Eliminare i maschi?

Clotilde Barbarulli 9 Aprile 2018

 

S.C.U.M. Manifesto per l’eliminazione dei maschi (1967) apparve in Italia nelle Edizioni delle donne nel 1976 e colpì – ricordo – fra condivisione e perplessità proprio per il linguaggio violento, volgare e provocatorio, una scrittura “impudente, rabbiosa e tragicamente comica”. Il testo riprende il titolo scelto dall’editore Girodias che, per sfruttare il clamore suscitato dall’autrice in carcere in seguito all’attentato a Warhol del 1968, ripubblica il testo con le iniziali puntate per costruire – senza alcun permesso – l’acronimo “Society for Cutting Up Men”.

Da allora Valerie Solanas (1936-1988) ha rappresentato la lesbica mascolina, odiatrice di uomini, quindi una figura scomoda e imbarazzante per il femminismo liberale, e, al tempo stesso, bersaglio perfetto per qualsiasi discorso antifemminista  (lo spiega bene una delle curatrici del volume, Stefania Arcara). Ed infatti anche nelle cronache,  relative alla sua morte, avvenuta in totale povertà dopo varie ospedalizzazioni psichiatriche, appare come la pazza che sparò a Andy Warhol, mentre questo libro la ricorda come una figura cruciale della controcultura degli anni Sessanta, frequentatrice del Greenwich Village e della Factory, icona del femminismo radicale. Accanto al Manifesto SCUM, in una nuova traduzione, compaiono così per la prima volta l’atto unico In culo a te del 1965, l’ironico Come conquistare la classe agiata. Prontuario per fanciulle (1966), con ampie e rigorose introduzioni delle curarici.

Carla Lonzi nel 1977 paragona il proprio congedo dall’arte con il tentativo di omicidio di Solanas contro Warhol, pur non riconoscendosi nella distruttività di quel gesto solitario (Giovanna Zapperi): “si è presa l’incomodo di odiare gli uomini, è da questo stress che le deriva la lucidità su di loro”. Infatti Solanas non aderì mai ad alcun gruppo, ma segnò un punto di svolta nella storia del femminismo affermando la legittimità di odiare il proprio oppressore (Arcara).

Giustamente le curatrici di questa nuova edizione mettono in luce come l’arte e la cultura siano tra gli obiettivi polemici della sua scrittura. «Un ‘artista maschio’ – scrive Solanas – è una contraddizione in termini», proprio perché intrappolato nelle menzogne che gli impediscono di creare qualcosa di autentico. Stefania Arcara accosta la riflessione di Lonzi sul suo ritiro dal mondo della critica d’arte, che condanna le donne al ruolo alienante di spettatrici dell’impresa maschile, con l’affermazione di Solanas per la quale in una società compiutamente post-patriarcale “l’unica arte, l’unica cultura sarà l’esistenza di femmine insolenti, stravaganti, scatenate”. E Deborah Ardilli, l’altra curatrice del volume, sottolineando la denuncia di SCUM della Grande Arte e della Cultura come paraventi per dissimulare l’incapacità del dominante di aprire autentici canali di comunicazione, ricorda Lonzi quando dichiara aperto il boicottaggio dei momenti celebrativi della manifestazione creativa maschile.

Il femminismo lesbico e radicale degli anni Settanta ha permesso così di leggere politicamente la dissidenza di Solanas, ma la questione del rapporto tra l’autrice del Manifesto SCUM e il femminismo americano e internazionale è piuttosto complessa, come spiega Deborah Ardilli nel suo saggio che ricostruisce le vicende alterne della ricezione dello scritto, indicando anche l’attualità di una lettura politica di Solanas.

Il testo di Solanas segnala sin dal titolo, Manifesto –  a cui accosta il sostantivo imprevisto “scum”, cioè feccia, scarto, pattume, ciò che è reietto –  la sua inequivocabile intenzione politica, rimandando a una tradizione di scrittura prodotta quasi sempre negli ambienti omosociali maschili delle avanguardie – come il Manifesto del Futurismo o il   Manifesto del Surrealismo.  In SCUM le questioni sono affrontate in chiave distopica attraverso una scrittura d’avanguardia, intrecciata  con aspetti fantascientifici e  teorici, in chiave umoristica.

