In mostra a Trieste l’arte delle donne

Gabriella Musetti, 17 gennaio 2018

 

Negli spazi del Magazzino 26 di Porto Vecchio a Trieste si è aperta il 25 novembre 2017 (fino al 21 gennaio 2018 – apertura: venerdì, sabato, domenica) la I Biennale Internazionale Donna: una mostra d’arte e di artigianato artistico che vede numerosissime presenze italiane e internazionali, in una esposizione di opere, progetti, percorsi d’arte che spaziano in campi diversi: dal manufatto al quadro, alla installazione, al video, al libro, alla performance, alla dimensione elettronica e robotica, attraversando la fotografia, la scienza, la letteratura, la raccolta di materiali diversi, il disegno, la pittura, la tessitura, l’elaborazione di scarti da riciclo, la composizione musicale, la dimensione concettuale, le arti applicate. E’ un vero percorso a molte dimensioni quello che si attraversa negli spazi grandiosi del Magazzino, un tempo adibito ai servizi mercantili delle navi del porto di Trieste: spazi enormi che parlano ancora delle precedenti destinazioni d’uso, da qualche tempo ristrutturati per altri progetti e per una apertura alla città, dismesse parzialmente le aree demaniali. Ora il Magazzino 26 è rinnovato dalla presenza di artiste italiane, croate, slovene, lussemburghesi, lituane, austriache, tedesche, per un totale di 108 artiste selezionate (su 170 opere inviate), più 21 invitate.

Da una idea di Alda Radetti e con la organizzazione di Barbara Fornasir, Antonella Caroli, Gabriella Taddeo, Ornella Urpis, Seherzada Ahmetovic, si è aperta questa innovativa mostra d’arte che si avvale di numerose e prestigiose collaborazioni di architette che operano sul piano internazionale e nel settore dei Beni Culturali, critiche d’arte, curatrici di mostre ed eventi culturali, studiose, ricercatrici, docenti, traduttrici, ad esempio Maria Campitelli, Vittoria Alliata di Valguarnera, le stesse Barbara Fornasir e Antonella Caroli, poi Vanja Strukelj, Marja Tonkovic, Svetlana Klincic, Neva Gasparo, e molte altre e altri. Allestita nel tempo record di due mesi, dopo essere stata pensata a lungo da Alda Radetti dopo una sua visita a una mostra internazionale d’arte femminile ad Amsterdam nel 1978, in seguito proposta in diverse occasioni alle istituzioni pubbliche di Trieste, ha trovato finalmente una attuazione per merito dell’Assessorato alla Cultura del Comune che ha concesso gli spazi.

La manifestazione è articolata in tre sezioni: artigianato con arti applicate (moda, abbigliamento, decorazioni, tappezzerie, libri, gioielli, ceramiche), arte nell’accezione più classica del termine (pittura, scultura, fotografia, installazioni, video, performance), imprenditoria femminile.
C’è un Caffè d’Arte in cui sono organizzati molti incontri con artiste, momenti di poesia, musica, letteratura, danza, conferenze, spazio di presentazioni diverse, e un Auditorium per gli incontri di maggiore respiro.
Una prima considerazione da fare su questa esposizione riguarda la scommessa fatta e vinta: dare l’avvio a una manifestazione di così ampia portata, selezionando con una giuria di qualità le opere inviate dopo un bando pubblico, allestendo gli spazi nudi di un magazzino enorme con diverse stanze e piani per restare in quella precisa data carica di significato – il 25 novembre – in cui si voleva iniziare, il tutto in poco tempo e con le collaborazioni da trovare e mettere in campo, è stata una impresa di grande valore creativo e anche relazionale, di cui va dato atto alle organizzatrici. Si può dire che si è messa in moto una grandissima rete di relazioni e scambi tra donne che ha portato all’evento, partendo da situazioni iniziali nulle o quasi, un fervore creativo che ha trasmesso a tante il desiderio di fare, di collaborare, nonostante i tempi stretti e le difficoltà continue.

A questa considerazione non a caso si è accompagnato lo scarso interesse mostrato inizialmente dai media, anche locali, come se fosse stata una operazione di poco valore, perché creata e gestita in esclusivo campo femminile. Anche le istituzioni pubbliche, benché benemerite nell’aver concesso lo spazio, hanno per un certo periodo di tempo osservato gli eventi con un atteggiamento piuttosto guardingo, senza offrire quelle agevolazioni opportune alla diffusione rapida delle informazioni e alla partecipazione più ampia dei visitatori, agevolazioni che in corso d’opera sono finalmente arrivate.

