Quale vecchiaia?

Pina Mandolfo, 20 febbraio 2018

 

Da qualche anno il mio risveglio – e non sarò la sola – non è più quel dinamico, veloce, propositivo e ottimistico mettersi in attività, ma una compiaciuta lentezza velata di malinconia per il calcolo degli anni che mi stanno davanti e che è superato, in modo significativo, da quelli irrimediabilmente trascorsi. Immaginare la propria vecchiaia non può essere sottratto alla coscienza. E non si può farsi sorprendere impreparate. In una società che commercia sull’eterna giovinezza non saranno le chirurgie estetiche, di un presente sempre più ostile al passaggio d’età, a consolarci creando dei mostri. Ma poiché da sempre nella mia vita non è mai mancato un libro a consolarmi, inaspettato e benvenuto ecco Ritratti di donne da vecchie di Luisa Ricaldone.

La seduzione di una copertina eccentrica fa presagire bene. Il libro è un’ampia galleria di scrittrici e personagge letterarie, uno sguardo generoso e a volte audace, un decalogo di modi di essere nell’età avanzata, in cui molte possono trovare collocamento in una nuova e più autorevole concezione della vecchia.

Si tratta di donne, autrici che ragionano e scrivono della vecchiaia per le donne, perché sono le donne, oggetto di uno sguardo di impronta patriarcale, malevolo e giudicante, da sempre le vittime ideali. Tuttavia noi ragazze del ’68, tra le altre, non abbiamo trascurato la riflessione sulla lunga vita. Cosi non ci troviamo impreparate. Ma più ancora preparata, in modo sorprendente, ci si è manifestata Luisa Ricaldone con questo sapiente e prezioso libretto. 135 pagine per una disamina puntuale e ricca su tutto, o quasi tutto, scritto sulla vecchiaia. E la quantità ci sorprende e anche la capacità di così vasta conoscenza dell’autrice. Quanto previgente e saggia è stata la nostra autrice!

Prima ancora di guardarsi allo specchio e notare i segni del tempo lei ha chiamato a raccolta quelli che io chiamo i libri che ci consolano. Con il passare degli anni lei ha messo insieme il suo tesoretto. Aperto il prezioso scrigno, una letteratura sulla vecchiaia che mai avremmo immaginato, Ricaldone ne fa una disamina puntuale: “un piccolo repertorio di storie di donne per le quali la vecchiaia ha costituito anni di recupero di parti di sé forzatamente rimosse”. Anche prendendone uno a caso, di questi così tanti libri che Ricaldone ci propone, vi troveremo sempre una sorpresa, il grande dono di un nuovo pensiero.

Pagina dopo pagina, l’autrice, attraverso la scrittura – autobiografia, saggio storico o romanzo – mette ordine tra luoghi comuni, inediti punti di vista, differenti esperienze di vita. E a questo punto mi sento persa: cosa e chi citare nell’ampio “territorio” esplorato dall’autrice? Con un impianto utile alla lettura – quattro parti principali e numerose piccole sezioni – Ricaldone ci conduce nei territori della tarda età di donne la cui vicenda non manca di restituirci tappe e ragionamenti della nostra vita. Così che leggere è come svelarci a noi stesse. Così come fa, per esempio, Rossana Rossanda, citata nella sezione del testo che titola “Seduzioni autobiografiche”, e come lei molte altre che hanno avuto parte alla vita pubblica, che difficilmente “resistono alla tentazione di scrivere la propria vita”. E come non sentirci parte del discorso essendo state noi così prossime a quelle esperienze?

Noi donne, che con tanta foga abbiamo accelerato le nostre vite, giunte al tempo della resa, al momento in cui procedere a ritroso ci imbattiamo nell’ Autobiografia di una femminista distratta di Laura Lepetit. A lei, oltre che per il grande patrimonio editoriale de La tartaruga con cui ci ha arricchite, dobbiamo gratitudine per averci riportate, con ironia e leggerezza del vivere, “agli incontri, le letture, le relazioni, un pezzo cruciale della storia del femminismo del nostro paese”.

Dall’autobiografia alla narrativa, con “L’altra che cambia la vita”, Ricaldone ci conduce nel campo a noi tanto caro del prendersi cura tra donne, pratica a cui il femminismo ci ha iniziate. Doris Lessing con l’impareggiabile Il diario di Jane Somers (1983) ci narra la vicenda di Jane e Maudie “una storia di amicizia… in cui Jane, giornalista affermata … che mai si era spinta alla cura di un essere umano, si affeziona a Maudie, una specie di relitto umano” ed entrambe scoprono “la capacità di voler bene a qualcuno”.

Già ultraottantenne, Elena Gianini Belotti, nostra grande maestra, torna a “istruirci” riproponendo lo stare tra donne, ma questa volta in età avanzata. In Onda lunga (2013) un gruppo di donne godono del buon cibo e dalla reciproca attenzione parlando dei loro acciacchi, le cure, la morte, ma anche della vita di ogni giorno.

Non potevano mancare, nel grande repertorio del volumetto, le storie di nonne, “figure inquietanti e repellenti” come La nonna di Elsa Morante (1937) o amorevoli e confuse per il difficile ruolo a cui devono adattarsi. Sono così le nonne di due romanzi di Lalla Romano L’ospite (1973) e Inseparabile (1981): una è “tesa e combattuta tra ansia e piacere”, quello di sentire una nuova fisicità e gioire cantando vecchie canzoni.