Come mette in risalto Ardilli, nella stretta connessione  fra vita e opere, l’autrice  ha subìto abusi sessuali in famiglia, ha partorito da adolescente due figli dati in adozione, ha visto sfumare la speranza di un riconoscimento nella ricerca scientifica, ha conosciuto l’indigenza estrema, le vessazioni lesbofobe, il rifiuto persino da parte dei circoli dell’underground newyorkese. Perciò nelle parole di Solanas emerge la rabbia  per i disconoscimenti patiti  anche sul versante artistico: Warhol usava complimentarsi con lei per le doti di dattilografa… senza valutare il suo uso della letteratura come pratica femminista radicale.

Tra il ’65 e il ’68, quando compone i suoi testi  si trova al Greenwich Village di New York, non ha un soldo, viene continuamente sfrattata per morosità, si accampa sul tetto del Chelsea, portandosi dietro la sua inseparabile macchina da scrivere, come rievoca una scena del film di Mary Harron, Ho sparato a Andy Warhol (1996). Vive di elemosina per strada, sfrutta le sue doti umoristiche per “vendere conversazione” ai passanti, si prostituisce per comprarsi il cibo e per poter scrivere. Non a  caso il Prontuario per fanciulle  narra la tipica giornata di una ragazza che, sola e priva di mezzi in un mondo egemonizzato da uomini, vive di accattonaggio e prostituzione, dando il suo contributo “alla causa socialista” mantenendosi “al di fuori del mercato occupazionale”. E gli editori, per attirare i lettori, misero il sottotitolo:  “Come una signorina giovane e carina riesca a sopravvivere in città: il modo più facile per stare comoda è distesa sulla schiena”.

Attraverso questa prospettiva dal basso, il basso dell’abiezione, Solanas arriva ad immaginare una collettività di soggetti sociali, le donne-scum, le quali –  riconosciuta la propria oppressione sulla base del genere, a differenza di quanto non facciano le donne-zerbino – si muoveranno, insieme agli ausiliari della rivoluzione SCUM,  per distruggere e sabotare l’attuale sistema e costruire una nuova e giusta società.

Credo, con le curatrici, che i suoi scritti – “espressione di una rabbia mirata a innescare un movimento di trasformazione non controllabile, né assimilabile dal sistema egemonico”- possano trovare risonanza in un presente ancora segnato dalla violenza maschile e in cui sessualità, riproduzione e lavoro sono più che mai al centro dei femminismi: così possono favorire quel necessario stato mentale rivoluzionario che sappia vedere come il sistema patriarcale  – con le politiche liberiste – sia abile nell’ accomodare la rivendicazione di certi diritti formali e cooptare discorsi femministi e lgbqt, ma in realtà esponga la grande maggioranza delle donne e delle altre minoranze di genere a varie forme, differenziate, di penalizzazione, oppressione e violenza.

 

 

Valerie Solanas, Trilogia SCUM. Tutti gli scritti,  a cura di Stefania Arcara e Deborah Ardilli , Vanda. ePublishing / Morellini editore, 2018, pp.  205, ill.,  euro 15,90

Giovanna Zapperi, Carla Lonzi. Un’arte della vita, Derive Approdi 2017.

Carla Lonzi, Mito della proposta culturale, in: AA.VV. La presenza dell’uomo nel femminismo, Scritti di rivolta femminile 1978.

 

 

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Clotilde Barbarulli

Clotilde Barbarulli collabora attivamente con associazioni quali il Giardino dei Ciliegi di Firenze, la Libera Università Ipazia, la Società Italiana delle Letterate. Si occupa di autrici contemporanee fra lingue e culture e di scrittrici '800/900. Tra le sue pubblicazioni: con L. Brandi, I colori del silenzio. Strategie narrative e linguistiche in Maria Messina (1996); con M. Farnetti, Tra amiche. Epistolari femminili tra Otto e Novecento (2005); con L. Borghi Visioni in/sostenibili. Genere e intercultura (2003), Forme della diversità. Genere, precarietà e intercultura (2006), Il Sorriso dello Stregatto (2010)."Scrittrici migranti: la lingua, il caos, una stella" (ETS 2010),

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