La scrittura è una lotta

Giulia Caminito, 20 luglio 2018

“Il lago è una parola magica, bisognava ricordarlo” e io me la ricordo con il vestito nero alzato sopra le gambe mentre s’infila nell’acqua e recuperare un pallone arancione e gli occhiali da sole le stanno cadendo dagli occhi, abbiamo giocato a shanghai sulla spiaggia e cercato con lo sguardo l’unico cigno nero sulla riva, io ho fotografato due bambini con le magliette rosse.

Forse è per questo ricordo o per molti altri pensieri interstiziali, flash di questi anni, intuizioni e membrane che io non potrei mai leggere L’istante di Laura Fidaleo come ogni altro libro e mi sentirei una bugiarda a non dire che parlare di lei per me è parlare di un’amica e di una voce cara, di una maestra e di una certezza.

L’istante è un romanzo breve, pubblicato dalla casa editrice Pendragon nella collana dei “Chiodi” diretta da Matteo Marchesini, che arriva dopo alcuni anni di silenzio per Fidaleo, vincitrice con il suo Dammi un posto tra gli agnelli (nottetempo) del Premio Bagutta opera prima, riconosciuta come una voce peculiare e brillante, da non perdere, eppure un po’ in questi anni la si è persa, anni sotto il pelo dell’acqua.

Questo è un libro complicato, fatto di strati, di giochi di parole, di immagini continue, di incontri linguistici bizzarri, un libro incomprensibile, malaugurato, lieve, intrecciato, in cui si gioca a battaglia navale e viene affondata anche l’ultima nave, i personaggi sono loro stessi e sono altro, ci sono mariti e mogli, fratelli e sorelle, matrimoni, ci sono violenze, dolori, battute d’entrata, colpi di scena, bellezza, tantissima bellezza nell’accostamento delle parole.

Si scelgono le quinte, si prepara il sipario, si entra in teatro e soprattutto si fa fatica a non uscirne.

E allora della fatica vorrei parlarvi, quella che oggi sembra non richiedere il mercato del libro. Scritture sempre più facili, pensieri sempre più semplici, storie sempre più vicine, più intime, più intuitive, dagli editori ai lettori, dai giornalisti ai critici, alla richiesta della leggibilità.

O forse sarebbe troppo ovvio descrivere così il mondo del libro, non è del tutto vero che si cercano libri di lettura scorrevole, si cerca l’equilibrio, tra la forma sciatta e quella ben fatta, in modo che sia una lingua alta ma non troppo, che sia colto ma comprensibile, che sia irriverente ma ben formato, la creatività pura, come la fatica reale, quella che non premia subito chi legge, l’editoria di oggi non la vuole, o la vuole in misura minore, irrisoria, non sufficiente.

Chi vende zero è zero, se dopo la quinta pagina non mi hai già preso io ti mollo, se alla terza riga non ho capito cosa vuoi dirmi io beh ho tanto da leggere, non ho tempo da perdere.

L’istante è un libro che per essere capito va letto tutto, ha bisogno di tempo, non se ne possono leggere le prime venti pagine, non si può saltare dalla dieci alla centocinque, non si può farne un riassunto veloce, è uno scritto unico, il nocciolo duro e dolente è protetto al suo centro, fa da pietra angolare, regge la volta, e per arrivare lì si devono sudare molte parole.

La prima volta che ho letto questo libro, quando ancora era un manoscritto, e sono arrivata alla fine del climax, in cima alla montagna delle parole di Laura, ho percepito una piccola vertigine, anche un certo senso di commozione, una punta di nostalgia.

Libri che si leggono in dieci minuiti, recensioni scritte in una mezzora, opinioni dedicate sui social in un soffio, e l’istante in cui ci si deve sottrarre ed essere fuori dal seminato, fare della scrittura una lotta e un nascondiglio.

E’ questo che sempre l’autrice prova a fare con se stessa, nel mondo della letteratura che oggi più che mai chiede di mostrarci, esserci, dichiararci, che cerca i conti in banca per scoprire le autrici dei libri, quante case hai, quante volte sei andato in vacanza in Cile, quante automobili hai comprato a tuo marito, ma lo hai scritto davvero tu quel libro? Dicci chi sei, come si chiama tuo padre, chi ti paga le bollette, quante copie hai venduto da gennaio a marzo, ti chiamo alla mia presentazione e ti faccio parlare cinque minuti e ti derido, entri nella stanza e ti chiedo di portarmi il caffè, di che ti lamenti sei una miracolata.

Un mondo che ti fa presentare e presenziare come lume e candela, ti fa questuare per due minuti di attenzione, ma quanto parli bene, quanto vesti bene, sei sobria ma non troppo, come bevi quel vino rosato, come sta bene il tuo romanzo da diecimila copie chiuso in una teca, quanto ti dona la bottiglia di liquore giallo che porti in mano come un trofeo.

Laura continua a nascondersi.

Lo fa per preservare se stessa e ciò che conosce, per insicurezza, per paura, non lo so, io credo per purezza.

Noi scherziamo con lei quando ai pochi appuntamenti pubblici decide di parlare e le diciamo che è come una sacerdotessa, con la sua voce calma, le sue parole così diverse e perfette da assomigliare a preghiere, e il pubblico rimane immobile ad ascoltarla si fa portare dalla saggezza che lei racconta, lei che è il contrario della posa e non sa imbellettarsi per piacere, lei che pone sempre domande e fa anche innervosire, lei che legge tutto ma non ne vuole parlare, a cui io sempre chiedo parere e consiglio, lei che sa.

Forse quello di adesso non è il momento giusto per una scrittrice che non fa moda, che non cerca consenso, che non sa promuoversi, che non si espone, che non dice “per me è così e così” ma resta dietro i cespugli a guardare le radure.

Io voglio comunque sperare che quel lago sia specchio d’acqua limpida e che non ci venga più richiesto di raccontarci, esserci, stupire, calare le braghe e dire.

“Sto finendo.
Di Rosa ho perso le tracce, non so più nulla, il lago ci fa da specchio.
Una delle due è l’acqua.
Una delle due è chiusa.
Ci siamo innamorate.
Mi pacerebbe stamparlo in 3D, trasformarla in mimosa pudica, in moscerino.
Finisco.”

Finiamo.

Laura Fidaleo, L’istante, Pendragon, 137 pagine, 14 euro

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Giulia Caminito

GIULIA CAMINITO è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Suo padre è originario di Asmara, sua nonna e suo nonno si sono conosciuti ad Assab, la sua bisnonna fu guidatrice di camion, contrabbandiera di alcolici e personalità vivace della comunità italiana d’Etiopia ed Eritrea. Giulia oggi vive a Testaccio e lavora per una casa editrice romana. "La Grande A" è il suo primo romanzo.

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