La poesia danza sui frantumi della tecnologia

Lucia Guidorizzi 19 maggio 2018

Il bel titolo del libro di poesie di Antonella Bontae, “Liriche di tecnologia infranta” può assurgere a manifesto della sua stessa poesia: in un’epoca in cui ci affidiamo sempre più alle certezze della tecnica, alla sicurezza e al controllo dato da quanto è funzionale ed affidabile, la vita, ovvero la poesia, viene a prenderci, o meglio a sorprenderci, a spiazzarci e a travolgerci, facendoci comprendere come ogni cosa sia in balia di forze che non siamo in grado di controllare.

La tecnologia si scontra con la vita e va in frantumi, lasciandoci soli con le nostre domande, le nostre fragilità e le nostre paure, a contemplare la bellezza del mistero.

Un mistero che a tratti si fa caotico, complesso, tortuoso e problematico.

Quale può essere la formula magica che ci permette di opporre resistenza, tentando di decifrare il caos che ci travolge all’improvviso? La poesia. La poesia è esorcismo, rito apotropaico che ci salva dall’abisso.

Antonella in questo suo libro affronta con coraggio e lucidità la sfida, come una ricercatrice coraggiosa sa assumere su di sé gli enigmi dell’esistenza, sa prendere in consegna le incertezze e le domande, senza mai indulgere.

Riesce a raccontare le dissonanze del vivere, trovando le parole per dirlo.

Moltissimi temi s’intrecciano nel suo percorso poetico, dal tema del “desengano”, di derivazione dalla poetica barocca spagnola che Antonella sa trattare sfrondandolo dalla retorica lambiccata che lo contraddistingue, allo spleen, condito sempre da un filo sottile d’ironia, all’amore per la Natura, grande madre che accoglie, consola e guarisce.

Le sue emozioni ed esperienze passano sempre attraverso il corpo che diviene cassa di risonanza dell’anima e il suo andare incontro alla vita è un aprirsi a paesaggi sempre nuovi, agli altri, in quel dialogo impossibile e procrastinato che è dato dal movimento continuo della vita che diviene l’unica forma di equilibrio possibile.

La poesia di Antonella Bontae è sempre in bilico tra la saggezza e il distacco di uno sguardo disincantato e l’adesione autentica e profonda al mistero dell’esistenza e ciò deriva dalla sua presa di coscienza della precarietà che contrassegna la condizione umana.

Infatti  un altro tema importante del suo percorso è la dimensione dell’impermanenza: ogni cosa passa, trascorre e svanisce, come del resto noi stessi.

Una tensione attraversa le sue liriche: quella dell’impossibile incontro con l’Altro, sempre dilazionato, poiché nessun incontro esaurisce mai le infinite potenzialità di un  profondo dialogo che permetta di riconoscere e di essere riconosciuti completamente.

Antonella crea bellissime dissonanze in questa danza impermanente, sulle note del disinganno, del dispendio, della disarmonia che si intrecciano ad altre date dalla fede, dall’innocenza e dall’integrità, come se le sue poesie fossero partiture di musica dodecafonica.

La sonorità antica che affiora in alcuni dei suoi versi è la voce del tempo che fu che si confronta con quella di un minimalismo stilistico che ci rimanda all’immagine della copertina: quel costume disabitato con le linee e i colori di Mondrian, adagiato su uno sfondo rosso porpora, il colore del sangue e della passione, è la sintesi eloquente della sua avventura poetica.

 

 

Antonella Bontae, Liriche di tecnologia infranta, Centro Internazionale della grafica, 2018, euro 10,00.

 

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