Meri ape regina

Laura Marzi, 5 ottobre 2017

Chi ha bisogno di te è il nuovo romanzo di Elisabetta Bucciarelli, edito da Skira. Non solo il titolo è estremamente significativo per una storia che racconta di come “hanno cura di noi solo le persone che dipendono da noi”, ma anche la copertina concentra in sé informazioni cruciali sul racconto: raffigurate ci sono un’ape e una corona.

Prima associazione: ape regina. Meri, a causa di un incidente di cui è rimasta vittima quando aveva sette anni, e per averlo ereditato dalla zia Vale, ha un udito speciale, talmente raffinato da saper riconoscere il “bombire” delle api operaie, da quello delle api regine. La corona, invece, rimanda ad un episodio del romanzo e soprattutto a uno dei suoi protagonisti: il gruppo musicale dei Queen, le cui canzoni compaiono ad ogni capitolo, colonna sonora di una relazione, quella tra Meri, la voce narrante, e sua madre, nonché tra la ragazza protagonista e il personaggio misterioso che le lascia bigliettini d’amore nel cestino della bici, nella tasca del giubbotto e nei libri, a scuola.

L’ape che campeggia al centro, tralasciando la corona, rimanda ad un romanzo di donne, incentrato sull’importanza vitale della relazione: quella tra Meri e sua madre, che si costruisce su un dialogo aperto e amicale, almeno in apparenza, di certo su un sentimento d’amore, come ci immaginiamo dovrebbe essere quello parentale, costruito ogni giorno su quel bilico complesso tra la cura e la spinta alla libertà. Ciò che si può notare è che questo tipo di sentimento, che potremmo definire tradizionale, semmai sia possibile usare questo aggettivo per un atto del sentire, è agito da una madre che qualche anno fa avremmo definito New Age.

Le madri New Age, però, erano quelle che, pur restando fedeli alle regole della famiglia patriarcale, trovavano nell’interesse per i cristalli e gli angioletti celti un’espressione della loro sensibilità e perché no, della loro stravaganza. La madre di Meri, invece, non si è mai sposata, ha un passato di relazioni plurime e ha anche l’abitudine di seminare una pianta o un albero ogni qualvolta si lascia con qualcuno. “È anoressica”, reagisce alle difficoltà della vita come chi ha avuto in modo più o meno acuto questo disturbo, smettendo di mangiare. Le vere madri New Age anni ’90 andavano da Figurella, sì, ma senza rinunciare alla pasta asciutta.

Meri racconta anche della sua amica Sara, compagna di classe, confidente, anima gemella, che condivide con la narratrice l’appartenenza ad una famiglia monoparentale, ma quella di Sara è composta da lei e dal padre e questo, come la giovane personaggia puntualizza, fa la differenza. Diversamente dalla madre di Meri che si occupa di lei o quanto meno bada a se stessa, il padre di Sara dipende dalla figlia, che gli cucina i pasti, lo costringe a fare delle passeggiate, per evitare che il genitore trascorra le sue ore sdraiato sul divano. Come il padre di Sara, anche quello di Meri è inutile, nel senso che non è in grado di aiutare la figlia né appoggiandola emotivamente, né economicamente, con l’aggravante che il genitore della protagonista non è stato in grado di sostenere la ragazza neanche nel momento del grave incidente, dell’incendio in cui la bambina fu drammaticamente coinvolta. Un romanzo di donne, allora, dove gli uomini, come si poteva prevedere, sono proprio come i fuchi, servono a ben poco.

Il concetto di utile, però, nel romanzo di Bucciarelli, è costantemente rimesso in discussione. Perciò i personaggi maschili sono descritti con affetto e comprensione, portatori di un pensiero debole, si direbbe, che fa crollare tutta la simbologia del padre super Io e del padre Saturno. Tanto che l’ultima battuta del babbo di Meri nel romanzo recita così: “non importa mai di chi sia la colpa, Meri, ricordatelo”.

Soprattutto però ad essere inutile e dannoso nel romanzo è il sentimento erotico, un investimento a perdere che solo i giovani possono permettersi: “succede così quando chi ami ti abbandona? Lo preferiresti cadavere? Bella cosa l’amore” dice Meri verso la fine di una storia che è nata proprio dalla sua voglia di innamorarsi.

Niente paura, però, si sa che le api amano i fiori, non i fuchi…

 

Elisabetta Bucciarelli, Chi ha bisogno di te, Skira Editore 2017

il trailer del libro

 

 

 

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Laura Marzi

Nel mese di Gennaio 2012 vinco una borsa di ricerca del Fondo Sociale Europeo. A novembre 2015 concludo il dottorato in Studi di Genere e Letterature Comparate, presso l’Université Paris 8 Vincennes – Saint Denis. La mia ricerca, svolta sotto la direzione delle professoresse Patricia Paperman e Nadia Setti, entrambe appartenenti al Centre d’études féminines et de genre dell’Università di Paris 8 e all’UMR LEGS, tratta della rappresentazione letteraria del lavoro e dell’etica del care. Nel corso del dottorato ho partecipato come relatrice a numerosi convegni e seminari in Europa. Ho contribuito ad organizzare una giornata di studi Care et intersectionalité all’Université Paris 8 il 7 novembre 2015. Contestualmente ho collaborato all’organizzazione del convegno internazionale della Società Italiana delle Letterate : Conflitti e Rivoluzioni, scritture della complessità tenutosi a Firenze nel mese di novembre 2015. Attualmente alcuni miei contributi sono in via di pubblicazione. Ricordo in particolare una ricerca che ho svolto con la coordinazione di Clotilde Barbarulli : La storia delle donne del Giardino dei Ciliegi dal 1988 a oggi che è in via di stampa per la casa editrice Edizioni dell’Assemblea di Firenze.

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