Sesso solo per amore

Silvia Neonato, 11 dicembre 2017

 

Centomila copie vendute in Italia. Altrettante in Germania e in Francia, dove è stato girato anche un film con Marion Cotillard. Milena Agus con Mal di pietre, tradotto persino in coreano, giapponese e catalano, fece un miracolo per l’editoria italiana. C’era Genova in quel libro e c’è di nuovo, dieci anni dopo, in Terre promesse, il settimo libro della scrittrice sarda. Agus ha sempre scritto, fin da bambina, ma dopo il successo di Mal di pietre ha continuato il suo amato lavoro di insegnate di italiano e storia in un istituto tecnico di Cagliari. Continuando anche a pubblicare i suoi romanzi brevi, delicati, senza fronzoli, affollati di uomini e donne alla ricerca della felicità, sospesi in un tempo quasi fiabesco dove si sorride spesso e le passioni non mancano mai.

«Lessi nel 2003 che era nata nottetempo, una nuova casa editrice e comprai un libro. Mi piacquero la copertina morbida e i caratteri grandi del testo. Inviai il mio manoscritto, senza dirlo a nessuno. Circa otto mesi dopo mi chiamò Ginevra Bompiani, una delle due fondatrici, per annunciarmi che mi avrebbe pubblicato. Io credevo fosse uno scherzo, invece uscì Mentre dorme il pescecane». E piacque. Era la storia di una famiglia sarda e i suoi personaggi dolenti e lievi sono già simili ai successivi, amati dai lettori di mezzo mondo: cercano un posto nel creato e non sono mai completamente buoni o cattivi. Coprotagonista non da cartolina la Sardegna, l’odore del mare e il vento, i palazzi di Cagliari, i sentieri tra il mirto. In Terre promesse compare, come già accennato, anche Genova: “Bellissima. Ventosa, alta, lunga, sottile, disegnata con una matita numero uno”.

Lei è nata a Genova.

«Sì, mio padre, sardo, si trasferì qui per entrare in Marina e, come il protagonista di Terre promesse, ha poi fatto la guerra e il Lager. L’idea della bellezza me la sono creata a Genova. Sono cresciuta a Sturla, “Sturla che nel cuore mi urla”, come dice Giorgio Caproni, che amo moltissimo. E della città amo le luci improvvise alla fine di una creuza, il mare, il porto, quelle ville magnifiche con le palme che ho visto solo a Genova. In una villa così è cresciuta la madre del Reduce, un personaggio chiave di Mal di pietre, una donna capace di lasciare tutto per seguire il camallo che ama».

Terre promesse è autobiografico?

«No, Raffaele, il protagonista, emigra per fare l’operaio all’Ansaldo e vive con la moglie nei vicoli del centro storico, per poi emigrare di nuovo a Milano e tornare infine in Sardegna per evitare che la moglie Ester si ammali di nostalgia. Anche mio padre uscì dalla Marina militare e vinse un concorso a Milano, dove andammo ad abitare. Ma mia madre era felice a Genova, a differenza di Ester, ed era agiata. Resta il fatto che lo scheletro della storia è reale: non si scrive di ciò che non si conosce. Io amo molto ridere, ma non sono spiritosa. Per questo metto le battute dei miei amici nei miei libri».

Quindi lei copia le battute?

«Giro sempre con un quaderno, appena sento una parola che mi piace o una frase che mi fa ridere, la annoto e poi la uso nelle mie storie».

Felicita, la figlia di Raffaele e Ester, è molto passionale. Assomiglia ad altre sue protagoniste, come la ragazza senza nome che amoreggia con l’uomo sposato e sadomaso di Mentre dorme il pescecane. Quanto conta la passione nella sua vita?

«Conta, ma le mie eroine finiscono per innamorarsi sempre. Se il sesso si fa senza amore, mi pare un po’ triste; a meno che non sia per tenersi compagnia: la compagnia tra due umani è una magnifica cosa e il sesso può prestarsi bene».

La ricerca della felicità dei suoi personaggi resta sospesa nei suoi finali aperti, talvolta sorprendenti. E mai disperati.

«Felicita ci insegna che l’unica felicità possibile è quella del suo nome, che è senza accento. Lei è saggia, promette a se stessa di non desiderare mai quello che non ha. E quindi è in un certo senso felice».

Lei sembra dire con grande gentilezza: sono qui, ma se mi fate scappare via sarei più contenta. È timida?

«Non lo sono, ma vorrei starmene a casa a scrivere. Mi dispiace che si noti così tanto. In effetti mi piacerebbe essere invisibile come un fantasma. Però un fantasma che mangia, ascolta musica e fa l’amore. Capisco però ovviamente che mandarmi in giro è una scelta obbligatoria della casa editrice che vuole vendere i suoi prodotti. E quindi faccio volentieri il mio dovere».

 

PASSAPAROLA: Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedinFacebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedin GRAZIE ♥
The following two tabs change content below.

Silvia Neonato

Silvia Neonato, giornalista, genovese, vive a Genova. Organizzatrice di eventi culturali, è socia della SIL, di cui è stata presidente nel biennio 2012-2013. Ha debuttato su il manifesto, ha diretto il magazine Blue Liguria ed è nella redazione di Leggendaria. Ha lavorato a Roma per molti anni, nella redazione del giornale dell’Udi Noi donne, a Rai2 (nella trasmissione tv Si dice donna) e Radio3 (a Ora D), per poi tornare a Genova, al Secolo XIX, dove ha anche diretto le pagine della cultura. Fa parte del direttivo di Giulia, rete di giornaliste italiane. Ha partecipato con suoi scritti a diversi libri collettanei.

Ultimi post di Silvia Neonato (vedi tutti)

Categorie
0 Comments
0 Pings & Trackbacks

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.