Il dissenso femminile

Michela Marocco, 5 ottobre 2018

Da Antigone alle protagoniste dei romanzi di Jane Austen tutti i no imprevisti e impensabili delle donne. Ne hanno discusso a Torino Spiritualità, a fine settembre, Anna Maria Crispino, studiosa e direttora di Leggendaria e Adriana Cavarero, filosofa e fondatrice di Diotima.
Un incontro organizzato dalla Sil e dal Concorso Lingua Madre


#PreferiscodiNO è stato il tema scelto per l’edizione 2018 di Torino Spiritualità, giunto alla sua quattordicesima edizione, che per cinque giorni, a fine settembre, ha approfondito il dissenso in tutte le sue forme fra eventi, presentazioni e spettacoli.

L’incontro organizzato dalla Società Italiana delle Letterate insieme al Concorso letterario nazionale Lingua Madre dal titolo “Il soggetto imprevisto. Forme e figure del dissenso femminile” si è tenuto il 30 settembre con due ospiti d’eccezione: Adriana Cavarero, filosofa, fondatrice della comunità filosofica femminile Diotima e parte del comitato scientifico di Biennale Democrazia, e Anna Maria Crispino, direttora della rivista Leggendaria e direttora editoriale di Iacobelli editore per cui cura alcune collane tra cui i Leggendari e i libri di studio e approfondimento delle tematiche di genere. Moderatrici dell’evento Daniela Finocchi, ideatrice e responsabile del Concorso Lingua Madre e Luisa Ricaldone, presidente SIL.

Ospitate nella Sala dei Codici del Museo nazionale del Risorgimento italiano di Torino, le relatrici si sono confrontate sui “no” delle donne, che continuano a essere determinanti per il cambiamento sebbene spesso non vengano riconosciuti né ricordati.

“Il “no” del subordinato, condizione in cui spesso si trovano le donne, è molto diverso dal “no” di chi detiene il potere”, ha esordito Adriana Cavarero. La sua riflessione si è quindi soffermata su due esempi di dissenso femminile nella mitologia classica, personificati nelle figure di Antigone e Penelope. “Antigone non è solo un’eroina del dissenso ma ne è diventata un vero e proprio simbolo” ha spiegato Cavarero, sottolineando come la fanciulla rinunci dapprima ai canonici ruoli femminili per poi seguire la “legge del sangue”, la legge del sangue materno, quando decide di seppellire il fratello Polinice in totale disaccordo con la legge della polis. Penelope, invece, rappresenta un dissenso più sottile e astuto, assai diverso dal molteplice ingegno del marito Ulisse: per dieci anni riesce a tenere in scacco i Proci con il famoso espediente della tela tessuta di giorno e disfatta di notte. Esiste quindi una specificità del diniego femminile? Frontale e irriducibile o astuto e conciliabile? Non è sempre possibile trovare una posizione netta al riguardo, ha proseguito Cavarero, ma il dissenso delle donne continua a produrre pensiero, quale parametro di senso e non semplicemente “contro qualcosa”.

Anna Maria Crispino ha iniziato con un riferimento storico, prendendo in esame alcune fra le più note figure letterarie femminili del diniego. In particolare ha analizzato i “no” delle personagge di Jane Austen, a partire dal celeberrimo rifiuto di Elizabeth Bennet al matrimonio con Mr. Darcy, che giunge totalmente inaspettato e controcorrente. “Le donne non sono solo soggetto imprevisto ma anche impensato – ha spiegato Crispino – ed è qui che si insinua il lavoro della critica: serve a smontare le premesse di un discorso”.

Immaginando poi quale insegnamento possano trarre le ragazze di oggi dalle figure archetipiche da lei citate,  Cavarero ha concluso: “Abbiamo la possibilità di farci carico dello stereotipo e anche di disfarlo con ironia. Le ragazze di oggi potrebbero dire di “no” e uscire dai canoni, specialmente quelli che oggettivizzano la donna, seguendo l’esempio di Penelope. Ragazze: abbiate il coraggio e la baldanza di Antigone nel rimanere nella lotta e insieme esercitatevi nella capacità pratica della decostruzione ironica, come Penelope. Prendete lo stereotipo e distruggetelo con ironia”.

In ogni epoca ci sono state donne che si sono mosse secondo mappe e grammatiche che non erano quelle del potere e questo ha dato vita a scenari alternativi, a immaginari altri, come ha sottolineato Anna Maria Crispino. Un “oltrecanone” che si è manifestato in passato e continua a manifestarsi nella contemporaneità. Per esempio, nei romanzi di Elena Ferrante – ricordata da entrambe le relatrici – che hanno riscosso, non a caso, un successo planetario.

Riflettendo più in generale sul panorama letterario odierno, Crispino ha quindi concluso con queste parole: “Negli ultimi 30 anni siamo di fronte a un doppio fenomeno: nello stesso periodo storico troviamo da una parte una serie di italiane che sono diventate scrittrici all’estero, italo-americane che primeggiano nel memoir, dall’altra scrittrici italiofone, straniere che scelgono l’italiano per veicolare le proprie storie. Entrambi questi fenomeni sono frutto dell’atto migratorio e ci forzano a ridefinire il concetto di tradizione.”

Il pensare delle donne e il loro sentire differentemente abbraccia il mondo, l’alterità che le abita si sta tramutando in un patrimonio umano universale, facendo scaturire la luce del cambiamento dal cuore del presente. Le Silence Breakers e il movimento #metoo non sono che le più recenti testimonianze di questa consapevolezza.

Il “soggetto imprevisto”, come scriveva Carla Lonzi, emerge improvviso e in disaccordo, dall’editoria alla politica.

Tra il pubblico – vario, numeroso e partecipato – presenti anche tante socie della SIL, che sono intervenute con domande e approfondimenti sui temi trattati. Una sala gremita che ha scandito con numerosi applausi “a scena aperta” gli interventi che si sono susseguiti, sollecitati anche dalle domande delle due moderatrici.

Il dissenso, concetto complesso e multiforme, va spiegato e ridefinito ad ogni occorrenza e circostanza, e regola se stesso e la pratica di pensiero o di azione che ne deriva secondo il contesto da cui prende esistenza.

(Da “Le dissenzienti – Narrazioni e soggetti letterari” a cura di Cristina Bracchi, Manni Editore, 2007)

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Michela Marocco

Michela Marocco (Moncalieri, 1987) vive a Chieri, in provincia di Torino. Dopo la laurea in Letterature Moderne Comparate presso l’Università degli Studi di Torino, si trasferisce a Edimburgo, dove studia e lavora per due anni. Ritorna in Italia per seguire un master in storytelling e performing arts alla Scuola Holden di Torino, specializzandosi in Crossmedia. Ha seguito diversi progetti in ambito museale con importanti realtà torinesi come il Museo Egizio e Lavazza. Ora collabora con il Concorso letterario nazionale Lingua Madre come social media editor.

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