Ridicola vecchiaia

Anna Zani 30 ottobre 2018

La penna ironica e garbata di Margherita Giacobino narra di un’anziana lucidissima e attiva e della sua badante Gabriela, che porta innovazioni e novità nella sua vita. Finale da thriller e autenticità di scrittura

Anna Zani

Al termine della lettura de L’età ridicola non sono riuscita a trattenermi dall’evocare il giovane Robert Redford che, in Come eravamo, nei panni di un brillante romanziere sussurra a Barbra Streisand: “La vita è troppo seria per prenderla seriamente”.

Margherita Giacobino, in questo suo ultimo, toccante e divertente romanzo, utilizza la stessa strategia di Redford. Con leggerezza, grazia e la sua consueta ironia affronta una trama decisamente drammatica, a volte tragica, provocando in chi legge lacrime e sorrisi, come solo le storie vere sanno fare.

L’età ridicola del titolo si riferisce all’ultimo periodo della vita di una “vecchia” – che non ha un nome proprio, ma solo questo appellativo generico – alle prese con i consueti problemi e malanni dell’età, nonché con eventi imprevisti e dagli esiti imprevedibili, che qui non racconteremo per non rovinare il finale sorprendente.

La protagonista è una donna lucidissima, ancorché molto anziana, circondata da amiche malandate, osservate con un occhio ironico ma estremamente amorevole, da una solitudine dolorosa per la perdita della donna amata, e da varie figure e figuri che ci ricollegano a un’altra età ridicola, che è la nostra, quella in cui noi tutti, giovani e vecchi, ci muoviamo senza cura e senza garbo, con passo pesante e indifferente.

E poi c’è Gabriela, la colf, la governante, la badante, chiamiamola come desideriamo; è una giovane proveniente da un imprecisato paese dell’Est, un’ottima spalla per la vecchia, sia da un punto di vista esistenziale che narrativo.

Gabriela mantiene la vecchia in contatto con la quotidianità, con le nuove realtà di persone con diverse lingue diverse storie diverse culture. In una casa devota ai ricordi e alle tradizioni, dove ancora si stirano con attenzione i fazzoletti da naso e si cuce a mano con ago e ditale, Gabriela porta una ventata di gioventù, di energia. Non che la vecchia ne sia priva, anzi, quando le circostanze lo richiedono, dimostra una vitalità eccezionale. Gabriela è inesperta, ma intelligente, è timida, ma risoluta, ed è molto affezionata alla vecchia. Affetto che la vecchia, nel suo modo un po’ burbero, ricambia totalmente.

Gabriela, oltre alla freschezza, porta però nella vita della vecchia anche un elemento inquietante, un giovane parente-pretendente che metterà in subbuglio gli animi di tutte, tingendo di giallo la parte finale del racconto.

La scena finale rappresenta il climax delle scene – diciamo – “di azione” che si susseguono nel romanzo, alternandosi ad altre che accedono alla sfera più intimamente emotiva. Molto commoventi e intensi sono in particolare, per la sensibilità di chi scrive, gli episodi legati alla presenza/assenza di Nora, la compagna della protagonista morta anni prima. Sia il ricordo delle circostanze in cui Nora se ne è andata, sia la descrizione delle sue successive apparizioni alla protagonista, hanno una grande potenza vivificatrice, danno forza al ricordo del vissuto di ognuna e ognuno di noi, con una delicatezza non facile da trovare in letteratura. E ci dimostrano, se mai ce ne fosse bisogno, che la potenza dei sentimenti può mantenersi intatta ad ogni età.

Fa piacere una rappresentazione della vecchiaia che rifugge dalle immagini edulcorate e giovanilistiche imperanti. La dignità di ogni età sta nel viverla pienamente per quella che è, accettandone i limiti senza scimmiottamenti – quelli sì – ridicoli.

Questo romanzo, narrato con la penna lieve e irriverente di una grande scrittrice, ha due protagonisti, oltre alla vecchia e a Gabriela: l’intelligenza e l’amore. L’intelligenza di una trama convincente e appassionante, costruita con consumata perizia eppure fresca e godibile. L’amore come unica risposta all’insensatezza, alla ridicolaggine dell’esistenza, vecchia o giovane che sia. E’ l’amore che illumina le finestre di case altrimenti buie, che lenisce lo strazio per la perdita di chi si ama, e che guida le scelte e le decisioni della vecchia, rendendola un personaggio memorabile.

Credo che si debba nutrire un profondo amore per la vita, per poter scrivere di malattia e di morte. Margherita Giacobino conferma con questo ultimo romanzo un talento che va oltre l’ironia, il garbo dello stile, e che si situa in una sorta di pietas verso i suoi personaggi, una profondità psicologica che grazie, appunto, al registro comico, si depura di ogni pesantezza retorica, rivelando una comprensione lucida e brillante dell’animo umano.

 

 

Margherita Giacobino, L’età ridicola, Mondadori, 2018

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Anna Zani

Anna Zani (Bologna, 1965) Lavoro come bibliotecaria all’Università di Bologna, seguendo il settore delle acquisizioni e l’organizzazione di mostre bibliografiche. Nel corso degli anni ho presentato o collaborato alla realizzazione di eventi letterari a soggetto femminile (Adrienne Rich, Alda Merini, Audre Lorde, Tove Jansson…), attività che ancora pratico. Faccio parte del gruppo WiT (Women in Translation), collettivo sperimentale di traduzione poetica, con cui abbiamo pubblicato un’antologia delle poesie di Audre Lorde (D’amore e di lotta. Poesie scelte, Le Lettere, 2018).

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