Le donne che occuparono le terre

Silvia Neonato, 4 giugno 2018

“Ho trovato solo ora, a dieci anni di distanza da quando lei è andata via, la forza di allentare le braccia e tornare nei luoghi un tempo segnati dal peso del mio passo incerto”. La capacità di dare l’addio alla propria madre coincide, per Gisella Modica, con il desiderio di raccontare finalmente la storia di alcune donne che lei stessa aveva voluto incontrare trent’anni prima: le contadine fiere e povere, coraggiose e disperate, che occuparono le terre in Sicilia appena finita la guerra, quando la riforma agraria diede loro la speranza di poter infine avere una vita meno misera. Nasce così un libro emozionante e molto originale, Come voci in balìa del vento. Un viaggio nel tempo tra storia personale e storie collettive, in cui si dipanano le vite parallele – seppure distanti – di queste donne straordinarie e di Gisella, che, poco dopo avere partorito la propria bambina, spaesata dall’esperienza travolgente della maternità, la affida alla propria madre e quasi fugge via da casa alla ricerca delle contadine che seppero prima opporsi al fascismo e poi occupare le terre in Sicilia, prendendo botte e carcere dai nemici, condiscendenza e, a volte, incomprensione dai compagni di lotta.

Ritroviamo dunque Gisella giovane militante di un gruppo della nuova sinistra, oltre che giovane madre: ai propri compagni propone una ricerca sul campo per far uscire dal dimenticatoio quella vicenda che anche il Partito comunista del tempo finì per lasciar cadere. Perché quelle contadine, che sfidavano i carabinieri a cavallo alzando la bandiera rossa e l’immagine del cuore di Gesù, non erano gestibili, né prevedibili nelle loro esistenze pubbliche del tutto impensate ancora nella seconda metà del Novecento.

Che fare quando afferravano per i genitali i brigadieri, che le trascinavano in carcere? Che dire di Rosaria la marescialla, una capopopolo che mantiene figli e marito disoccupato, quando stufa di lavare pile di biancheria delle suore, si presenta nel palazzo del podestà con una coda di bambini, i suoi e quelli delle amiche, e chiede furiosa la pasta che il Duce ha promesso a chi faceva figli per l’impero? C’è uno stupore contrito ad ascoltare Adelina Sacco, sarta, che con i propri soldi e contro il parere del marito, si è iscritta al Partito comunista perché promette la terra ai poveri, che, a chi minaccia i suoi figli per intimidirla, risponde: “I figghi su comui piatti, si i rumpi i accatti” (I figli sono come i piatti, se li rompi, li ricompri). E c’è molta ammirazione nel constatare quanto coraggio e dignità avessero quelle militanti misconosciute che occuparono le terre insieme ai loro uomini e ai tanti figli e figlie.

Gisella Modica nel suo scritto di oggi rivisita le narrazioni raccolte negli anni Settanta, abbozzandole nella prima parte del libro quasi a fonderle nel ricordo di allora, per poi ricostruirle, con la precisione che il lungo periodo trascorso consente, nella parte finale del libro. Così abbiamo diversi tempi nel racconto, con stili diversi che si intrecciano in armonia. Incontriamo Gisella giovane, che dopo aver partorito, lascia la propria bimba dalle labbra color corallo alla madre, la quale, prendendo in custodia la piccola, le ricorda che prima o poi le toccherà crescere. Lei però se ne va, quasi trasognata, in giro per i paesi della provincia di Palermo, col registratore a tracolla, alla ricerca di quelle donne che ritrova indomite e lucidissime sulle scelte compiute. Solo una, che dopo i guai con la giustizia si sentì abbandonata dal partito, rifiuta di incontrarla. Le altre aprono le loro case, quasi sempre minuscole, offrono caffè o pasta, rispondono alle sue domande, raccontano senza rimpianti e senza rancori, anche di quella volta in cui una sputò in faccia al prete sulla corriera perché lui andava sparlando in giro di lei come di una donna pubblica o l’altra che mise i suoi orecchini per andare alla manifestazione più bella e più forte.

Dopo la morte della madre, con la figlia ormai adulta, l’autrice riprende le cassette di allora e ripensa a quei giorni. A volte le pare quasi di sognare tra sonno e veglia, i volti di alcune di loro e desidera, ora che la madre se n’è andata e lei è finalmente cresciuta, dipanare meglio un periodo storico attraverso il percorso delle sue donne. Rispecchiandosi in quelle vite, rivivendo la nascita della figlia e la morte della madre, Gisella attraversa un periodo storico importante e poco conosciuto e ci porta con sé in un mondo femminile che è il suo, quello delle contadine che occuparono le terre, quello delle donne che di tutte le donne che hanno saputo scegliere di prendere la propria vita in mano.

Gisella Modica, Come voci in balìa del vento. Un viaggio nel tempo tra storia personale e storie collettive, Iacobelli 2018, pp.208, 13 euro

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Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

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