Donna di maschie virtù

Gisella Modica 26 ottobre 2018

Non ne aveva mai sospettato l’esistenza. Fino a quando, navigando su internet, la vide. O meglio, vide la targa a lei dedicata: “Esempio alle donne italiane di maschie virtù pubbliche e di gentili virtù domestiche”. Si chiamava Rosalia Montmasson, unica donna tra i 1089 uomini che sbarcarono a Marsala con Garibaldi.
“Fu amore a prima vista”.
Voleva saperne di più Maria Attanasio perché mai a lei, per di più insegnante di storia, era capitato di incontrare quel nome “nei grossi tomi all’Università” né in quelli del liceo. Nemmeno nei sussidiari delle elementari che inneggiavano al Risorgimento.
Cominciò così per l’autrice di La ragazza di Marsigliaun lungo viaggio alla ricerca di Rosalia per “raccontarla senza tradire la storia”. Viaggio che si concluderà in modo impensabile per “quell’accadere di coincidenze che dalla scrittura traboccano talvolta nella vita – o viceversa … tracciando il possibile di una storia”.
Inseguirà, Maria, quella donna assetata di libertà che per lei era “come l’aria”, fuggita dai fratelli che “la volevano schiava come la madre” ma prima di fuggire otterrà dal padre un atto di libero consenso che le permetterà di sposare chi vuole. La immagina mentre col “passo sfrontato e il ciuffo di capelli ricci che usciva prepotente da sotto un cappellino” si aggira per il Balon di Borgo Dora e incontra in modo fortuito, per la seconda volta un tale Ciccio, al secolo Francesco Crispi “con folta barba e capelli alla nazarena” convinto mazziniano. Si innamorano.  Con lui, ribattezzato Fransuà, “specchio dove ritrovava l’immagine di sé che inutilmente aveva cercato la fame di mondo prende parola e forma”.
La immagina ancora nella comune fuga da Torino a Genova, poi a Malta, lavorando per tutte e due e così permettere a lui di scrivere e studiare sebbene non fosse ancora né moglie né fidanzata: “solo promessa”. A Malta, dove Rosalia arriverà con un vestito di seta lilla che fa la ruota, ripiegato dentro la valigia, si sposano, e l’indomani si separano: Ciccio s’imbarca per Londra, dove vive il Maestro, lei lo seguirà appena possibile. Sarà seguendo il marito a Quarto, per salutare il Generale che Rosalia, ormai fervente mazziniana – “la patria a tutti, la terra a chi la lavora” è il suo motto – convincerà Garibaldi ad arruolarla. Per convincerlo, e salire sulla nave Piemonteche la porterà a Marsala, pare gli abbia detto che “la libertà non è privilegio di maschi ma audacia di cuore”.
Così scrive Attanasio, che non smette di inseguirla durante la spedizione e quando, anni dopo, mal si adatta a fare la moglie del deputato – “che fa rima con moderato” le aveva detto Mazzini facendola andare su tutte le furie, avendo intravisto in quella scelta istituzionale di Crispi il germe del futuro tradimento. Cucina, ricama, sbriga la corrispondenza del marito mentre dalla Sicilia arrivano continue notizie di rivolte, il Maestro viene dichiarato “terrorista”, e lui, Fransuà, si dichiara in modo inaspettato “monarchico” giudicando “l’idea della repubblica pericolosa per l’unità”.  Rosalia quella notte fuggì da casa, tanto fu il dolore per quel tradimento politico, per ritornarvi qualche mese dopo perché non riusciva a immaginare una vita senza di lui. “Che sarei io se non lo avessi incontrato?” Meglio morta, che lasciarlo.
La immagina, Maria, quando di fronte allo specchio Rosalia si guarda e si sente “inadeguata” alla vita che come moglie di un ministro è obbligata a fare per ordine di sua Eccellenza, come chiamano ora il marito. Nel fondo del cuore cova ancora “uguaglianza di diritti e giustizia di pane”.
“Amore e patria sono stati sempre tutt’una cosa” dirà “appesantita dagli anni”, al giudice di Roma che farà fatica a separare nella testimonianza “il superfluo dall’essenziale e il Risorgimento dalle vite di lei e quelle di lui”. L’aveva convocata per comunicarle la decisione del marito di annullare il matrimonio contratto a Malta, ritenuto non valido, per sposare la figlia di un altro potente giudice, Lina Barbagallo, che lo aiuterà nella scalata al potere. Un tradimento d’amore che si sommava a quello politico, e in seguito al quale Rosalia “scomparirà dalla vita di Crispi, dalla sua biografia  e dalla storia”.  Ricomparirà sui giornali, un breve trafiletto, l’11 novembre 1904, data della sua morte, a 81 anni. Per il funerale indossava la camicia rossa perché “voleva presentarsi a Dio da garibaldina”.
Poi di nuovo silenzio.
Continua a cercarla, Maria, fino a quando molti anni dopo il suo nome tornerà sui giornali a proposito della veridicità della sentenza, definita “faziosa e maschilista”, che dichiarò nullo il matrimonio grazie alla sparizione dei documenti pilotata dallo stesso Crispi per evitare l’accusa di bigamia. Spinta da una condivisibile sete di giustizia nei confronti di Rosalia, Attanasio decide di recarsi a Malta, a visitare la casa dov’erano vissuti e dove una targa ricorda solo il nome di lui. Ma soprattutto “per respirare il tempo e il vissuto occultato in quelle carte” sparite e nel frattempo ritrovate grazie all’impegno di un missionario apostolico romano.
Visiterà anche i tre templi dedicati al culto della Grande Madre che Rosalia probabilmente vedeva andando al lavoro. In modo inatteso noterà che “a differenza di altre raffigurazioni scultoree solitamente nude, quella statua era vestita … primo indizio, forse, del processo di rimozione storica del potere … che stava già iniziando”. Davanti a quel “gonnellino a pieghe dell’età della pietra” Attanasio piange pensando alle tante vite femminili “oscuramente pulsanti”.
Aveva inseguito Rosalia in archivi e biblioteche, tra libri di storia locale, epistolari e memoriali – di cui  elenca titoli e numero di pagine nel capitolo “Notizie e Ragguagli” che da solo costituirebbe un testo a sé – e attraverso “i pochi schizzi” e i pochi documenti che parlavano di lei come “fiera savoiarda” e informavano di dettagli inutili, come quello dell’orologio dimenticato, “per immaginare il possibile della sua vita”. L’aveva cercata tra le numerose biografie, scritte da maschi, del maschio Crispi, dove non era mai citata se non indirettamente e non sospettava minimamente, Maria, che Rosalia Montmasson era da sempre lì, nella sua città, Caltagirone.
Cosa ci facesse Rosalia a due passi da casa dell’autrice lo scoprirete leggendo il libro.
Nel capitolo “Esistenti e figuranti” Maria Attanasio scrive: “Rigorosamente storici sono gli eventi, cronologie e movimenti esistenziali che strutturano la narrazione. Un rigore che talvolta s’intreccia a situazioni di vita immaginaria necessarie per ricostruire il vissuto dei personaggi”.
Così esistenti e figuranti, reale e inventato, “superfluo e essenziale” s’intrecciano nel testo, perché la consapevolezza che “amore e patria”, privato e politico, non potevano esistere l’uno senza l’altro “era presente già nelle donne risorgimentali molto più di quanto possiamo immaginare” ha detto Attanasio durante la presentazione al festival delle Inquiete. “Cercando Rosalia ho trovato la storia del Risorgimento”.
Ed è attraverso il taglio della storia di Rosalia che il Risorgimento s’illumina di un’altra luce.
Una luce alimentata dalla passione politica di una donna, così forte che finisce per oscurare, per contrasto, quella meschina e al contempo feroce di Crispi, indiscusso protagonista di quel periodo, che porterà al tradimento degli ideali repubblicani e del desiderio di cambiamento di migliaia di giovani e di donne che ci avevano creduto.

