Alchimia in versi

Antonella Bontae, 6 marzo 2018

Il sottotitolo della raccolta poetica composta in verso libero da Lucia Guidorizzi chiarisce che si tratta di un Taccuino Alchemico. E’ un percorso suddiviso in sei sezioni, di cui quattro riguardanti un processo di trasformazione interiore, preceduto da un’esplorazione della luce e dell’acqua, che si conclude con un pellegrinaggio.
In una lunga e dettagliata prefazione, il critico letterario Plinio Perilli ci introduce alla “tachicardica conoscenza del trascendente” della poeta, alla sua autoconoscenza e alla sua evoluzione personale.
Per raggiungere una sua individuazione Lucia fa riferimento ai simboli degli alchimisti, che già lo psicoanalista Jung aveva equiparato ai principali archetipi dell’inconscio collettivo.
Il titolo richiama una pietra esile quale “simbolo dello sviluppo psichico umano” e nello sguardo visionario l’autrice usa particolari metafore.
Nella prima sezione Variazioni di luce Dialogo d’acque gli elementi naturali servono ad evocare stati d’animo, in cui le anamnesi, gli incubi e i fantasmi possono, però, essere dissipati dal corso del vento.
Nel successivo Nigredo, il passo iniziale dell’itinerario alchemico, quello della putrefazione e della decomposizione, si manifesta il “Tremendum” ed è caratterizzato dalle lacrime, dall’angoscia e dal dolore, con la solitudine che si espande.
Si evidenzia l’allitterazione di “trasformo/trasmuto/trasfondo” in La partenogenesi della blatta e Lucia che si descrive “schiava di anomie” con un’identità “di pietra”, ricordando versi di Salva con nome della contemporanea Antonella Anedda, entrambe consapevoli che neanche il nome offra sicurezza perpetua.
La seconda tappa Viriditas, di rilevanza straordinaria per la mistica Ildegarda di Bingen, è associata alla forza vitale, alla salute, alla bellezza, ma è necessaria “humilitas” per approdare alla Parola di una forza nuova.
Col passaggio ad Albedo, quello della purificazione e della distillazione – si noti l’anafora di “bianco” in Sfacciato candore – porta con sé il mantra del “lasciar andare”: è la poesia che sgorga, come recita il siriano Adonis nel proemio, in modo che perfino il Tempo si riduce al ruolo di un “attore decaduto”.
Giunti alla fase conclusiva, il Rubedo, o della sublimazione, preceduta dai versi dei Canti orfici di Dino Campana, il fuoco si trasforma in un “Amore così esposto” che arde incessantemente e che conduce alla Sapienza.
Si potrebbe definire la scrittrice una peregrina sia nella realtà sia nella spiritualità, poiché si sente chiamata dal cammino verso Santiago de Compostela, viaggio che la arricchisce di vocaboli spagnoli e che la eleva “sola e felice” ad “un nulla che contiene universi”.
Una poeta, quindi, che da ogni esperienza lascia germinare una visione immaginifica del suo occhio interiore, come suggerisce l’immagine in copertina La leggerezza della pietra dell’artista siciliana Pinina Podestà, e lascia chi legge “sin aliento”, secondo le parole dello scrittore sciamanico Castaneda.
“Il cuore è cavo / Il cuore è un vaso / sempre vuoto / Che esige di essere colmo” (Anomie) canta Lucia con energia ritmica, sottolineando che tutte e tutti noi siamo in tragitto e che la sua via labirintica è piena di speranza.

Lucia Guidorizzi, Pietra esile, Supernova, 2017, 12 euro.

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