Da una iniziale partenza che ha lasciato qualche timore nelle organizzatrici, si è passati, nelle festività natalizie, a un vero successo di presenze, basato soprattutto sul passaparola, e a una rinnovata e finalmente dinamica attenzione dei media, locali e internazionali, che hanno moltiplicato i reportage, i servizi video e giornalistici dalla mostra. Qui è importante segnalare che tutto il gruppo delle responsabili e delle artiste presenti non si sono lasciate scoraggiare dai problemi iniziali ma hanno con tenacia continuato un lavoro di costruzione ed elaborazione di tematiche e percorsi specifici all’interno della mostra, appuntamenti capaci di attrarre visitatori, interlocutori e interlocutrici sempre più consapevoli della innovazione che questa mostra poneva in atto con la presenza di tante autrici contemporanee di aree geografiche e culturali europee, in particolare dell’Europa centro-orientale.

Altra importante considerazione riguarda il valore specifico di una manifestazione come questa, che punta a diventare luogo di osservazione privilegiata della creatività delle donne in campo internazionale, per quest’anno limitato al campo europeo, ma già dai prossimi anni esteso a una dimensione extraeuropea. Un luogo di incontro tra artiste e artigiane di diversi Paesi capace di diventare fulcro di un colloquio che favorisce scambi di saperi, approfondimenti interculturali, aperure alla conoscenza di altre dimensioni e forme del “sentire”, nella evidenza di pratiche di relazione trasversali. Dalla fruizione concettuale a quella emotiva questa mostra parla delle donne, non solo alle donne ma a tutti coloro che vogliono ascoltare, che vogliono vedere con occhi aperti la nuova realtà che si manifesta in tante parti del mondo contemporaneo. Donne consapevoli di un proprio spazio vitale da occupare, libere e autonome nella scelta del proprio percorso di vita, secondo le possibilità di ogni essere umano, determinate a tracciare una propria strada di consapevolezza e felicità, non in obbedienza a leggi arbitrariamente poste da altri.

Ci si potrebbe chiedere, e qualcuna si è chiesta: ma è ancora utile, oggi, la scelta di organizzare un evento di tanta portata focalizzato sulla produzione artistica femminile? Non ci sono i musei, le mostre d’arte, i luoghi misti dove esporre, dove proporre i propri lavori in colloquio con gli altri artisti? La domanda non è vana. Ma la risposta l’hanno data le numerosissime richieste di partecipazione, ben oltre le opere esposte, tenendo conto dei costi da sostenere, e soprattutto l’impatto straordinario che offre la vista di tante opere di donne, tutte insieme nei diversi spazi della mostra, a raccontare una contemporaneità in cui ancora c’è bisogno di mostrare pienamente la forza e la creatività delle donne. Un impatto notevole che dà evidenza di una capacità di riflessione ed elaborazione artistica che legge il presente nelle sue contraddizioni e ambiguità: dal tema della violenza sulle donne, al corpo rivisitato nelle differenti stagioni della vita e con diversi approcci e sguardi, dal rapporto con la scienza e il futuro tecnologico alla rilettura del passato e del mito, alla dimensione privata dell’esistere, al carattere pubblico e politico dell’opera d’arte, alla attenzione al paesaggio e all’ecologia, alle relazioni umane, alla ricerca e sperimentazione. Mettere insieme queste energie e produzioni favorisce confronti tra le diverse esperienze, diventa uno stimolo all’approfondimento e una acquisizione della ricchezza delle proposte e dei pensieri che le sottendono. Fa un gran bene circolare liberamente negli spazi aperti del Magazzino 26, ripercorrere idealmente i progetti che sono mostrati, fare connessioni ed esercitare uno sguardo critico. Credo che una manifestazione così ricca e varia, dove si è attratti da alcune opere di impatto eccezionale, sia utile anche da un punto di vista didattico e pedagogico per gli /le studenti, e non a caso il venerdì mattina è destinato soprattutto alle visite scolastiche.

 

BIENNALE INTERNAZIONALE DONNA – MAGAZZINO 26 PORTO VECCHIO TRIESTE

25/ 11/ 2017 – 21 /01 / 2018.

Aperure: venerdì h. 10-13; sabato h. 12-19; domenica e festivi h. 12-19. Biglietto: 3 euro.

www.facebook.com/BIENNALEDONNA2017

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Gabriella Musetti

Nata a Genova, vive a Trieste. Organizza “Residenze Estive” Incontri residenziali di poesia e letteratura. Dirige “Almanacco del Ramo d’Oro, Nuova serie”, semestrale di poesia e cultura. E’ socia della Società Italiana delle Letterate. Ha fondato, insieme ad altre, la casa editrice Vita Activa: www.vitaactivaeditoria.it. Ha curato numerose pubblicazioni saggistiche tra cui: Sconfinamenti. Confini passaggi soglie nella scrittura delle donne (2008); Guida sentimentale di Trieste (2014), Dice Alice (2015), Oltre le parole. Scrittrici triestine del primo Novecento (2016). In poesia ha pubblicato: Mie care (2002), Obliquo resta il tempo (2005); A chi di dovere (2007), Premio Senigallia; Beli Andjeo (2009), Le sorelle (2013), La manutenzione dei sentimenti (2015).
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