Maria Attanasio, La ragazza di Marsiglia, Sellerio 2018, pp. 400, €15.00

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Gisella Modica

Sono nata nel 1950, vivo a Palermo, una figlia archeologa precaria, un marito, una gatta in casa, diversi in giardino. Mi sono fatta il ’68, nel ’75 ho detto addio alla doppia militanza e sono diventata femminista. Mi sono fatta tutte le manifestazioni, a partire dal salario alle casalinghe, fino a SNOQ, e tutti gli Otto Marzo, anche se non ci credevo. Sono stata candidata, poi ho detto basta! Voglio solo leggere e scrivere per cambiare il mondo. Femminista sono tuttora, molto vicina al pensiero della Comunità Diotima di Verona. Dal ’93 faccio parte della redazione della rivista Mezzocielo, bimestrale di donne autogestito, fondato nel ’92, dopo le stragi di Falcone e Borsellino, e del direttivo dell’associazione Biblioteca delle donne UDI Palermo, fondata nel 1948. Ho condotto laboratori di narrazione con donne adulte poco scolarizzate e in alcune scuole. Per Stampa Alternativa ho pubblicato Falce, Martello e cuore di gesù, e Parole di terra, tratto da un laboratorio di narrazione con le donne di un antico quartiere di Palermo. Ho pubblicato diversi racconti e saggi su riviste e antologie.

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One Comment
  1. Giuseppe Pietramale

    Il libro della Attanasio è tra quelli che leggerò presto e probabilmente scalerà la pila di volumi programmati grazie proprio a questa recenzio e. Grazie gentile signora Modica.

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