments
  1. pina mandolfo

    Che bella iniziativa! Ma perché l’Italia è così lunga e io, abito all’estrema punta anche se felicemente? Penalizzata anche con i costi elevatissimi di ogni genere di trasporto.

  2. pina mandolfo

    Che bella iniziativa! Ma perché l’Italia è così lunga e io, abito all’estrema punta anche se felicemente?

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