Ed è proseguendo tra libri noti e amati e molti a me sconosciuti e qui scoperti, che giungiamo, tra tante riflessioni, vecchiaie gioiose o malinconiche, tra “disfunzioni del corpo e modi per contrastarli”, a incontrare donne non necessariamente giovanili, ma vitali e mai succubi di finte giovinezze tra chirurgie estetiche e accanimenti suo loro corpi e sui loro volti. “Improvvisamente ho novant’anni” scrive Franca Valeri in Bugiarda no, ma reticente (2016). Con il solito umore e ironia elenca quello che ci viene a mancare in vecchiaia come “il sesso, la villeggiatura e i locali notturni” a fronte di una mai sopita curiosità verso il mondo e voglia di fare in un tempo della vita che “può ancora dare molto”.

Infine, verso la fine del libro, come una metafora di un possibile evolversi nel finale della vita, l’incursione nel mondo misterioso dell’Alzheimer. Se esso per molti aspetti è ancora un mistero in campo scientifico, è invece oggetto di molta letteratura e soprattutto di molta cinematografia. Tra i film citati da Ricaldone ricordo qui la straordinaria interpretazione di Julianne Moor in Still Alice del 2014. In quest’ultimo capitolo siamo condotte in una letteratura ricca al di là di ogni nostra conoscenza. Di Alzheimer scrive Alice Munro in La pace di Utrecht (1994), e ne scrivono, quasi sempre, figlie diventate madri delle proprie madri, nel desiderio di custodirne la memoria e incapaci di assistere all’orrore del loro decadimento: Saveria Chemotti in La passione di una figlia ingrata, Giulia Salvatori dopo la morte delle madre famosa, Annie Girardot, la mémoire de ma mère.

Ci sarebbe ancora molto altro da riportare ma rimandiamo alla lettura del libro con un avvertimento. Dopo quanto detto è necessario mettere in guardia dal ritenere questo prezioso “trattato” come una “guida” per lettrici in età. Esso è un vademecum prezioso sulla grandezza del vivere, al di là dell’età anagrafica. Forse un modello utopico ma di sicuro una pedagogia della libertà femminile che una equivoca emancipazione e la controffensiva subdola del patriarcato tentano di sovvertire.

Luisa Ricaldone, Ritratti di donne da vecchie, Iacobelli 2017

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Pina Mandolfo

Nata a Belpasso, alle falde dell'Etna, Pina Mandolfo è laureata in Lingue e Letterature Straniere, e lavora in Sicilia, dove si è fermata a vivere con amore per la sua terra, prima a Catania e poi, dal 2000, tra Palermo e la campagna siracusana, luogo dell'adolescenza e della memoria. Ha collaborato con le riviste Lapis e Noi donne e con il quotidiano La Sicilia. Dal 1978 al 1982 ha organizzato, a Catania, numerosi cineforum di film in lingua originale. Con i contributi della Regione siciliana e del Comune di Catania, ha curato i cataloghi e l'organizzazione di numerose rassegne cinematografiche. Nel 1996 è stata tra le socie fondatrici della Società Italiana delle Letterate e ha fatto parte dei primi due Consigli Direttivi. Nel 2004, in collaborazione con l'Università di Palermo, ha organizzato un memorabile incontro con Le madres di Plaza de Majo. E'autrice del romanzo Desiderio (La Tartaruga Baldini&Castoldi, Milano, 1995), edito in Germania e Svizzera (Das Begehren, Piper, Monaco, 1996); e dei saggi Il sud delle donne, le donne del sud (in Cartografie dell'Immaginario, Sossella, Roma, 2000), La felicità delle narrazioni (in Lingua bene comune, Città aperta, 2006); dei racconti: Una necessità chiamata famiglia (Leggendaria, maggio 2001), Racconto di fine anno (in Principesse azzurre, Mondadori, 2004). Con Maria Grazia Lo Cicero ha firmato la sceneggiatura e la regia dei cortometraggi: Carpe Diem (Finanziato dalla Provincia regionale di Palermo, 2005), Silenzi e Bugie (finanziato con i Fondi Strutturali della Comunità europea, 2006), vincitore del Sottodiciotto Film Festival di Torino e della targa CIAS e del mediometraggio Correva l'anno (2008). E' autrice del soggetto di Viola di mare (nelle sale ad ottobre 2009) e co-sceneggiatrice dello stesso film insieme a Mario Cristiani, Donatella Diamanti e Donatella Maiorca.

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3 Comments
  1. Luisa Ricaldone

    Pina Mandolfo,grazie della tua recensione, che non è solo bella, è una guida preziosa al mio librino, una lettura, la tua, che entra negli itinerari che propongo, riproponendoli a tua voglia e invogliando alla lettura. Un controcanto che anche emoziona. Luisa Ricaldone

  2. Silvia Neonato

    certo che no, non è facile per nessuno. Ma forse gli uomini hanno la possibilità di diventare vecchi autorevoli e rispettati. Per le donne è più difficile: le vecchie per secoli sono state descritte solo con orrore. Ovidio ha scritto delle pagine così oscene e violente che troverei imbarazzante leggerle in pubblico (Silvia Neonato)

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